La grotta delle Torri di Slivia 22/39 VG

LA GROTTA DELLE TORRI DI SLIVIA 22/39 VG – (Lat. WGS84 45,76589 – Lon. 13,65449)

Pubblicato sul n. 63 di Progressione anno 2016

Tra proprietà privata e legittime aspirazioni speleologiche

Sulla proprietà delle grotte molti articoli sono stati già pubblicati e non ultimo quello dell’amico e socio CGEB arch. Roberto Barocchi che già nel 2002 aveva disquisito su tale  problema nel numero 46 di PROGRESSIONE.

Potremmo pertanto pensare che l’argomento sia stato già esaurito e forse lo è sotto il profilo del diritto privato in quanto gli articoli del codice civile e le leggi di tutela dei beni ambientali danno già un quadro sufficientemente esaustivo e qui verranno ripresi a solo compendio per i nuovi lettori.

Ma allora perché scrivere ancora di proprietà del grotte e in particolare della grotta delle Torri di Slivia; perché questa cavità ha una forma allungata si sviluppa al di sotto di vari terreni,  ha due ingressi (uno artificiale ed uno naturale) che risultano posizionati in particelle catastali facenti capo a proprietà diverse che hanno interessi diversi sullo sfruttamento turistico della cavità in questione. Pertanto prima di addentrarci nella questione tecnica finalizzata a dare alcuni elementi utili per effettuare le visite speleologiche alla cavità senza incorrere negli strali dei proprietari dei terreni soprastanti, che forti del diritto privato, possono legittimamente esibire agli arditi speleologi  il codice del diritto civile ancorché penale, ritengo utile riportare dei brevi passi sulla storia della grotta tratti dal volume voluto da Franco Gherlizza  “La grotta delle Torri di Slivia” scritto a più mani da speleologi dell’epoca ed edito dalla Federazione Speleologica Triestina nell’ormai  lontano  1996.

La storia in breve

La Grotta delle Torri deve essere stata conosciu­ta all’uomo da tempi immemorabili. Il pozzo d’accesso però, facilissimo per le tecniche speleologiche del giorno d’oggi, ma ostacolo insormontabile per i secoli passati, ha fatto sì che le sue gallerie venissero calpestate da uno stivale umano solo verso la fine dell’Ottocento. Di quanto si ha memoria da: “Atti e Memorie” – Società degli Alpinisti Triestini Trieste 1885, 1883-1885, pagg. 118-121 la prima esplorazione avvenne il 6 gennaio 1885 dal C. Doria et altri i quali dopo aver calato uno scandaglio nel pozzo di accesso che si arrestò a 33 m ed aver assicurata solida­mente una scala a corda incominciarono la discesa. Dai rilievi fatti, la grotta, compresa la galleria laterale venne esplorata per 300 m.

La grotta è stata da allora frequentatissima meta degli speleo­logi triestini e non, per la vastità e la suggestiva bellezza dei suoi ambienti, uni­tamente alla relativa facilità d’accesso: per questo motivo la grotta ha subito più di altre una forte pressione antropica, con il conseguente degrado ambientale. Nel 1964 Romano Ambroso, presidente del Gruppo Speleologico Triestino, pren­deva in affitto il terreno che circonda la grotta ed iniziava, pressoché da solo, il difficile processo di adattamento turistico della cavità. Dopo molte peripezie, alla fine del 1966 viene finalmente collegata una fessura sita in una piccola dolina con la Grotta delle Torri e, pertanto,  si potè dichiarare ufficialmente aperto l’ingresso artificiale; nel 1967 presero il via i lavori di si­stemazione dei sentieri e della costruzio­ne della scala metallica.

La grotta subì poi un lungo periodo di abbandono e devastazione e solo nel 1978 la Sezione Geo-Speleologica della Società Adriatica di Scienze Natu­rali contattato il proprietario del terreno in cui si apre la grotta, riesce a farsi affidare la gestione della cavità impegnandosi a costruire un manufatto che chiudesse completamente l’ingresso artificiale.

Nel 1989 si profila per la Grotta delle Torri di Slivia un’ulteriore battaglia il tracciato della nuova autostrada che stando al progetto intercetta anche la Grotta delle Torri. Scendono immediatamente in campo il WWF, il CAI, la FST ed altre Associazioni ambientalistiche che riescono a far deviare di quel tanto che basta il tracciato affinchè la grotta sia salva.

Lavori negli anni 80

Nel 1994, epoca in cui la grotta non veniva ancora utilizzata economicamente e turisticamente, è stata scoperta un’ulteriore prosecuzione ed un pozzo profondo 12 m condusse in una sala che con un lieve dislivello introdusse gli esploratori in una galleria, inclinata. Il ramo scoperto fa raggiungere alla cavità uno sviluppo totale di 573 m circa ed una profondità totale di 101 m: a tal riguardo è interessante notare la quota 13 m s.l.m. raggiunta dal fondo, circostanza questa che potrebbe riaccen­dere l’interesse scientifico verso la cavità, relativamente allo studio delle variazioni di livello delle acque di base del Carso Triestino che nell’area sono sicuramente molto vicine.

Fino a qui il testo già pubblicato nel 1996.

La tutela ambientale della grotta

Per ogni cavità di particolare interesse ambientale tutti noi auspichiamo che venga applicato il vincolo di tutela su tale bene ma la strada è di norma sempre in salita e di non facile applicazione per tutta una serie di aspetti normativi che nel nostro Paese non sono sempre di facile applicazione. Nella fattispecie della grotta delle Torri di Slivia, sebbene uno dei proprietari dei terreni soprastanti sia convinto dell’esistenza di tale vincolo, dobbiamo purtroppo affermare che così non è per il male della grotta ma per il bene del proprietario che ha così potuto effettuare tutte le opere necessarie per uno “sfruttamento turistico moderno” senza dover ottenere particolari permessi ambientali come del resto accade per molte grotte turistiche.

Andiamo quindi a  riassumere la breve storia sulla tutela delle grotte nel Friuli Venezia Giulia già pubblicata nell’anno 1993 sul n. 29 di PROGRESSIONE a firma di Fabio Forti:

Nell’ormai lontano 1966 la Regione promulgava la L.R. n°27 – Norme di interpretazione della legge statale 29 giugno 1939, n°1497, per la tutela del patrimonio speleologico della Regione Friuli -Venezia Giulia e veniva così raggiunto un’importante risultato sul riconoscimento dell’esistenza delle grotte e sulle finalità della speleologia. Negli anni che seguirono la promulgazione di questa legge, vennero emesse numerose altre leggi nazionali e regionali sulla tutela dell’ambiente, sorsero cosi i parchi, gli ambiti di tutela, i piani urbanistici regionali. Ma in materia di grotte, queste rientravano in una specie di generica tutela ambientale solamente in quelle zone o in quelle aree ove vi era un preminente interesse botanico-forestale. Le grotte che ricadevano “fuori” di tali particolari ambiti non erano oggetto di alcuna tutela fatto salvo che per l’interesse al vincolo idrogeologico. Una tutela immediata viene invece fatta in base alla legge 1 giugno 1939, n°1089 che però riguarda solo le “cose”  d’interesse artistico, storico, archeologico, etnografico, paleontologico, preistorico e le primitive civiltà che sono considerate beni inalienabili e cosi il riconoscimento di questo tipo di tutela riguarda l’oggetto e non il contenitore. L’allora L.R. n.27 recepiva inoltre l’art. 1 della citata legge n°1497 in cui recita: ” … le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o singolarità geologica” andando così a tutelare solo alcune “particolari cavità” in cui erano contenuti speleotemi o formazioni di particolare interesse o singolarità al fine di evitarne la distruzione, l’ostruzione, il danneggiamento, il deterioramento ed il deturpamento.

Uno dei principali ostacoli ad applicare tali buone intenzioni normative, è sempre stata la questione dell’esistenza giuridica delle grotte e della loro proprietà che ha sempre posto grossi problemi in quanto risulta di difficile notifica i documenti relativi il vincolo di tutela ai proprietari, considerato che tali beni non risultano accatastati in quanto sotterranei”. Una interpretazione Ministeriale del 1980 sull’argomento (nota n. 1341 1 del 4.7.1979 dell’Avvocatura Generale dello Stato) indicava che la notifica debba eseguirsi nei confronti tanto di coloro che risultano essere i proprietari dei terreni nei quali si aprono le imboccature conosciute delle grotte quanto di coloro che possiedono o detengono, a qualsiasi titolo, i terreni medesimi sotto i quali la grotta si sviluppa. I conseguenti vincoli si estendono a tutte le attività praticabili nel suo interno a qualsiasi livello ed a qualsiasi distanza degli accessi rilevati. Veniva con ciò sancito un principio fondamentale in materia di grotte e di esplorazione, ossia quello della continuità sotterranea della grotta in quanto “oggetto da tutelare”. L’Avvocatura conclude con l’affermazione che – per quanto concerne l’eventualità che la grotta si sviluppi in profondità sotto terreni nella disponibilità di soggetti diversi da quelli destinatari della notifica di vincolo – che la circostanza non abbia alcun rilievo ai fini delle attività di esplorazione e di ricerca, tenuto conto del disposto dell’art. 840, comma secondo. C.C., secondo il quale il proprietario del suolo non può opporsi ad attività di terzi che si svolgono a tale profondità nel sottosuolo che egli non abbia interesse ad escluderle; su tale ultimo aspetto appare oltremodo chiaro che nel caso della grotte delle Torri di Slivia il proprietario dell’ingresso turistico abbia un legittimo interesse ad escludere attività speleologiche nella parte di grotta di sua proprietà come andremo a definire più avanti quando mi soffermerò sugli aspetti civilistici.

Per tutto quanto sopra espresso, stante il grosso impegno finanziario per le ricerche catastali e tavolari, l’esecuzione di precisi rilievi topografici per ubicare sulle mappe catastali l’esatta posizione dell’ingresso della cavità in proposta di tutela, ricercare nomi, indirizzi, successioni testamentarie iscritte nei libri tavolari, vincoli di vario tipo, servitù, usi civici, ecc. oltrechè per la notifica ai proprietari e possessori così individuati, nella nostra Regione su 140 grotte individuate dal Catasto Regionale delle grotte ne vennero scelte solo 32. A conclusione dell’iter normativo sopra espresso, con D.P.G.R. n. 4046 D.D. 13.09.1996 pubblicato sul supplemento straordinario del BUR n. 41 del 09.10.1996 venne poi dichiarato l’interesse pubblico per sole 25 cavità naturali in quanto difficoltosa fu l’identificazione dei proprietari dei terreni di tutte e 32 le cavità selezionate ai quali notificare il vincolo di tutela e per le quali si rimandò ad un successivo provvedimento normativo che non fu mai adottato. Tra queste 25 non compare la grotta delle Torri di Slivia.

Tabella n. 1 – Elenco delle grotte Tutelate nel FVG

N.progNumero CatastoNome GrottaN.progNumero CatastoNome Grotta
11/12 VGGrotta di Padriciano14829/3988 VGGrotta Lindner
231/6 VGGrotta Ercole15930/4139 VGFessura del' Vento
334/271 VGGrotta Azzurra di Samatorza161295/4273 VGGrotta Valentina
464/49 VGGrotta Bac174800/5600 VGGrotta Marilena Del Gobbo
573/37 VGGrotta dell'orto181525/4429 VGGrotta Arnaldo Germoni
674/88 VGAbisso di Fernetti191639/451 1 VGAbisso Riccardo Furlani
776/105 VGAntro di Bagnoli201844/4583 VGGrotta del Timavo
878/242 VGGrotta di Ternovizza213574/51 43 VGGrotta dell'Edera
9290/420 VGGrotta delle Gallerie224137/5269 VGGrotta delle Margherite
104709/5540 VGAbisso Samar di Riky234168/5300 VGGrotta del Maestro
112328/4760 VGGrotta Regina del Carso245070/5720 VGGrotta Skilan
12724/3875 VGGrotta Costantino Doria2575/89 VGGrotta Nemez
13781/3960 VGAbisso dei Cristalli

Gli aspetti della normativa civilistica

Come preannunciato nel testo, andiamo ora ad inquadrare gli aspetti civilistici che regolamento la proprietà delle grotte ed anche in questo caso riproponiamo alcuni passaggi del consocio arch. Barocchi che già bene aveva inquadrato il problema:

Un aspetto di non secondaria importanza è: cosa sono le grotte da un punto di vista giuridico? A chi appartengono? Ho il diritto di esplo­rarle? Per fare la disperazione degli spe­leologi, sembra che l’oggetto delle loro ricerche, ossia le “grotte”, non esistano proprio in quanto “oggetto”. Questi spazi vuoti nelle rocce sono pieni d’aria o di acqua, per cui tali “cavità na­turali” non si possono accata­stare in quanto sono sotterranee, sono cioè delle “realtà inesistenti” agli effetti giuridici.

Il catasto delle proprietà immobiliari (terreni) è essenzialmente di ”superficie” ciò che sta al di sotto appartiene al pro­prietario della corrispondente proiezione verticale del terreno superficiale, fatta eccezione per eventuali ritrovamenti di tesori, oggetti appartenenti all’archeologia, alla paleon­tologia (resti fossili), concentrazioni di mi­nerali, gas naturali, petroli e derivati, che appartengono allo Stato.

Ritornando al problema “cosa sono le grotte” e soprattutto di chi ne è la pro­prietà, appare di conseguenza che il que­sito possa avere una semplice risposta: le grotte o cavità naturali in realtà sono dei “vuoti” all’interno di una massa roc­ciosa e pertanto fanno parte integrante del sottosuolo in quelle località ove detto fenomeno, per lo più carsico, si è sviluppato. Non possono pertanto rappresenta­re un problema di proprietà particolare, diversa da quella della superficie. Altro discorso è se queste cavità naturali al loro interno hanno dei contenuti, come abbia­mo visto più sopra, minerari, archeologi­ci, idrologici, ecc. nel qual caso per le diverse leggi che si occupano di queste materie, interessa il “contenuto” del sottosuolo, che costituisce il “patrimonio” da conservare o da sfruttare, ma non il “con­tenitore”. Diverso è il caso se invece il “vuoto carsico” ha dei contenuti di singolarità naturale, di rarità geologica, ecc., in que­sto caso evidentemente si tratta del con­tenitore, ossia delle grotte in quanto sede genetica di queste particolari singolarità e/o bellezze naturali.

Ma chi è il proprietario di una grotta ?

di norma colui il quale possiede il terreno ove si apre l’imboccatura della grot­ta. Essere proprietari dell’imboc-catura e quindi avere l’accesso esclusivo di fatto rende la cavità “privata” ma il problema si complica nel caso la grotta abbia più di una imboccatura anche perché spesso alcune imboccature vengono scoperte in epo­che successive tale che potremmo avere tanti proprietari della grotta quanti sono i terreni nei quali si aprono gli ingressi. In tal caso ogni proprietario avrà la titolarità della porzione di grotta che ricade nella proiezione superficiale del proprio terreno. La proiezione dello sviluppo in superficie, può così oltrepassare diversi confini comunali ed in alcuni casi anche provinciali o regionali. Nel caso del Carso Triestino vi sono dei casi di cavità che passano il confine di Stato.

Sull’argomento il già citato art. 840 (Sottosuolo e spazio sovrastante al suolo) del codice civile appare sufficientemente chiaro in merito alla proprietà di una grotta e a tal fine se ne riporta il testo integrale:

“La proprietà del suolo si estende al sottosuolo, con tutto ciò che vi si contiene, e il proprietario può fare qualsiasi escavazione od opera che non rechi danno al vicino. Questa disposizione non si applica a quanto forma oggetto delle leggi sulle miniere, cave e torbiere. Sono del pari salve le limitazioni derivanti dalle leggi sulle antichità e belle arti, sulle acque, sulle opere idrauliche e da altre leggi speciali. Il proprietario del suolo non può opporsi ad attività di terzi che si svolgano a tale profondità nel sottosuolo o a tale altezza nello spazio sovrastante, che egli non abbia interesse ad escluderle.”

Nel merito si riporta un commento giuridico tratto dal Commentario al codice civile di Paolo CORA edizione Giuffrè pag. 412:

Al riguardo la  giurisprudenza si attiene ad una  linea di notevole ragionevolezza poiché essa deduce dall’art. 840, 1° comma una presunzione che assegna la proprietà della grotta al proprietario del suolo nella cui proiezione ortogonale la grotta ricada; la stessa presunzione si applica alla porzione di grotta che sia compresa nella stessa proiezione. Naturalmente tale presunzione non è invincibile. Infatti la presenza nel nostro ordinamento del diritto di superficie, che l’art. 955 espressa­mente estende anche al sottosuolo, pacificamente impone di considerare ammissibile la proprietà di una grotta separata dalla proprietà del suolo. Proprio per questo tuttavia si deve ritenere che la presunzione di appartenenza della grotta al proprietario del suolo sovrastante è vincibile unicamente mediante la produzione di un titolo di acquisto della proprie­tà della grotta che sia opponibile al proprietario del suolo.

Non rileva invece la mera situazione dei luoghi, come la esclusiva possibilità di accesso allo spazio sotterraneo dal fondo altrui. Ammissibile però è la prova dell’intervenuta usucapione, trattandosi di un modo di acquisto a titolo originario del tutto equivalente ad un acquisto derivativo che possa estrinsecarsi in una prova documentale.

Naturalmente se l’utilizzo del sottosuolo spetta al proprietario del suolo in mancanza di titolo contrario, ciò implica anche che la responsa­bilità correlata alle attività o ai beni sotterranei è parimenti una respon­sabilità che viene canalizzata sul proprietario in base alle regole generali.

Inquadramento planimetrico

A concludere questo argomento possiamo affermare che la grotta delle Torri di Slivia ha numerosi proprietari tanti quante sono le particelle catastali che stanno al di sopra di essa. In particolare, stante la morfologia della grotta del tipo a galleria sub orizzontale, questa interessa almeno 5 particelle catastali private ed una pubblica (transitando di fatto sotto il percorso autostradale su terreni espropriati per ragioni di pubblica utilità). Di tali proprietari privati solo due possiedono terreni sui quali si apre o l’ingresso naturale o quello artificiale che consentono l’accesso alla cavità sotterranea. Di questi proprietari uno solo ha manifestamente espresso il suo interesse ad escludere le attività di terzi nella porzione di grotta di sua proprietà che oggi viene utilizzata quale attrattiva turistica a pagamento. Non si hanno notizie di atti di usucapione esclusiva della grotta da parte di un singolo proprietario dei terreni su cui si aprono gli ingressi.

I riferimenti delle proprietà ed i vincoli di accesso.

L’accesso alla grotta delle Torri di Slivia è stato sempre un argomento molto dibattuto tra gli speleologi locali proprio per le caratteristiche turistiche che questa ha assunto fin dall’apertura dell’ingresso artificiale che ne ha consentito lo sfruttamento turistico più volte tentato da vari gruppi grotte o associazioni senza però mai decollare in forma economica. La cavità altresì, fino ad alcuni anni fa, è stata oggetto di visite guidate gratuite ma soprattutto speleologiche in quanto grazie alla sua bellezza e semplice conformazione del pozzo di accesso veniva scelta quale meta di corsi di speleologia, esercitazioni di soccorso, ecc. diventando nell’ambiente speleologico anche regionale un punto di riferimento ricorrente.

L’accesso alla cavità da molti anni avveniva solo ed esclusivamente dall’ingresso naturale con tecniche speleologiche in quanto quello artificiale era stato definitivamente chiuso a chiave dal proprietario del terreno su cui questo si apriva al fine di evitare visite indiscriminate alla cavità che già nel corso degli anni avevano prodotto gravi danni ambientali (rotture di speleotemi, disturbo della fauna ipogea, abbandono di rifiuti, ecc.). Non meno rilevante risultava essere la responsabilità civile del proprietario del terreno qualora un visitatore si fosse ferito o incidentato a causa delle opere civili costruite al suo interno nell’anno 1967 e mai oggetto di puntuale manutenzione.

Dopo lo sviluppo enogastronomico degli agriturismi del carso triestino avvenuto negli ultimi anni anche quello denominato “LE TORRI DI SLIVIA” sito in Aurisina Cave 62/A Duino-Aurisina 34011 (TS) che risulta proprietario del terreno ove si apre l’ingresso artificiale della grotta, ha rilanciato la cavità sotto il profilo turistico agganciando la visita della grotta per la propria clientela alle attività proprie dell’agriturismo. Da qui l’espresso interesse del proprietario ad escludere attività di terzi nella porzione di grotta di sua proprietà.

Sotto il pozzo iniziale della grotta (foto P. Toffanin)

E’ da questo assunto che nel mondo speleologico locale è nata l’esigenza di comprendere i confini della lecita proprietà privata da quelli liberamente fruibili o per assenza di dissensi espliciti dei proprietari o perché aree di libero accesso pubblico. Il presente lavoro non ha pertanto alcuna pretesa di sostituirsi negli effetti ad una vera e propria perizia fondiaria, ma essendo stato condotto con i criteri di questa può ritenersi sufficientemente preciso per il fine che ci siamo posti:

  1. fino a dove è possibile accedere liberamente nella grotta delle Torri di Slivia senza incorrere nel reato di ingresso abusivo al fondo altrui previsto dall’art. 637 del codice penale
  2. se tale fatto viene commesso in cosa si incorre.

Partiamo dal secondo quesito ricordando che il reato di cui al dispositivo dell’art. 637 (Chiunque senza necessità entra nel fondo altrui recinto da fosso, da siepe viva o da un altro stabile riparo) é ricompreso nel Titolo XIII – dei delitti contro il patrimonio (artt. 624-649). Il comportamento “delittuoso” viene punito con la sola multa pari ad un importo di 103 € tramite comparizione avanti al Giudice di Pace. Da osservare che tale delitto è però perseguibile solo a querela di parte. Vista la natura del reato sconsigliamo, sebbene l’importo economico non sia importante, di tenere comportamenti che possano suscitare una reazione di querela da parte del proprietario nel momento in cui si entri nella sua porzione di grotta stante che tale confine dovrebbe essere bene evidenziato in quanto viene considerato integrato il reato in esame qualora la condotta sia posta in essere nei confronti di un fondo che risulti delimitato da cartelli di avvertimento o simili. Nel nostro caso l’ultimo accesso speleologico eseguito nell’autunno del 2014 ha evidenziato proprio alla base del pozzo di ingresso un omino cartonato a dimensioni naturali che esplicitamente indica la proprietà privata ed il divieto di oltrepassare tale area. Sul corretto posizionamento di tale avvertimento daremo le risposte nel successivo capoverso.

Questione decisamente complessa è tracciare con sufficiente precisione i confini delle proprietà in superficie che solo mediante misure con teodolite a partire da punti noti o con moderni sistemi a GPS professionali risulta possibile. Se poi dobbiamo capire quale porzione di grotta è collocata sotto la proiezione del terreno soprastante la questione diventa ancora più complessa in quanto il rilievo in pianta della cavità viene di norma eseguito con strumenti da campo commettendo errori di lettura e di misura che possono arrivare anche alla decina di metri nel caso di uno sviluppo complesso e articolato della cavità; errori questi decisamente piccoli per le finalità speleologiche connesse alla conoscenza della cavità ma decisamente grandi in termini fondiari.

Nel nostro caso e viste le finalità della nostra ricerca, siamo pertanto partiti dal rilievo “ufficiale” della grotta depositato presso il Catasto Regionale delle grotte che risulta decisamente dettagliato e preciso stante che la cavità è stata oggetto nel corso degli anni di ben 7 rilievi ed aggiornamenti l’ultimo del quale nel 1997 a firma di Nico Zuffi  (esperto rilevatore della CGEB). Il rilievo così estratto dal catasto è stato scalato nella scala cartografica del catasto terreni 1:2880 e poi posizionato ed orientato sulla CTR 1:5000 regionale anch’essa riscalata a 1:2880 per poterla sovrapporre alla mappa catastale terreni. Tale complessa operazione cartografica è stata eseguita dal socio Augusto Diqual che, esperto e paziente utilizzatore dei sistemi CAD, é riuscito a posizionare la grotta con sufficiente precisione su un unico sistema cartografico con più LAYER potendo così apprezzare i confini della grotta posta nel sottosuolo, le linee di confine dei terreni soprastanti ed i particolari topografici dell’area in questione per un facile posizionamento visivo della cavità sul territorio.

I risultati di tale certosino lavoro possono essere apprezzati nella figura sottostante:

Figura n. 2 – Posizionamento cartografico della grotta

Posizionamento cartografico della grotta

Dall’analisi della cartografia soprastante e dalle visure catastali eseguite dal socio Luciano Filipas presso il PUBBLICO CATASTO dei terreni così individuati possiamo ricostruire la seguente mappa delle proprietà della grotta per la parte che a noi interessa:

N. Particella catastaleProprietarioTipo ingresso
50/63Grassi DernaNATURALE
Grassi Giovanni
Grassi Lidia
Grassi Nadia
Grassi Sergio
Grassi Silvano
50/100Greco CorradoNESSUNO
Greco Roberta
66/4Greco CorradoARTIFICIALE
Greco Roberta

A questo punto dobbiamo ancora dare una risposta sulla più corretta posizione della linea di confine posta all’interno della grotta dove ad oggi vige la volontà espressa del proprietario del terreno soprastante di escludere attività di terzi nella porzione di sua proprietà. Dalla lettura in scala della cartografia predisposta tale linea ideale dovrebbe quindi passare per i vertici di due punti che, misurati dalla verticale del centro pozzo verso le due pareti della grotta, posti sulla proiezione verticale della particella sono pari a 42 mt. sul lato sinistro e 56 mt. sul lato destro. La figura sottostante meglio rappresenta ad oggi, in assenza di espliciti divieti dei proprietari della particella 50/60, l’area libera della grotta accedendo dal pozzo naturale:

Figura n. 3 – Particolare della zona di libero accesso

Particolare della zona di libero accesso

CONCLUSIONI

Le ricerche fondiarie  svolte sull’area in questione e l’analisi della normativa civilistica oltre che quella di tutela ambientale ci permettono di poter affermare che la grotta delle Torri di Slivia non è sottoposta ad alcun vincolo di tutela tale per cui la sua conservazione ambientale è totalmente demandata alla  sensibilità e responsabilità del proprietario.

L’accesso alla porzione di grotta insistente sulle particelle 50/100 e 66/4 è di fatto preclusa per volontà specifica del proprietario tale per cui anche se la restante parte di grotta ricade su particelle ad usi pubblici (sedime autostradale) di fatto ne risulta impedito l’accesso a meno che la Pubblica Amministrazione non intenda ottenere la costituzione di una  servitù di passaggio (art. 1037 C.C.) al fine di poter accedere e continuare le esplorazioni e le ricerche scientifiche nella restante parte della cavità che allo stato risulta essere un fondo intercluso.

La discesa del pozzo naturale di ingresso ad oggi risulta possibile sia per l’assenza di segnaletica o divieti espliciti  imposti dai proprietari del terreno in cui si apre (particella 50/63) sia per l’assenza di espliciti interessi dei proprietari a escludere attività di terzi nella porzione di loro proprietà; elemento questo che viene desunto da un tacito assenso che perdura ormai dal 1885 data della prima discesa nella cavità.

L’esplorazione e la libera visita alla cavità deve però interrompersi dopo soli 46-56 mt in direzione della china detritica inclinata del pozzo di accesso in quanto subito dopo si intercetta la particella catastale 50/100 di proprietà dei sig.ri Greco che già più volte hanno esplicitamente invitato gli speleologi a non oltrepassare tale confine facendo intervenire in un caso anche la forza pubblica.

Di tutto ciò e fatti salvi i diritti della proprietà privata, resta una sola amarezza: il non aver voluto cogliere  da parte della proprietà una collaborazione propositiva con gli speleologi che in fin dei conti hanno scoperto la grotta, la hanno esplorata, ne hanno fatto il rilievo, la hanno studiata nel suo regime idrico e del biotopo oltre ad essersi sempre battuti per la sua tutela ambientale e salvandola dal “tombamento” del sedime autostradale. L’invito è pertanto a rivedere le posizioni che si sono create negli ultimi anni trovando i modi anche economici per poter nuovamente fruire sotto il profilo speleologico di questa bellissima grotta come già avviene in altre cavità turistiche della vicina Slovenia dove le attività speleologiche coordinate con le esigenze turistiche sono sempre ben gradite.

Paolo Toffanin