Jet1 – Canin

Jet1 (ricordando Glavu…)

Progressione in Jet1 (foto G. Cergol)

Pubblicato sul n. 63 di Progressione anno 2016

Collego il GPS per scaricare gli ultimi wpt e li importo su OziExplorer, ingrandisco con il mouse la zona che mi interessa e vedo comparire un wpt che non conosco, il nome è una sigla che a memoria non mi dice nulla… “jet1”. Controllo meglio e vedo che si trova in un posto dove non ricordo di esserci mai stato e cioè tra il vecchio ingresso di Rotule Spezzate e il Grande Poiz (grande conca pensile sotto al Picut, dove si trova l’ingresso di L2V).

Mistero! Chiamo Spartaco, perchè il gps è suo e gli chiedo informazioni riguardo  a “JET1”. dopo un pò mi risponde con un SMS: “cunicolo da dieci metri. Chiude in ghiaia, più scavi più aumenta l’aria….. “. Penso da subito che potrebbe essere cruciale per le nuove esplorazioni a Rotule e in altre grotte di quella determinata zona del monte e inizio a fantasticare e a sognare prosecuzioni e collegamenti… Continuo a giocare con OziExplorer, importo wpt e poligonali, guardo e riguardo lo schermo e mi convinco che devo andare di persona a vedere questo JET1, disegno una traccia approssimativa per raggiungere l’ingresso quindi contatto Riccardo e concordiamo di andarci al sabato. Parcheggiamo la macchina in Raccolana alla partenza del sentiero per casera Goriuda (645), saliamo fino ad arrivare alla conca sotto la casera, deviamo a destra su una traccia abbandonando così il sentiero principale e facendoci guidare dal GPS saliamo circa mezz’ora per un ripido bosco fino ad arrivare alla grotta. L’ingresso è una cavernetta, alla base di una parete verticale alta circa venti metri, in asse con una fascia rocciosa diagonale da Est a Ovest. In prossimità dell’ingresso, in un angolo quasi nascosto, la scritta sbiadita: SAG JET1, la conferma di esser nel posto giusto!

Quello che ci stupisce è pensare che da metà anni ’90 (periodo della scoperta) nessuno abbia mai parlato di questa grotta e non sia mai ritornato, anche perchè la quantità di aria che esce è notevole. In breve, ci infiliamo la tuta, il casco ed entriamo, convinti di fermarci dopo dieci metri…;  in realtà ne percorriamo quasi cinquanta, i primi 5 m in cunicolo il resto in una galleria  con dei massi da crollo, impostata su una frattura di direzione est-ovest (la stessa della fascia rocciosa esterna), arrestandoci davanti al punto soffiante… non ghiaia, ma un foro in  roccia, largo quanto un casco, da cui l’aria che ne esce, emette un forte sibilo. Misurata con l’anemometro la velocità dell’aria in quel punto è di 22km/h.

Allo scavo ci abbiamo dedicato 2 uscite, alla prima hanno lavorato Spartaco e Riccardo, e alla successiva io, Cristina e Refe. A fine della seconda giornata, proprio quando stavamo per andar via con l’idea di tornare un’altra volta siamo riusciti a passare oltre alla strettoia.  Una volta al di là, siamo scesi per uno scivolo di circa cinque metri e poi ci siamo infilati in una nuova strettoia a pavimento e finalmente siamo arrivati nel “grande”, e cioè in circa 300 m di gallerie e condotte intricate che si sviluppano in planimetria formando una specie otto. La volta successiva siamo tornati io, Cristina e Marco, abbiamo percorso tutti i cunicoli scavando alcuni varchi, ma ogni volta ritornavamo sempre nello stesso posto, in una sala con al centro dei grossi massi da crollo. Inseguendo l’aria ci siamo trovati a risalire una grossa frana, tutta l’aria che si sente all’ingresso e soprattutto nella strettoia, proviene da questo posto, per il momento è impossibile passare a meno che non si inizi un lavoro di scavo e di messa in sicurezza. Abbiamo provato a effettuare delle risalite per cercare di bypassare la frana ma senza successo, ci rimane di ritornare ad allargare una strettoia in latte di monte poichè sul fondo si intravede un passaggio, altrimenti non rimangono altre alternative che provare a forzare la frana, sicuramente non un lavoro facile, veloce o logisticamente semplice, ma che potrebbe regalare nuove emozioni e magari svelare chissà che ambienti!!! Inizialmente la grotta era stata battezzata con la sigla (JET1), un nome carino, ma dopo esser riusciti a superare la strettoia ventosa alla fine della seconda giornata di scavo e soprattutto quando ci siamo trovati davanti a noi l’intricato sistema di gallerie e condotte, io Cristina e Refe abbiamo pensato a Glavu, al ricordo di lui, scoparso solo due settimane prima. Glavu che per me è stato uno “zio” energico e entusiasta della speleologia e della scoperta di grotte e complessi. Il “Ricordando Glavu” per ringraziare di esser riusciti a passare, convinti di aver avuto un aiuto, un portafortuna. Sicuramente sarebbe stato fantastico dedicargli una grotta di svariati chilometri o centinaia di metri di profondità dagli altopiani  soprastanti…… ma chissà che i futuri audaci che varcheranno la frana, non riescano a regalargli comunque questo sogno!! Hanno partecipato: 1) giro- G. Cergol e R. Corazzi; 2)giro- R. Corazzi e S. Savio; 3) giro- G. Cergol, F. Feresin, C, Michieli; 4) giro- G. Cergol, C. Michieli, M. Sticotti. Tutti  soci C.G.E.B.

 Gianni Cergol, Cristina Michieli