Condotta di Bottazzo

Condotta di Bottazzo, sulle tracce della vecchia Commissione

Pubblicato sul n. 63 di Progressione anno 2016

Particolare della condotta (foto G. Cergol)

Durante una passeggiata lungo il torrente Rosandra (Val Rosandra, Carso Triestino sud orientale), a monte del paese di Botazzo, dopo le rovine del vecchio mulino, sulla parete di roccia che scende dal castelliere “Funfenberg”, a circa 10m di altezza individuai tra i rovi l’ingresso di una grotta. Arrampicando riuscii a raggiungere l’ingresso ed a entrare in quella che si presentava come una condotta lunga circa 10m, dalla quale usciva un deciso flusso d’aria, ben percettibile sul viso. Non c’erano a prima vista segni di precedenti passaggi, e preso dall’entusiasmo di essere il primo ad entrare in quel posto, iniziai a percorrere la condotta utilizzando il cellulare come torcia, fino a quando nell’ angolino nascosto di una nicchia vidi una scritta fatta a matita: Krobat V. 1926 sag – V. Zamola 26 – G. Radivo 1926 sag – Zerial sag, probabilmente il nome dei primi visitatori della grotta. Proseguii nella condotta, a carponi, con il cellulare/torcia, e dopo aver passato una strettoia potei alzarmi in quanto la grotta cambiava morfologia diventando un meandro che dopo una decina di metri finiva in uno slargo con una” pozzanghera” sul pavimento. Qualche giorno più tardi ritornai assieme a Cristina (Michieli ndr)e a Igor (Ardetti ndr),  questa volta con le luci: ci accorgemmo che nei pressi della pozzanghera c’erano dei segni di un tentativo di scavo, oltre che a un secchio nascosto.

Chissà chi avrà provato a scavare?

Cristina tirò fuori gli incensi e dopo un po’ individuò il punto da cui passava il flusso d’aria. Si trattava di un piccolo foro di circa 10cm di diametro, nel punto di contatto tra la roccia e la calcite, dal quale scendeva un filo d’acqua che alimentava la “pozzanghera”, c’era solo da provare a scavare. Ed infatti la volta successiva ritornammo attrezzati e dopo un breve lavoro di scavo riuscimmo a passare e a percorre un meandrino per circa 10m, poi una nuova strettoia che una volta allargata ci permise di percorrere ulteriori 20 metri in ambiente basso e fangoso fino a fermarci, per mancanza di corde, alla partenza di un pozzo stretto impostato in frattura.

Scendemmo il pozzo la volta successiva, si trattava di un pozzo-meandro largo circa un metro, con delle belle anse, sceso per 25m fermandoci in corda perché poi c’èra acqua, tanta acqua. Provando a calare la cordella metrica con un peso, il pozzo-meandro sembra scendere per ulteriori 20m; probabilmente abbiamo trovato il bacino che alimenta le sorgenti perenni del torrente Rosandra, che si trovano a poca distanza da questa grotta. Ci stiamo organizzando per effettuare uno studio con dei traccianti per verificare anche se è in relazione con le altre grotte del sistema che si aprono sul monte Stena, oltre che a posizionare dei sensori per registrare la variazione del livello dell’acqua. Ulteriori prosecuzioni non le abbiamo viste e inoltre abbiamo perso il flusso d’aria ma manca ancora di effettuare un traverso per controllare dietro un’ansa del meandro.

Vi terremo aggiornati.

Hanno partecipato alle uscite: Giuliano Zanini, Cristina Michieli, Igor Ardetti, Giuliano Ardetti, Ilaria Ardetti, Luisa Fonda e Gianni Cergol.

Gianni Cergol – Cristina Michieli