Amplesso del Complesso

Amplesso del Complesso, una storia di donne…

In uscita dalla risalita di 22 m. (foto G. Cergol)

Pubblicato sul n. 63 di Progressione anno 2016

“Amplesso del Complesso” è il nome di una grotta che da più di vent’anni mi ritorna in mente ogni volta che penso alla zona di Casera Goriuda (altipiani bassi N del Canin), da quando avevo tredici anni e gironzolando per la sede della Commissione Grotte sentii Betty che raccontava di questa sua esplorazione, accompagnata da Silvia. Sarà per il nome simpatico forse, che mi sono sempre ripromesso di andare a farci un giro ma poi gli anni son passati e l’”Amplesso” è sempre rimasto là, in un angolo della mia mente. La scorsa estate ho più volte ripercorso il sentiero di Casera Goriuda e mi sono ricordato che nel 1999 Lazzaro (Alberto Lazzarini) in un punto ben preciso del sentiero, mi diceva: “ecco, da questa quota di 1200, abbandona il percorso principale e prosegui per quella traccia verso le pareti… arrivi sotto e trovi l’ingresso dell’amplesso….”. Telefono a Betty e gli chiedo informazioni sulla grotta e su come trovarla e lei mi consiglia di leggere l’articolo che aveva pubblicato su Progressione 33 , e proprio rileggendolo, capisco il perché del mio desiderio di andare: quella stretta fessura dove Betty si cacciò, cercando di passare. Ecco, il sogno del tredicenne, la curiosità della scoperta! La volontà di vedere cosa c’e’ oltre! Quella curiosità che continuo ad avere tutt’ora. Cerco in rete, sul sito del Catasto Grotte se esiste il rilievo, niente. Provo allora nell’archivio del Catasto Storico della Commissione….niente neanche qui. Allora richiamo Elisabetta, e gli chiedo se magari ha da qualche parte ulteriori appunti e dopo qualche giorno mi arriva per messaggio l’immagine sfocata, di un vecchio rilievo fatto su carta millimetrata a matita. Portale d’ingresso, in cima ad un canale, sala, pozzo in risalita di circa 20m, galleria, sala terminale. Passa l’estate e in una fredda domenica di Ottobre, finalmente, con Cristina salgo lungo il sentiero “diretto” (c.a.i. 645), arriviamo nel punto in cui Lazzaro mi indicava la zona, e cerco quella traccia; ci impieghiamo quasi tre ore a cercare l’ingresso e finalmente lo scoviamo mimetizzato tra la vegetazione. Il portale è proprio bello, una galleria alta circa cinque metri che sfocia in un canale esterno che scende giù in basso verso la val Raccolana: sul soffitto un grosso canale di volta e sulle pareti laterali grossi segni di erosione dell’acqua. Entriamo e nonostante il periodo autunnale e la bassa temperatura esterna, la cavità si comporta da ingresso basso, infatti percepiamo perfettamente l’aria in viso. Dopo circa dieci metri tra i massi, arriviamo nella sala iniziale di sei metri per cinque e alta venticinque; il pavimento è cosparso di pietre tutte perfettamente tonde e bianchissime, segno evidente della circolazione idrica che interessa tale ambiente. In un lato della sala, in prossimità di una “gorna”, la vecchia corda posta da Betty che pende dal pozzo: ad una prima analisi non risulta malmessa (corda vecchia di almeno vent’anni) ma non si vede l’ancoraggio di partenza perciò preferisco non fidarmi e decido di arrampicare con la sicura dal basso, cercando la linea percorsa 23 anni prima. Dalla base, non riesco a vedere i primi fix: parto da una frana, supero il bordo di uno spigolo e raggiungo una piccola cornice, da dove con ancora cinque metri, arrivo al primo vecchio fix, mi porto sulla verticale della vecchia corda arrivando in breve in cima. Una volta in cima al pozzo, ci si sposta tramite una condotta meandriforme, con la parete di destra ricoperta da ciottoli di conglomerato misti a sabbia cementata, e la parete sinistra in perfetto calcare del Dachstein. Arrivando nella successiva sala, che sembra esser la continuazione logica della precedente, la parete terminale chiude tra grossi blocchi di frana impostati sulla matrice della frattura principale…non troviamo nessuna prosecuzione. Ritorniamoo un’altra volta, assieme a Riki, e nella sala finale che sembra chiudere giriamo dappertutto, arrampichiamo su un camino in frana al lato destro (pericoloso!!) già salito da Betty, ma nonostante la luce delle Scurion non ci sono apparenti speranze di proseguire. Soltanto dopo una minuziosa ricerca troviamo la fessura di cui parlava Silvia nell’articolo, proprio alla base del camino/ frana e confermiamo che la prosecuzione è proprio di là. Proviamo ad intrufolarci, vediamo segni di mazzettate, e ci fermiamo davanti a una frattura stretta, molto invitante poiché, incastrando la testa senza casco, si vede che dopo qualche metro s’allarga.

Adesso, il lavoro da fare per riprendere l’esplorazione consiste nel riuscire a passare la soglia della fessura, arrivando alla base del camino che si intravede e…sognare!! Sognare di esplorare!! Vista la quota e la morfologia, probabilmente la grotta si sviluppa a pozzi in salita. Sovrapponendo la topografia della grotta, con il rilievo del “Bus d’Ajar”, si vede chiaramente l’allineamento tra le due grotte ma con un dislivello negativo di circa duecento metri. Sapendo che BDA è un livello di gallerie freatiche “alte” (quota 1400) e che la parte sottostante di BDA (esattamente sotto alla galleria principale) è la struttura terminale dell’Abisso Marino Vianello (quota sifone), questo ci fa fantasticare ad un unico sistema idrografico e l’ “Amplesso del Complesso” una vecchia bocca di troppo pieno di BDA in “alta val Raccolana”.

Non resta che continuare!

Note tecniche: è’ stata sostituita la corda sulla risalita (P.22), gli attacchi sono direttamente su anelli (asola inglobata) e doppiata la partenza alla sommità su fix. La corda è una Edelrid diametro dieci millimetri del 2013. La linea verticale della corda cade direttamente alla base della risalita, rimanendo a venti centimetri dal pavimento, per evitare ulteriori lesioni o attorcigliamenti. Il frazionamento da cui la corda scende nel vuoto, è stato fatto volutamente visibile dal basso, in modo da poter valutare l’integrità o eventuali pericoli.

Hanno partecipato nelle due uscite ottobre (ricerca) e dicembre (riarmo e aggiornamento topografico): G. Cergol, R. Corazzi, C. Michieli, A. Fedel.

Gianni Cergol – Cristina Michieli

Ps: la corda marchiata anno 1993 è stata testata successivamente in laboratorio, a trazione lenta con due nodi delle guide con frizione, si è rotta a 1252 kg…