Abisso del Dio Anubi

ABISSO DEL DIO ANUBI DIARIO DI UN’ESPLORAZIONE

Il lungo Meandro a -500 (foto F. Dal Mas)

Quest’estate, una delle peggiori mete­orologicamente parlando, non ci ha tenuto lontano dal nostro amato Canin. Varie battute di zona, esplorazioni di qualche nuovo pozzo, riarmato l’Abisso degli increduli e….un piccolo tarlo che persisteva nella mente.
La soffiata ci era giunta due anni prima da un nostro amico scialpinista che aveva individuato un buco in cresta rimasto aper­to anche in inverno. Quell’estate Lolo alla prima occasione andò a vedere di cosa si trattasse. Il buco esisteva ed aspirava, entrò per un po di metri fino ad oltrepassare una strettoia allargata artificialmente da qualche altro e poco dopo si fermò alla partenza di un pozzo. L’estate dopo fui io a tornarci, accompagnato da Jenni, il fidato Adriano e, supporter d’eccezione, Elio Padovan che era venuto a farci visita. Per individuare il poz­zo nella frana dovetti accendere parecchie sigarette e seguirne il fumo aspirato dalla grotta. Purtroppo, chi non ha testa ritorna, dimenticato il materiale d’armo, scesi in arrampicata il pozzo utilizzando la corda solo per sicura e senza appendermici ma quando le dimensioni diventarono eccessive per le mie modeste gambette impegnate in una spaccata fuori misura non restò altro che battere in ritirata. Il fatto che il buco fosse già stato esplorato ci deluse un po’ ma la quantità d’aria era tale che meritava una più approfondita ispezione, tanto più che dopo esserci informati nessuno sapeva dirci chi fossero stati i primi esploratori … forse torinesi nel ’80-’85.

ED ECCOCI IN AGOSTO 2014.

Siamo una bella banda, Io, Jenni e gli amici del Fante, Silvia accompagnata da Tommaso e Matteo. Risaliamo il nevaio ancora abbondante sopra sella Bila Pec e raggiungiamo l’ingresso della grotta, dove l’aria ha scavato una trincea nella neve di almeno tre metri. Infatti la neve sciolta, già dai primi metri si trasforma in abbondanti rigoli d’acqua. Finalmente riusciamo a scendere il pozzo di circa 50 metri sotto un abbondante stillicidio. Alla sua base non notiamo nessuna prosecuzione evidente e tutta l’aria fuoriesce da vari massi incastrati dove ci alterniamo a turno nella speranza di trovare una prosecuzione.
Siamo a -60 bagnati fradici e il freddo già da un po comincia a farsi sentire così decidiamo di prendere la via del ritorno. A 5 metri dal fondo restava un terrazzo da controllare e per ogni buon conto vado a darci un occhiata.
Dal terrazzo un saltino di 3 metri fatto in arrampicata porta ad una esigua fessura con segni inequivocabili di allargamento. Mi infilo in questa frattura discendente, in tutto sarà lunga circa 30 metri e nei quali trovare un posto dove girarsi diventa impegnativo. Comunque procedo fino a quando la frattura sembra terminare in una fessura veramente stretta ma che lascia intravedere del nero poco più in basso.
Tolgo l’imbrago e approccio un timido tentativo, sono con le gambette nel vuoto ed un barlume di sensatezza mi fa rinsavire ….ma chi cavolo viene a prendermi qua?! sono solo e gli altri non sanno neanche dove sono.
Risalgo i trenta metri strisciando in ver­ticale e trovo Jenni fuori dalla strettoia ad aspettarmi e gli altri che procedono verso l’uscita. Amore, dico, andiamo a vedere ma spogliati …nel senso di "togli l’imbrago". Poco dopo arriva anche Silvia. Ci troviamo di nuovo sopra la fessurina bastarda, mi imposto cercando ogni millimetro di spazio, fuori l’aria e stop! Sono oltre, sotto di me un pozzetto di 5-7 metri da scendere in facile arrampicata.
Cerco varie prosecuzioni e lascio il poz­zetto per ultimo visto che è percorso da una simpatica cascatella, tutta questa zona fa abbastanza schifo devo ammettere che non invita per nulla.
Comunque, visti tutti i passaggi non resta che calarmi anche nell’ultimo pozzetto dove però, alla base interseco una condotta, cosa strana vista la quota e la morfologia della grotta fino quel tratto. Da un lato la condotta è intasata da massi dai quali fuoriesce mol­ta aria, dall’altra la volta si abbassa fino a pochi cm dal suolo ma molto larga, almeno 1,5 m, ed anche questa percorsa da una forte corrente.

Abisso del Dio Anubi (foto R. Romano)

Chiamo Jenni e mi faccio raggiungere dicendole di stare molto attenta alla strettoia ma avendo 15 chili in meno rispetto me, non dovrebbe trovare grossi problemi.
Preso da frenesia comincio a scavare con le mani il fondo della condotta, riesco a togliere 5 cm di fango ma poi lo strato diventa troppo duro. Provo, spingo, sbuffo ma proprio non passo, è il turno di Jenni, toglie il casco e tenendolo in mano comincia a spingere strisciando fin quando passa. Vado a vedere dice, a me non resta per la prima volta che aspettare minuti interminabili. È sce­sa da qualche parte ma chiude, ma aspetta dice, qua va in su, vado a vedere. Non sento rumori per un po’ di minuti e poi finalmente ecco il rumore di una tuta che sfrega sulla parete. Ascolto il suo racconto, la grotta sale va in salita l’ambiente largo ma ero sola e non mi fidavo così ho preferito ritornare. In tutto questo la nostra povera Silvia completa­mente bagnata è a farci da supporto oltre la strettoia. Cominciamo la risalita, per la prima volta, incastrato tra due pareti mi ritrovo con le gambine nel vuoto senza un appoggio sul quale spingermi e senza riuscire ad alzare le braccia, la sensazione rasenta il panico. Relax Rocco, relax, come sei entrato così esci, contraggo tutti i muscoli tipo verme e alla fine riesco ad uscirne….neanche a meno mille sono mai uscito così distrutto, 30 metri che valgono 1000!! Bisogna allargare o col cavolo che ci torno!

6/7 SETTEMBRE

Abbiamo aspettato che la neve si sciogliesse un po’ prima di ritornare a far visita a questo buco dal quale in verità non mi aspetto molto. Siamo in 5 ad entrare, lo scopo è rendere agibili i passaggi a Giusto che sarà il nostro metro di misura. Purtroppo un masso caduto dal pozzo mette fuori uso Matteo, per fortuna nulla di grave ma parecchio spavento e la decisione di uscire. Silvia aiutata da Giusto armata di mazza e punta comincia ad allargare dall’inizio mentre Io e Jenni puntiamo ad allargare la condotta passata solo da lei. Stacchiamo il fango duro che viene via a mattonelle 50×50, poco lavoro e dopo 10 minuti siamo tutti e due oltre. L’ambiente è largo, un pozzetto scende ma chiude dopo una decina di metri, mentre sul lato sinistro una larga condotta parte in salita a 45 gradi. Non avrei mai immaginato di trovare una cosa simile a 2000 metri e soprattutto dopo un inizio così penoso, cominciamo a risalire.
Sembra di trovarsi in profondità a seguire condotte freatiche, saliamo ancora e dopo una leggera discesa un’altra strettoia ci sbarra la strada, sembra chiudere dice Jenni, mi chiede di darci un occhiata, c’è aria quindi da qualche parte si va, sposto una pietra e Jenni passa e sparisce.  
Dopo un po ritorna: mi sono fermato su di un bivio, gli ambienti sono grandi. Scaviamo fin quando anche io riesco a passare, dopo l’abbassamento la condotta torna a salire con dimensioni da progres­sione umana, sembra un sogno ma siamo saliti talmente tanto che mi aspetto di trovare radici o vedere uno spiraglio di luce da un momento all’altro. Raggiunto il punto dove Jenni si era fermata, la condotta si innesca in una più grande che, da un lato dopo una decina di metri si ferma su un pozzo, dall’altra prosegue per un 70 metri fino ad incontrarne un secondo di dimensioni notevoli.
Più che soddisfatti prendiamo la via del ritorno dove incrociamo Silvia e Giusto, i quali finito il loro lavoro di ampliamento si godono il meritato premio.

Galleria A a -560

13/14 SETTEMBRE

Ci ritroviamo a Sella per approfittare dell’ultima funivia di stagione e portare più materiale possibile. Lo scopo sarebbe di dividersi in due squadre e scendere i due pozzi ma a causa di qualche ritardo e in­comprensione ci ritroviamo tutti a scendere il più grande dei due. Dopo la condotta dove ci eravamo fermati, attrezzo un traverso oltrepassando 2 pozzetti fino ad affacciarmi su un salto di 10 metri, di fronte a noi un meandro da dove proviene una cascatella prosegue…
Scendiamo il salto e ci affacciamo su un p.20, segue un terrazzo e altro p.30, e di seguito subito un p.50. In verità si tratta di un unico pozzo di circa 100 metri che termina in un’ ampia sala, dove ci attendono varie prosecuzioni. Prendiamo la più attraente, ovvero un meandro largo e attivo interrotto da vari saltini su pozze, una vera forra ma così come tutte le cose belle durano poco anche la forra inspiegabilmente si restringe fino a diventare larga pochi centimetri. Risaliamo disarmando, breve sosta e riprendiamo l’esplorazione scendendo un meandrino che costringe nuovamente a togliersi il materiale di dosso. Parto da solo in questo nuovo delirio, la via non è mai logica, un sali e scendi continuo fin quando mi affaccio su un saltino. Lo scendo non senza difficoltà e rischian­do un po’, arrivo al fondo del meandro, da una fessura stretta fuoriesce molta acqua, per fortuna abbiamo bypassato la parte stret­ta. Continuo a scendere in facili arrampicate fin quando un salto più profondo ferma la mia esplorazione. Risalgo ed incontro Matteo un po’ titubante alle prese con l’arrampicata ma con qualche consiglio ne viene fuori egregiamente e approfittando della sua compagnia ci infiliamo in altri passaggi, un continuo procedere per meandri stretti e condotte larghe. Scompariamo per qualche ora in questo labirinto, e quando, stanchi di strisciare decidiamo di uscire, fatichiamo non poco per ritrovare i passaggi dai quali eravamo arrivati…il carburo serviva a qualcosa! ci lasciamo alle spalle molti punti interrogativi.
In risalita Lolo decide di calarsi per una ventina di metri nel primo pozzo che ave­vamo lasciato da parte. Scende fino ad un terrazzo, solito lancio di pietre e toto profondità 80-100 metri? Serata al Gilberti dove incontriamo Spartaco e Davide, raccontiamo l’esplorazio­ne e la settimana dopo saranno dei nostri.

20/21 SETTEMBRE

Niente funivia questa volta! Ma ormai non ho più 20 anni, quindi sfodero le mie conoscenze di amicizie, e chi chiamare se non loro, i migliori gestori di rifugio delle Alpi (leccatina). Chiamo Fabio e Irene e come sempre gentili si rendono disponibili a venirci a prendere a Sella Nevea….anche questa volta ci siamo risparmiati la pista. Dopo una buona cena e vino, tutti a letto che domani si esplora!. All’ingresso primo problemino, Silvia ha dimenticato l’imbrago, poteva sembrare la solita scusa per tornare a bere birra al Gilbo, invece da vera Amazzone, si incammina verso il Foran dal Mus dove al suo campo ne aveva lasciato uno in più, ci raggiungerà qualche ora dopo. Io e Jenni entriamo per primi ed andiamo ad armare il pozzo; Lolo, Spartaco e Davide formeranno la squadra scavo.
Il pozzo descritto da Lolo non era proprio come me lo aspettavo, semplicemente una grande frattura lunga una 30 metri e larga 3-4, a metà una cascatella ci rinfresca l’a­nimo, pendolo ed atterro sul fondo, seguo per qualche metro una condotta ed altro salto nero, questo sì maestoso, attrezzo un traverso per evitare l’acqua e come sto per calarmi, ecco una corda! Ci siamo ricollegati al pozzo dell’altra volta. Visto l’acqua e le dimensioni decido di disarmare questo ramo e comincio la risalita. Riordino di materiali e briefing con Jenni, non resta che tornare nei stretti dell’altra volta e sperare. Siamo solo in 2 e preferisco portare il minimo materiale per quei meandri, 2 corde da 20 basteranno per armare le arrampicate e scendere il pozzetto dove ero giunto la volta precedente.
Silvia mi aveva accennato ad un punto più largo dove era transitata così prima di seguire la via precedente dò un’occhiata in giro. Prendo una condottina larga e quando va a chiudersi uno sprofondamento indica il punto giusto dove calarsi nel meandro, in un niente ci troviamo oltre i stretti, quanta fatica per niente l’altra volta! Comincio ad attrezzare, scendo un salto di 7 metri ma non mi calo al fondo, prendo invece un laminatoio un po più in alto. Uscitovi riprendo il meandro, altra arrampicata e final­mente il p. dove mi ero fermato. Lo scendiamo, una cascatella scende e noi atterriamo su di una bella pozza, pochi metri ed il meandro allarga e sotto il nero. Grazie alla modernità delle nuove lampade posso gustarmi la visione di un p.30 dove la cascata che scende rombando prosegue su un pavimento liscio senza pietre e si insinua in un altro meandro. Perché? Perché? Perché? non ho portato la 60 …maledizione.
Almeno lo stimolo di tornarci è tanto, in risalita sbuffiamo come sempre ma dopo le prime 2 strettoie finalmente possiamo apprez­zare il lavoro di Spartaco, Davide e Silvia. La sera festa al Gilberti! Questa è speleologia, esplorazione, buoni amici, una buona cena con vinello e storie da raccontarsi.

3-4 OTTOBRE… SI RITORNA.

Alla guida Giusto, come femmes fatales Silvia e Jenni, il giovane e baldo Michele e il vecio Adriano con tanto di cena appresso, branzini e bosighe. Chef d’eccezione Fabio il gestore del ri­fugio, sontuosa cena pesce e patate al forno con vino friulano fresco e ribolla gialla, così si incomincia un’esplorazione (el vecio servi ancora a qualcosa) La mattina sveglia e partenza divisi in 3 squadre, le signore in esplorazione ad armare, Adriano e Michele al rilievo io e Giusto alla disostruzione. Subito io e Giusto ci mettiamo al lavoro ma la sfortuna fa scivolare la mazzetta in una profonda fessura ….
Raggiungiamo la squadra di rilievo e constatiamo qualche effetto collaterale del vino del giorno prima. In fiducia avevo consegnato una bombo­letta per segnare in un laminatoio la via più comoda visto che molti punti conducevano in posti ciechi, non avevo fatto i conti con lo spirito graffittaro dei nostri baldi giovani lascio immaginare.
Ci riorganizziamo e finisco il rilievo con Giusto, dopo poco ritroviamo Adriano con Michele alle prese con una strettoia nel fa­migerato laminatoio. Come riusciamo a passare tutti ecco ritornare Jenni che comunica la fine della grotta, scendo comunque sul fondo per rilevare e dare un’occhiata. Per la seconda volta la grotta si beffa di noi, dopo un ampio pozzo percorso da una cascatella tutto termina in un meandro alto tanto quanto il pozzo ma largo pochi centimetri dove tutta l’acqua si insinua. Risaliamo rilevando e disarmando fin poco sopra il pozzo dove una condotta che avevo già percorso con Matteo meritava una più approfondita ispezione. Subito una prima strettoia mette a dura prova Giusto che prova, ci riprova e alla fine desiste, passo solo con Silvia. Affrontiamo più di qualche arrampicata in discesa non banale, ci infiliamo in una prima condottina, strisciamo, spostiamo pietre ma tutto chiude. Continuiamo a scendere nel meandro dove una finestrina di 20 cm si affaccia sul pozzo parallelo che avevamo sceso prima.
Continuiamo a scendere fino al punto dove la volta prima sembrava chiudere, in verità solamente una lama caduta in un restringimento precludeva l’accesso ma su­perabile con poco lavoro di mazza e punta. Purtroppo ne siamo sprovvisti e risaliamo, una decina di metri più in alto alla mia destra una corrente d’aria che fuoriesce da uno stretto passaggio attira la mia attenzione. Oltre allarga si vede il laminatoio alto 50 cm scendere per almeno 10 metri, mi infilo, ci provo, ci riprovo ma anche io come Giusto vengo respinto, peccato bastava un pelino più largo. Alle 21 siamo di nuovo al Gilberti, cena e nanna.
Il Dio Anubi non regala, ogni metro è conquistato ma d’altronde dove starebbe il divertimento?

10 GENNAIO 2015

È la sesta uscita all’Anubi dopo un tentati­vo in ottobre finito con il recupero di Lolo da parte del Soccorso Alpino per un "colpo della strega" all’ingresso della grotta. Speriamo di esere più fortunati oggi! Siamo in tre, io, Lolo e Vanda (Riccardo Ostoich) con obiettivo forzare il fondo ostruito dal masso. Abbiamo qualche dubbio sull’avvicinamen­to in invernale, non ci siamo mai stati in inverno e i traversi del classico sentiero estivo non sappiamo se siano facilmente attraversabili, soprattutto con zaini da 30 Kg. Ci dirigiamo comunque alla sella Bilapec che sembra l’intinerario migliore. Lì lasciamo gli sci e calziamo i ramponi, i traversi sono un po’ esposti ma non difficili e raggiungia­mo velocemente il canalone che ci conduce all’ingresso. L’abisso lo troviamo aperto, complice la poca neve e un vento fortissimo che fuoriesce dall’ingresso.
Scendiamo velocemente e nella velocità Lolo fa cadere il sacco del trapano da 7 me­tri, impreco, lo insulto, "il solito gamel" e se anche sta volta andiamo a vuoto lo strozzo!!! Per fortuna non proviamo neanche a ve­dere se il trapano funziona ancora altrimenti non saremmo scesi visto che non funzionava! Arriviamo al fondo, lascio allo scavo Vanda e Lorenzo, io preparo un tè. Passa un po’ di tempo ma non sento lavorare il trapano, vado a vedere e trovo Lolo in preda a crisi isterica con il trapano smontato. Continuo ad insultarlo ancora con più vigore.
Dovremmo fare un monumento a quel trapano, non so come ma riusciamo "a farlo funzionare", uno lo tiene, mentre un secon­do con un’asta preme i carboncini per fare contatto. Tra scosse e bruciature riusciamo a fare 3 fori che con lavoro di mazza e punta sono sufficienti a far passare me e Vanda, Lolo è troppo grasso. Scendiamo circa 7 metri in un laminatoio, prima ap­poggiato e poi verticale. Non scendiamo gli sprofondamenti ma continuiamo alti sulla testa del meandro, dopo circa 50 metri in un punto largo ci caliamo in arrampicata per 10 metri e arriviamo alla partenza di un pozzo   fondo circa 30-40 metri. Purtoppo l’imbocco è ostruito da un masso, sarà da lavorare un po’. Risaliamo e continuiamo per la testa del meandro per altri 10 metri, la nostra avanzata viene interrotta da una lama che impedisce il passaggio. Proviamo a mazzettare ma non riusciamo a sconfig­gerla, peccato perché oltre si vedono degli ambienti notevoli. Raggiungiamo Lorenzo e cominciamo la lenta risalita. Le varie strettoie ci mettono a dura prova fino all’uscita e pensare eravamo solo a -280! La grotta continua alla grande, tanta aria, ingresso alto che fa ben sperare ma a questo punto sarà necessario procedere ad un lungo lavoro di accomodamento dei passaggi più disagevoli per rendere l’uscita meno traumatica, anche nella prospettiva di arrivare a profondità maggiori. Raggiungiamo con gli sci per l’ennesima volta il nostro amato rifugio dove ci aspettano Irene e Fabio con una buona birra.

1-2-3 MAGGIO

Ci hanno sempre insegnato che con il disgelo in Canin non si va. Si vede che quel giorno mancavo da scuola! Partiamo il 1° maggio dal piazzale di Sella Nevea sotto una leggera pioggerellina diretti al rifugio Gilberti, Io, Jenni, Silvia ed Andrea. La neve ricopre ancora la pista da sci ma sulla neve abbastanza dura la camminata risulta piacevole anche se con i nostri soliti zaini speleo. Al rifugio ci aspettano Fabio e Irene con tanto di tre teglie di pizza e birra, mitici! La mattina sucessiva lasciamo con calma il rifugio e purtroppo un malessere mette fuori uso Andrea, così ad arrancare verso sella Bilapec rimaniamo in tre. Arrivati in Sella invece di traversare fino al secondo canale, "il solito percorso", attacchiamo direttamente il primo, più diretto ma deci­samente più ripido, almeno 60-65 gradi di inclinazione. Alle 10 siamo all’ingresso dove una condotta scavata nella neve dall’aria porta fino alla vera entrata. I rivoli d’acqua che scendono dalla volta della condotta di neve lasciano presagire un bel bagno e per ogni buon conto indossiamo le giacche in goretex sotto la tuta di cordura.
Dal momento che entriamo saremo sotto una costante pioggia o proprio una vera cascata per tutto il tempo. A meno 150 al­larghiamo un paio di strettoie per agevolarci ed armiamo in corda una serie di arrampicate che avevamo già percorso in libera ma es­sendo abbastanza esposte preferiamo non giocare troppo con il destino e renderle più sicure, soprattutto quando la progressione viene effettuata con i nostri simpatici sacchi. Arriviamo alla strettoia che aveva fermato Lolo, lavoriamo per allargarla, sto scavando mentre l’acqua di una cascatella che cade a mezzo metro da me la sento infilarsi in ogni pertugio della mia mia tuta. Ma perché tanto odio ci chiediamo??? Stiamo tremando come foglie!
Strisciamo in un viscido meandro e finalmente arriviamo in zona esplorativa, mazzetto il blocco di roccia che ci impe­disce il passaggio e dopo un po’ di lavoro passiamo io e Jenni, continuiamo per un
meandrino per alcuni sali-scendi poi arrivati ad una saletta l’unica via da seguire è una condottina a 3 metri d’altezza …………………… di stri­sciare ancora non ne ho voglia! Speriamo nel pozzo da scendere. Ritornati sui nostri passi, di nuovo lavo­ro da minatore e liberiamo l’ingresso del pozzo. Scende armando Silvia, la sento subito imprecare …c’è acqua , tanta acqua, comunque scende per circa 30 metri e la raggiungo. Il pozzo continua appoggiato, lo con­tinuo a scendere sotto una cascata, non ci penso nemmeno di armare non ci sono vie di fuga e meno tempo sto lì megglio è. Il fondo va a stringere, cerco una conti­nuazione ma non vedo niente d’evidente…. scappo fuori lasciando lì tutto!! Che posto di m….non nascondo la mia delusione. Quindi sembrerebbe che l’unica possibi­lità sia la condottina ma vista la poca aria le speranze vanno affievolendosi.

4-5 LUGLIO

Passo la palla.
Questo weekend sarò Io a dare una ma-no a Silvia nella sua grotta la "Capelli" così dato che Lolo volonteroso di fare qualcosa ma con poco tempo gli consiglio di vedere in Anubi 2 punti interrogativi. Uno a meno 90 ed un’ altro a -40. Mi arriveranno tramite watsapp leggende di gallerie con vento e pozzi infiniti          e io non c’ero!

9 LUGLIO

Tre giorni più tardi, solo tanto entu­siasmo e stupidità ci portano alle 5 di pomeriggio di un giovedi ad incamminarci verso l’Anubi. Io, Lolo e Giusto, arriviamo alla condotti­na che avevano allargato, questa ci conduce ad un’altra poco più ampia, arriviamo ad un primo salto ma continuiamo per la nostra via che ci conduce ad un secondo pozzo. La condotta termina in una frana che Lolo provo a bypassare con un’arrampicata ma tutto termina. Decidiamo di scendere il primo pozzo, il più invitante e mentre Lolo e Giusto co­minciano il rilievo io comincio a scenderlo. I 100 metri sono in realà 20, saranno stati ingannati dal rombo dell’acqua, alla base tutto chiude ma a 5 metri dal fondo da un meandrino giunge una forte cor­rente d’aria. Mi ci infilo, passo a malapena, avrò percorso 20 metri quando finalmente arrivo in una frattura che ad occhio dovrebbe trattarsi del secondo pozzo che avevamo incontrato.
Cosi ritorno, informo i compagni e di­sarmo le corde. Passo la mano a Giusto, sarà lui ad armare il prossimo pozzo. Si tratta più di una frattura, a tratti appoggiata a tratti verticale, ma con una costante, sempre marcia e pericolo caduta massi. Ma con l’esperienza che Giusto ha ri­esce sempre a trovare il punto più sicuro dove passare. Scesi circa 50 metri gli ambienti au­mentano di dimensione la frattura diventa 40 metri per 3 e conduce ad un secondo saltino che discendo io ma chiude. Quasi sotto la verticale invece la frattura continua, sempre stretta e marcia. Gettiamo quache sasso …altri 40-50 metri ma è tardi e siamo stanchi e domani si va a lavorare "de notolada".

11-12 LUGLIO… FINALMENTE

Ritorniamo io e Jenni, un team affiatato; in verità sono un po’in tensione a portare mia moglie in quel pozzo così pericoloso ma come sempre si rivelerà più che all’altezza. Cominciamo la discesa in zona esplorati­va, le pareti fanno schifo e pietre si staccano di continuo. Scendo tutto il pozzo prima di farmi raggiungere da Jenni. Alla base sotto una paretina la contiu-nuazione, sembra larga così l’aspetto per proseguire assieme. Scendiamo in arrampicata un meandro che prima largo comincia a restringersi e dove le dimensioni cominciano a diventa­re troppo piccole ecco fuoriuscire da una condotta laterale dell’aria. Spostiamo quache masso che preclude il passaggio ed oltre finalmente gli ambienti cominciano a prendere la forma di una vera grotta, una condotta larga 2×2 conduce con un altro salto ad una frattura molto grande.
Scendiamo in corda questo salto di una decina di metri, tra la ghiaia un’altra strettoia porta ad un salto. Altro p 10 e altra frattura ancora più grande lunga 60 e larga 5. La base è occupata da grossi massi di frana dove ci intrufoliamo alla ricerca della via; scendo con cautela e finalmente incontro di nuovo pareti di roccia, seguiamo una condotta-meandro discendete la quale ci conduce al suo termine a due condotte contrapposte. Seguiamo la più grande, l’aria l’abbiamo ormai persa, altre strettoie altra frana e siamo alla base della corda.giro a vuoto! Ritorniamo sui nostri passi, di nuovo frana, condotta-meandro e questa volta bivio a destra. Jenni comincia ad essere stanca e mi aspetterà sotto il pozzo, io continuo ad esplorare questo "budel", dopo qualche sali-scendi ecco una stanzetta, la condotta continua alta, arrampico per 6 metri e sono alla base di un arrivo.
Proseguo per il mio "budel" a volte in piedi "poche" in ginocchio e qualche passaggio strisciando, ormai sono via da parecchio tempo e non ne vedo la fine, Jenni starà tremando di freddo così ritor­no indietro lasciando l’esplorazione alla prossima volta. Risaliamo vicini per non scaricarci ados-so, usciamo con una bella giornata e non ci resta che festeggiare con una bottiglia di rosso al Gilberti con Fabio e Irene.

19-20 LUGLIO

Questo sabato ci aspetta un duro lavoro, rilievo, disgaggio pietre, sistemare qualche deviatore e finalmente esplorare. Di nuovo, compagno di eccellenza Giusto. Partenza venerdi sera, biretta e cicchi­no a Sella Nevea, lì incontriamo Silvia ed Andrea che andranno a continuare lo scavo in Capelli. L’indomani sveglia presto pronti a pren­dere la prima funivia e via di nuovo su per sella Bilapec. Alle 10 entriamo in grotta e a -90 co­minciamo il lungo rilievo, 60 battute per 400 metri di nuova grotta. Oggi la grotta sta soffiando in modo impressionante, e l’aria gelida ci costringe ad indossare i piumini anche se siamo in movimento. Finalmente dopo parecchie ore arriviamo all’inizio del "budel" dal quale esce una discreta quantità d’aria. Vengo però attratto da un vento gelido che fuoriesce da un buchetto nelle ghiaie ancora prima di iniziare la condottina. Scavo un pochino con le mani e mi ci infilo, dopo 3 metri mi alzo in piedi, allarga bene.
Torno indietro e scaviamo fino a ren­derlo a "Giusto" proporzioni. La condotta continua sempre ampia con vari saliscen­di, ci lasciamo alle spalle altri bivi, alla battuta numero 60 decidiamo che per il rilievo possa bastare, molliamo i sacchi e finalmente a ritmo più veloce continuiamo ad esplorare. Lascio l’onore a Giusto di precedermi e gustarsi ogni nuovo me­tro conquistato, dopo altri 50-70 metri incontriamo un primo sprofondamento, ad occhio 40-50 metri, oltre una saletta dalla quale 2 condottine dopo pochi metri si ricollegano e sprofondano in un largo pozzo di 30 metri circa. La direzione è chiara, puntiamo sem­pre a sud est, questo vuol dire Slovenia e Slovenia vuol dire -1500 !! Cominciamo a fantasticare fumando la sigaretta della vittoria e mangiando una barretta.
Alle 7 di sera usciamo accolti da una pioggerellina e da un gruppo di stambecchi che ci guardano incuriositi, ormai è tardi per prendere la funivia così ci avviamo con calma al Gilberti dove ci aspetta una birra e poi …verso casa.
                                                                                                         Rocco Romano

SABATO 4 LUGLIO 2015

Campo a -400 (foto R. Romano)

ABISSO ANUBI : Dopo la nascita della seconda principessa… finalmente … si ritorna al Abisso Anubi … (parlo per me) Rocco e Jenny e company sono andati avanti nell’esplorazione… così decidiamo io e Giusto di andare a vedere alcune cose in sospeso per cercare altre prosecuzioni, mentre Rocco va nell’abisso Capelli a dar una mano …
Si parte il venerdì sera con il mitico Patrol di Giusto che ci porterà fino al rif. Gilberti, arriviamo alla sera e come sempre l’accoglienza è di casa sempre festa!! Andiamo a dormire un po’ tardi ma convinco Giusto a svegliarsi alle sei e così entrambi puntuali ci svegliamo e alle sei e mezza partiamo e con un passo veloce arri­viamo presto all’ingresso … Non vedo l’ora di entrare in zona esplorativa …. Vestizione e via. Arriviamo  in zona esplorativa  ..divertimento assicurato .. con Giusto che non smette di insultarmi per come tratto il materiale!!!!! arrampicatina di Giusto e arriviamo alla condottina … che continua e vai!!!  Dopo aver allargato un po’ con la mazzetta finalmente si passa … super contenti la grotta continua. Esploriamo bene il tutto troviamo un pozzo… speria­mo continui, materiale per scenderlo non ce ne è abbastanza, sodisfatti decidiamo di andare a vedere la finestra sul pozzo … E qui colpo di scena… Dopo aver disarmato il traverso e la risalita appena fatta il buon Giusto dimentica la mazzetta dall’altra parte … logicamente ci serve io continuo a ridere ed infierire in maniera divertente su Giusto che decide di andare a prenderla … perdiamo un po’ di tempo perciò decidiamo di andare verso l’uscita e vedere un altro posto dove esce l’aria però sarà da scavare un po’ … Arriviamo alla base del laminatoio dove iniziamo a scavare un po’ … iniziamo a spostare le pietre … alla fine di aria ce ne è sempre di più e non vogliamo proprio mollare ma dopo aver scavato un paio d’ore arriva il momento e decidiamo di andar via … però sposto l’ultima pietra E VAI! si apre si passa, passa Giusto perché io con il mio lumino da morto non vedevo ormai più nulla e non capivo se si passava o meno … e BINGO !!! Galleria pozzo siiiii continua …siamo euforici, io sono euforico e non vedo l’ora di dirlo a Rocco … DIO ANUBI continua..e speriamo alla grande, fatto le foto e …si risale verso l’uscita sia­mo felicissimi della super esplorazione e delle belle novità birra al Gilbo e via verso a casa giù per la pista con il Patrol di Giust