VOLUME XLIII – 2011

 

VOLUME XLIII – 2011

Trieste – 2011
DAVIDE LENAZ – ENRICO MERLAK – LITOTIPI BAUXITICI DELL’ISOLA DI KRK
(BAŠKA E STARA BAŠKA – CROAZIA)pp. 3-29
 Vengono descritti i litotipi bauxitici rinvenuti nel corso di una ricerca condotta nella parte meridionale dell’isola di Krk (Dalmazia settentrionale – Croazia) nelle località di Baška e Stara Baška. Si tratta di rocce residuali, spesso compatte e di elevato peso specifi co, ricche di ossidi ed idrossidi di alluminio e ferro.
La ricerca è stata condotta sul campo ed in laboratorio, al fi ne di comprendere meglio i rapporti che intercorrono con le rocce calcaree incassanti e con il fenomeno carsico presente nell’area.
 PINO GUIDI – GLI STUDI E LE RICERCHE SPELEOLOGICHE DI TULLIO TOMMASINI pp. 31-39
Viene brevemente analizzato il contributo dato agli studi speleologici da Tullio Tommasini (Trieste 1932-1979), attivo speleologo della Commissione Grotte che fra il 1950 ed il 1979 ha pubblicato 34 lavori di cui i due terzi usciti nell’ultimo decennio di vita. Il 74% dei lavori è di carattere scientifi come (meteorologia, idrologia, geologia) mentre il rimanente 26% degli scritti riveste un interesse più prettamente tecnico-descrittivo.
 DANIELE TENZE, CARLA BRAITENBERG, ILDIKÒ NAGY, FRANCO CUCCHI – DEFORMAZIONI INDOTTE DA FLUSSI IDRICI SOTTERRANEI NEL CARSO TRIESTINO – pp. 41-55
 Il Carso Classico è un vasto areale a carso maturo sviluppato in una potente idrostruttura, caratterizzata da intensa e diffusa carsifi cazione anche ben al di sotto del livello del mare. La zona satura è potente ed estesa con una zona di oscillazione che verso monte raggiunge il centinaio di metri di spessore durante le piene importanti, come risulta dagli strumenti posizionati nell’Abisso di Trebiciano, circa 20 km in linea d’aria dalle sorgenti.
Fra l’Abisso di Trebiciano e le foci, a circa 12 km da queste ultime, si apre la Grotta Gigante, all’interno della quale, dal 1960, è presente una stazione geodetica per la registrazione delle deformazioni crostali.
Si analizzano le deformazioni indotte dalle variazioni di livello delle acque di fondo del Carso confrontando i dati geodetici della Grotta Gigante con quelli idrologici dell’Abisso di Trebiciano. Analizzando i dati con campionamento giornaliero, si riconosce una correlazione fra il segnale clinometrico e le piene; i due segnali hanno sfasamento temporale massimo di un giorno. Il segnale clinometrico è un transiente, per cui il clinometro torna alla posizione iniziale successivamente al passaggio della piena ed ha un’orientazione caratteristica lungo la direttrice N150W-N30E. Il segnale clinometrico è proporzionale al livello raggiunto nell’Abisso di Trebiciano (100 nrad di inclinazione corrispondono a 9.7 m di incremento di livello). Le piene nell’Abisso di Trebiciano devono superare 23.2 m, per provocare il segnale clinometrico a Grotta Gigante.
 FULVIO GASPARO – UNA NUOVA HARPACTEA CAVERNICOLA DI CRETA (ARANEAE, DYSDERIDAE) – pp. 57-65
Viene descritta Harpactea persephone n. sp. su di un singolo esemplare di sesso femminile, recentemente rinvenuto nella grotta di Kournas (Spilaio tou Kourna), presso il villaggio omonimo (prefettura di Chania, Creta).
La nuova specie, di grande taglia e caratterizzata da un’accentuata riduzione e depigmentazione oculare, si distingue da tutte le specie conosciute del genere Harpactea per la spinulazione straordinariamente abbondante delle zampe, con spine presenti su tutti i segmenti, eccezion fatta per le coxe e le patelle anteriori e tutti i tarsi; in particolare un numero inconsueto di spine (circa 10) si riscontra sulle tibie ed i metatarsi del primo e secondo paio di zampe.
Harpactea persephone n. sp. appartiene al gruppo rubicunda e, in base alla struttura della vulva, presenta evidenti affinità con H. catholica (Brignoli, 1984), specie troglofila raccolta anche in sede epigea, endemica del settore occidentale di Creta.
 TREVOR SHAW – ALENKA CˇUK – IMAGES OF POSTOJNSKA JAMA (SLOVENIA) BEFORE 1914 – pp. 67-84
LE IMMAGINI DELLA GROTTA DI POSTUMIA (SLOVENIA) ANTECEDENTI AL 1914
È riconosciuto che le immagini non si limitano ad illustrare le località descritte da storici e scrittori, ma possono talvolta contenere preziose informazioni, non disponibili invece nella documentazione scritta fornendo indizi anche a distanza di molti anni.
Nel passato in caso delle grotte, ed in questo caso specifi co le Grotte di Postumia, la realizzazione delle immagini sotterranee ha sempre rappresentato un problema.
Per disegni e dipinti, nell’epoca che precedette la illuminazione elettrica, le diffi coltà maggiori erano costituite dal costruire la visione d’insieme di un ambiente e dal mettere in evidenza i dettagli.
Con la nascita della fotografi a questo problema divenne sempre più risolvibile.
Gli autori qui ci raccontano quella che è stata l’evoluzione nella rappresentazione delle immagini di grotta, siano esse dipinti, disegni, incisioni, illustrazioni per libri o fotografi e. Partendo dal disegno di Beduzzi (1748), che sembra essere la prima immagine disponibile delle Grotte di Postumia, gli autori citano le opere di Schaffenrath e di tutti gli artisti che si sono succeduti dal 1821 in poi non dimenticando il triestino Giuseppe Rieger, che intorno al 1860 produsse numerosi dipinti delle Grotte. Sono ben documentate le prime fotografi e, ad opera di Emil Mariot (1867) e Josef Martini (1873).
L’articolo si conclude con una panoramica sull’attività degli artisti e dei fotografi che operarono sulle Grotte di Postumia fi no allo scoppio della prima guerra mondiale.
Attraverso le immagini appare evidente come, nel tempo, l’illuminazione, gli atteggiamenti e gli abbigliamenti di guide e visitatori cambiano. Allo stesso modo cambiano gli utilizzi delle immagini stesse che da curiosità diventano materiale commerciale e di studio.
Questo breve ma interessante articolo è solo il frammento di una più complessa ricerca, attualmente in corso da parte degli autori, riguardante le immagini di tutte le grotte slovene, seguendo un percorso cronologico. Questa ricerca uscirà in un libro presumibilmente nel 2013 e molti dati sono tuttora in fase di acquisizione.
 MIRIS CASTELLO – LE BRIOFITE DELL’AREA PRESSO LA GROTTA ERCOLE (31-6VG, CARSO TRIESTINO) – pp. 85-101
È stato effettuato uno studio sulla diversità briologica presso la Grotta Ercole (31-6VG), situata sul Carso triestino. Vengono riportate 36 specie di briofi te, di cui 29 specie di muschi e 7 specie di epatiche. Per ogni specie vengono indicati l’elemento corologico, la distribuzione nell’area e note ecologico-stazionali.
Aspetti fl oristici, biogeografi ci e vegetazionali della componente briologica dell’area vengono discussi.
FRANCESCO SGUAZZIN – ELIO POLLI – BRIOFITE NELL’ANTRO DI CASALI NERI (GROTTA SUL MONTE SAN MICHELE, 326/450 VG) – pp. 103-115
CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DELLA SPELEOFLORA DEL CARSO ISONTINO
Dopo una premessa sui vari aspetti (geomorfologici, climatici, vegetazionali e storici) dell’Antro di Casali Neri (Grotta sul Monte San Michele, 326/450 VG, Comune di Savogna, Carso isontino), vengono prese in considerazione le Briofi te presenti all’ingresso della cavità e nella dolina al fondo della quale si apre l’ipogeo. Per ciascuna delle 32 specie (7 epatiche e 25 muschi), rinvenute nel singolare ambiente cavernicolo, sono indicati il substrato, l’elemento corologico, la strategia di vita e le esigenze di luce, concordemente con precedenti osservazioni e ricerche effettuate in varie cavità del Carso triestino.
Nel corso dell’indagine è apparso interessante il rinvenimento di Bryum moravicum (= B. laevipilum), muschio per il quale esisteva soltanto una segnalazione risalente peraltro all’inizio del secolo scorso.
Continua con il presente contributo l’indagine sulla briofl ora delle cavità carsiche, sia di quelle presenti sull’altipiano triestino che di quelle che si aprono nel territorio isontino. Scopo essenziale di questa, e di future ricerche, è quello di fornire un quadro il più signifi cativo possibile sulla presenza e sull’identità, nella regione Friuli Venezia Giulia, delle Briofi te, gruppo di vegetali ancor poco osservato e studiato-
 FABIO GEMITI – ORIGINE E BILANCIO DEI CLORURI NELLE ACQUE DEL CARSO CLASSICO – pp. 117-149
È stato fatto un bilancio quantitativo dello ione cloruro nelle acque in ingresso ed uscita del Carso Classico. Sono stati presi in considerazione gli apporti in cloruri delle acque piovane, delle acque di percolazione, dell’alto Timavo e dell’Isonzo, delle attività antropiche. Il contributo dei cloruri di origine antropica nei defl ussi idrici delle risorgive carsiche comprese tra Aurisina e il Lisert, con portata di 35,1 mc/s e concentrazione media di cloruri di 6,6 mg/l, è stato stimato in 1,7 mg/l. Tale apporto non è pertanto rilevante e non giustifi ca i valori relativamente elevati, mediamente 45 mg/l, delle acque sotterranee prelevate dall’acquedotto sloveno in località Klariči, nel Vallone di Brestovizza. In termini di concentrazione vi è un esubero di cloruri nei defl ussi pari a 2 mg/l. Questo eccesso di cloruri è probabilmente in relazione ad una contaminazione attuale o remota da parte di acque salmastre. La presenza di cloruri e degli altri sali di origine marina è stata infatti rilevata nelle acque di alcune sorgenti e cavità nei pressi della costa, nei pozzi del Lisert e nelle falde acquifere a contatto con i calcari della bassa pianura friulana tra S. Pier d’Isonzo e Monfalcone.
 STEFANO FURLANI, FRANCO CUCCHI, SARA BIOLCHI – MORFOLOGIE CARSICHE COSTIERE INTERTIDALI – pp. 151-168
LUNGO LE COSTE DEL GOLFO DI TRIESTE
A partire dai dati raccolti in una serie di campagne di studio lungo le coste triestine e una serie di lavori pubblicati su riviste locali e internazionali è stato possibile fare una panoramica delle principali morfologie che affi orano lungo le coste carbonatiche del Golfo di Trieste. Le ipotesi qui presentate per spiegare la genesi e lo sviluppo delle morfologie costiere, in particolare dei solchi marini sommersi, sono suffragate da numerose osservazioni morfometriche e dallo studio sui tassi di consumazione dei calcari con il Micro Erosion Meter ed il Traversing Micro Erosion Meter.
Le caratteristiche morfologiche e topografi che delle coste del golfo sono condizionate dalla pendenza del litorale, dalla relativa resistenza delle rocce carbonatiche e dalle condizioni strutturali dell’area, interessate da una generale subsidenza tettonica. La somma di queste condizioni non permettono lo sviluppo estensivo di morfologie carsiche costiere, in particolare quelle intertidali.
 MANUELA MONTAGNARI KOKELJ – CHIARA BOSCAROL – ERIKA JURIŠEVIĆ
NEOLITICO DEI VASI A COPPA/VLAŠKA – pp. 169-189
(CARSO TRIESTINO, ITALIA NORD ORIENTALE): VECCHI DATI E NUOVI STUDI SULLA CERAMICA
Le revisioni sistematiche dei materiali provenienti da vecchi scavi effettuati in alcune delle principali grotte del Carso triestino, condotte negli anni 1990-inizi 2000, avevano messo in evidenza alcune delle criticità dell’aspetto cronologico-culturale noto come Neolitico dei vasi a coppa o Gruppo Vlaška (Neolitico antico-medio). In particolare, proprio il vaso a coppa, l’elemento più comune, che presenta una relativa variabilità tipologica e dimensionale che può corrispondere a variazioni di funzionalità ma anche di codici di comunicazione simbolica o di inquadramento cronologico, non era mai stato analizzato a fondo. In questo contributo si presentano i risultati preliminari di uno studio recente che ha esaminato questa problematica usando un approccio prima tipologico-comparativo, poi matematicostatistico all’analisi dalla variabilità dei vasi a coppa.
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