Sergio Gradenigo

 

SERGIO GRADENIGO – Trieste 11.8.1886 – Ciudadela (Buenos Aires) 25.1.1966

E’ stato membro della Commissione Grotte dal 1913 al 1927.
Augusto Sergio Bienenfeld nasce nella Trieste austroungarica nel 1886 (cambierà identità assumendo il nome di guerra “Sergio Gradenigo” – nome che manterrà poi per tutta la vita – nel 1914 allorché, precettato dall’esercito austro-ungarico fugge in Italia per non dover combattere per l’Austria). Assolti gli studi superiori si laurea in filosofia e lettere, materie che insegna sino al 1914 al Ginnasio Comunale Dante Alighieri di Trieste (il Ginnasio era comunale perché a quell’epoca lo Stato sovvenzionava a Trieste soltanto  scuole con lingua d’insegnamento tedesca).
Quando l’Italia, nel 1915, entra in guerra contro l’Austria si arruola negli alpini. Alla fine del conflitto partecipa alla campagna fiumana di Gabriele d’Annunzio e quindi riprende l’insegnamento al Dante ove rimane sino al 1923, anno in cui intraprende la carriera di giornalista collaborando con varie testate locali (è vicedirettore de “L’Era Nuova”) e nazionali (Corriere della Sera, Illustrazione Italiana, Le Vie d’Italia) che lo mandano quale inviato speciale a Berlino.
Dopo l’esperienza giornalistica opera per alcuni anni nel settore pubblico, in un primo momento quale vicedirettore dell’ENIT poi presso l’AGIP per entrare successivamente nel corpo diplomatico in cui rimane per quindici anni: è console dapprima in Alsazia, poi (1931-1934) in Ucraina e quindi in Grecia. Durante la sua permanenza a Charkhov / Kharkiv ha modo di assistere alla tragedia della carestia del 1932-33 che provocò nell’URSS milioni di morti: i suoi rapporti, vistati direttamente da Mussolini, costituiranno alla fine del secolo la base fondamentale per le inchieste e gli studi degli storici.
Nel 1935, per seguire il figlio Gabrio combattente in Abissinia interrompe momentaneamente la carriera diplomatica e, ormai cinquantenne, si arruola anche lui guadagnandosi una croce di guerra. Concluso l’episodio coloniale torna nella diplomazia ed è console a Patrasso (da cui nell’estate 1938 manda i suoi saluti all’Alpina delle Giulie). Nel 1948 emigra in Argentina stabilendosi a Buenos Aires ove dedicherà gli ultimi anni della sua vita alla scrittura ed all’insegnamento, ormai settantenne, di lettere e filosofia nel liceo Cristoforo Colombo. L’ultima sua opera “Alle origini di Trieste”, rimane incompiuta e verrà pubblicata postuma dalla Libreria Internazionale Italo Svevo (Trieste 1970, pp. 238).
Nel 1964 gli viene conferita, per i meriti acquisiti nella diffusione della cultura italiana, la Medaglia di Benemerenza della Pubblica Istruzione.
Sergio Gradenigo (allora ancora Augusto Bienenfeld) entra in contatto con il mondo dell’alpinismo e della speleologia già nel 1905; nel 1909 costituisce nella Sezione Universitaria della Società Alpina delle Giulie, assieme ad alcuni coetanei (Holzner, Uxa, Sapunzachi), la “Squadra Ardita”, gruppo di alpinisti che intende proseguire l’opera di esplorazione delle Alpi Giulie iniziata nel 1895 dalla “Squadra Volante” capitanata da Napoleone Cozzi.
Scrittore, traduttore, studioso di antropologia e di storia patria, della sua attività come speleologo non si hanno molti dati oltre a quelli che si possono ricavare dai suoi scritti. Sappiamo che prima della Grande Guerra tiene all’Alpina varie conferenze (notevole quella sugli sci – allora una novità – chiamati “gli stivali delle sette leghe”), fra cui una sulle stalattiti delle grotte carsiche, e che nel 1919 apre la serie di conferenze all’Alpina con la presentazione di quella sulle grotte del Carso da lui tenuta in varie città d’Italia dal 1914 e sino allo scoppio della guerra. La sua attività di giornalista e conferenziere lo porta, nei primi anni ’20, ad illustrare l’opera della Commissione Grotte in molte città italiane.
Dal libro Alle origini di Trieste ricaviamo inoltre (pag. 138, nota 4) che nel 1917 e nel 1942 compie alcuni studi di carattere psicologico ”Sulle immagini intuitive delle grotte”, studi di cui purtroppo non si hanno altre notizie. Illuminante, per capire la personalità di Gradenigo, il seguente trafiletto tratto da un articolo pubblicato sul quotidiano Il Popolo d’Italia del 3 novembre 1925:

“… Qualcuno, come il prof. Gradenigo, dopo la guerra ha messo pancia e conviene passarlo alla categoria dei trapassati per un mestiere così duro e per il quale all’occorrenza, la salvezza può essere proprio … nel ventre.

Il prof. Gradenigo, infatti, s’era calato un giorno d’anteguerra per uno strettissimo pozzo profondo 35 metri. Una piccola fessura laterale faceva pensare a una diramazione del pozzo chi sa per quali altre recondite profondità e si sa che alla scoperta di una nuova strada sotterranea un buon esploratore si sente in dovere di andare in visibilio. Il Gradenigo chiamò in alto una “mazza” per poter allargare il foro e inoltrarvisi. Fu calata la “mazza” una di quelle mazze a martello pesanti da minatori con la testa d’un 25 chili; senonché a metà discesa il Gradenigo che aspettava in fondo non udì più il battere che faceva scendendo il manico lungo le pareti del pozzo dal diametro non più d’un metro. Per una di quelle lucide e fulminee intuizioni di chi ha a che fare assai spesso con i pericoli il Gradenigo comprese che la mazza fermata da qualche sporgenza vi stava “sfilando” e stava per piombare giù. Fu un attimo ed ecco il pericolante prima la testa e poi il corpo per l’angusta fessura prima scoperta. Che importa s’era stretta: occorreva salvarsi e giù uno strappo, vestiti in brandelli, carni lacerate e in un tempo egli dall’altra parte a scivoloni e la mazza cadere pesantemente dov’egli era un istante prima…”

Nel corso della sua attività sul Carso ha rilevato alcune cavità; nel Catasto storico della Commissione Grotte sono conservati i rilievi delle grotte 407 VG, Pozzo presso Villa Opicina e 408 VG, Pozzo a Scaglioni presso Villa Opicina, da lui esplorati il 19 ottobre 1913. Dal Libro dei Verbali della Commissione Grotte ricaviamo che nel giugno 1919 è promotore dell’esplorazione dell’Abisso presso l’Equile Lipizzano, 416 VG, abisso che viene esplorato il 13 luglio da una squadra diretta da Rodolfo Battelini e composta dal Gradenigo (che mette a disposizione il mezzo di trasporto), Decleva, Ceron e Gherson (che ne esegue il rilievo). Dato che le scale, rimaste nella grotta, vengono rubate, la Commissione Grotte incarica Gradenigo di attivarsi presso il Comando Militare al fine di ottenerne il rimpiazzo.
L’ultima sua attività ufficiale è la partecipazione alla giuria, per gli anni 1922 e 1923, che deve premiare il miglior studio sulle grotte del Carso.

 Bibliografia speleologica

1913: Discesa nella Grotta di Trebiciano, Alpi Giulie, 18 (2): 39-41
1917: Il mondo sotterraneo de Carso, La Lettura, Milano, 1917 (2): 97-106
1917: Le leggende delle Giulie, Milano 1917, pp. 382-390
1919: I nostri morti, Alpi Giulie 1915-1919: 3-12
1924: Le Grotte dei Nomi a Postumia, Le Vie d’Italia, 1924 (3): 272-280
1924 (assieme a G. A. Perco): Postumia e le sue grotte, Riv. Mens. del CAI, 1920: 200
1924: Recensioni, Alpi Giulie, 25 (5-6): 133
1925: Il Timavo Virgiliano e gli abissi misteriosi di S. Canziano presso Trieste, Le Vie d’Italia e dell’America Latina, Milano 1925 (2): 335-345
1926 (assieme a G. A. Perco): Postumia e il fantastico mondo sotterraneo, Regia Amm. delle Grotte, Postumia 1926, pp.
1926: La tecnica delle esplorazioni, in “Duemila Grotte” di L. V. Bertarelli & E. Boegan, Milano 1926: 101-116
1926: La fotografia nelle grotte, in “Duemila Grotte” di L. V. Bertarelli & E. Boegan, Milano 1926: 123-128
1926: L. V. Bertarelli l’irredentismo e la propaganda turistica per la Venezia Giulia, Il Piccolo, 26 gennaio 1926
1926: L’attività speleologica di L. V. Bertarelli, Le Vie d’Italia, 1926 (3)
1926: Il Carso, Letture Geografiche, 1 (1): 54-55, Bologna, Zanichelli
1928 (assieme a G. A. Perco): Il castello di Lueghi nella storia, Liburnia, 21 (3)
1970: Alle origini di Trieste, Libreria Int. Italo Svevo, Trieste 1970, pp. 238

 Ulteriori notizie su Sergio Gradenigo si possono trovare in:

  •  – -, 1919: Società Alpina delle Giulie, Il Piccolo, 20 nov. 1919
  •  – -, 1925: Qualcuno, come il prof. Gradenigo, dopo…, Il Popolo d’Italia, 3 nov. 1925
  •  – -, 1925: Conferenze Gradenigo, Alpi Giulie, 26 (2): 44
  • Argentieri F., 2004: La grande bugia di Mr. Duranty, Liberal bimestrale, 4, 24, giu.-lug. 2004
  • Astori B., 1970: Ricordo di Sergio Gradenigo, in “Alle origini di Trieste”, di S. Gradenigo. Ed. Italo Svevo, Trieste 1970: 11-16
  • Chersi C., 1965, 1967: Storia della Società Alpina delle Giulie, Alpi Giulie, 60: 3-12 e 63: 3-18
  • Gradenigo G., 1970: Premessa, in “Alle origini di Trieste”, di S. Gradenigo. Ed. Italo Svevo, Trieste 1970: 9-10
  • Marini de Canedolo D., 2010: Le grotte del Carso triestino dalla preistoria ai giorni nostri, vol. I, Duino Aurisina, 2010, pp. 168
  • Timeus R., 1968: Sergio Gradenigo, Alpi Giulie, 63: 15-19

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