Ricerche biospeleologiche a Creta

 

RICERCHE BIOSPELEOLOGICHE A CRETA 2008-2010

 

Ubicazione delle cavità visitate: a) Spilaio tis Agias Sofias; b) Ellinospilios; c) Tzani Trypa; d) Arkoudouspilios; e) Spilaio Agiou Ioanni; f) Spilaio tou Kourna; g) Spiliara tou Mylou Katzouridi; h) Spilaio tou Melidoniou; i) Sfendoni Trypa; j) Speos Eileithyias; k) Spilaio Megalo Katofygi; l) Spilaio Mikro Katofygi.

Pubblicato sul n. 57 di PROGRESSIONE – Anno 2010
La presente nota considera le indagini faunistiche condotte nelle grotte di Creta negli anni 2008 e 2010 al fine di aggiornare i dati raccolti nel corso delle sette ricognizioni precedenti, i cui risultati sono sinteticamente descritti in quattro articoli apparsi negli ultimi 25 anni su questa rivista (Gasparo, 1984; 1987; 2003; 2006 – i file in formato pdf sono scaricabili dal sito della Commissione Grotte “E. Boegan” alla sezione studi e ricerche>biospeleologia).
Le ricerche svolte nel 2008, nel corso di una campagna effettuata nella prima settimana di giugno assieme a Fabio Stoch, hanno riguardato 10 grotte e sono state rivolte in particolare alla raccolta di microfauna acquatica, soprattutto allo scopo di reperire il materiale necessario alla ridescrizione di alcune specie di crostacei stigobi endemici di Creta, scoperti dal carcinologo svedese Knut Lindberg oltre mezzo secolo prima (nella primavera del 1955). Per questo motivo, nell’individuare gli obiettivi delle ricerche, sono state privilegiate le grotte oggetto dei precedenti campionamenti – e segnatamente quelle che rappresentano le località tipiche delle specie da ridescrivere – considerate dallo stesso Lindberg (1955) in un’interessante e completa nota biospeleologica.
Nell’anno 2010 sono state invece visitate 3 cavità (una delle quali già investigata nel 2008) ai soli fini del campionamento di fauna terrestre, nel corso di una vacanza balneare trascorsa all’inizio del mese di settembre nella parte occidentale dell’isola.
Delle 12 grotte esaminate (una è stata investigata in entrambi gli anni), descritte di seguito, viene riportata la denominazione, il numero del catasto speleologico nazionale greco, l’anno della visita, la posizione (WGS 84 – determinata con GPS e verificata sulle foto satellitari di Google Earth), la quota dell’ingresso ed i principali riferimenti bibliografici di interesse speleologico. In considerazione dell’elevato numero di lavori pubblicati su “Deltion”, si segnala che i pdf di tutti i numeri della rivista sono consultabili on-line sul sito della Società Speleologica Ellenica alla pagina http://www.ese.edu.gr/default.asp?V_DOC_ID=2132.
Ringrazio gli specialisti che hanno determinato il materiale raccolto, ed in particolare Fabio Stoch, che mi ha fornito tutti i dati relativi alla stigofauna raccolta nella ricognizione del 2008.

 Spilaio tis Agias Sofias

n. 697, visitata nel 2010. Posizione 23°40’53.5”E 35°24’40.8”N, quota ingresso m 340 s.l.m. Riferimenti bibliografici: Lindberg (1955), Petrocheilou (1970; 1984). È situata sul versante ovest del canyon di Topolia, circa 2 chilometri a sud dell’omonimo villaggio, dal quale è facilmente raggiungibile percorrendo la carrozzabile che porta alla costa meridionale dell’isola e quindi salendo (indicazioni turistiche sulla strada) un comodo sentiero lastricato in pietra. All’ingresso si trova una chiesetta dedicata a Santa Sofia. Si tratta di una grande caverna concrezionata, a pianta approssimativamente circolare del diametro di una settantina di metri, debolmente rischiarata dalla luce del giorno anche nei vani più interni, piuttosto asciutti. Per le caratteristiche appena descritte non ospita una fauna specializzata, anche se rappresenta l’unica località conosciuta del ragno troglofilo Histopona isolata Deeleman-Reinhold, che si rinviene in quantità su piccole tele alle pareti o fra i sassi del pavimento nella parte inferiore della caverna. Nel corso della visita sono state assunte fotografie di questa rara specie – di cui sono stati raccolti esemplari dei due sessi, anche per analisi di biologia molecolare – e di un altro ragno troglofilo endemico di Creta, Hoplopholcus labyrinthi (Kulczyński), pure frequente nella cavità.

 Ellinospilios

n. 97, visitata nel 2008. Posizione 23°46’37.2”E 35°35’01.1”N, quota ingresso m 15 s.l.m. Riferimenti bibliografici: Lindberg (1955), Petrochilos (1952). La grotta si trova sulla costa orientale della penisola di Rodopi, in una zona priva di strade e di sentieri chiaramente tracciati (il progetto che prevedeva la realizzazione di un percorso pedonale per la cavità è rimasto incompiuto); per raggiungerla senza problemi è pertanto opportuno cercare una guida nel vicino abitato di Afrata. L’ingresso è costituito da una caverna a picco sul mare, frequentata da una moltitudine di capre, a cui segue un passaggio basso che dà adito ai vani interni, rappresentati da un dedalo di gallerie concrezionate, col fondo costituito da argilla e vecchio guano. In alcuni rami sono presenti raccolte d’acqua che nella stagione invernale vengono alimentate da stillicidi. I campionamenti effettuati in questi bacini hanno rivelato la presenza di oligocheti e arpacticoidi stigobi del genere Parastenocaris. La fauna terrestre è costituita dai ragni Hoplopholcus labyrinthi (Kulczyński) e Harpactea catholica (Brignoli), dallo pseudoscorpione Neobisium (Ommatoblothrus) cfr. schawalleri (det. Gardini), dai chilopodi Lithobius erythrocephalus C.L. Koch e Lithobius sp. cf. lapidicola Meinert (det. Zapparoli), da isopodi non determinati e dall’ortottero Troglophilus spinulosus Chopard, specie endemica di Creta. Negli ambienti iniziali, dove il pavimento è disseminato di escrementi di capra, sono stati osservati numerosi coleotteri tenebrionidi del genere Blaps.

 Tzani Trypa

n. 2744, visitata nel 2010. Posizione 23°54’27.1”E 35°20’56.8”N, quota ingresso m 1040 s.l.m. Riferimenti bibliografici: Petrocheilou (1976). Deve il suo nome a Markos Tzanis, leggendario capo della resistenza cretese durante i primi anni dell’invasione turca (fine del XVII secolo), che aveva utilizzato la grotta come rifugio. Si tratta di un imponente inghiottitoio che raccoglie le acque della depressione carsica di Omalos, nel gruppo montuoso del Lefka Ori, oggetto di ricerche faunistiche a partire dagli anni ’20 del secolo scorso ed esplorato completamente negli anni ’60 da speleologi francesi e greci. La lunghezza complessiva dei vani ipogei è di circa 3000 metri su di una profondità di 290 metri. La prima parte della grotta ha un andamento suborizzontale ed è percorribile senza difficoltà. Nel corso della breve visita è stato raccolto materiale topotipico del ragno troglofilo Lepthyphantes beshkovi Deltshev (in cui figurano i primi maschi di questa specie, descritta su sole femmine), oltre ad alcuni esemplari dell’isopode microftalmo Trichoniscus lindbergi Vandel, a gasteropodi troglobi del genere Lindbergia (det. Bodon) ed al coleottero carabide troglosseno Trechus crucifer Piochard de la Brulerie (det. Casale). Parte dei reperti è stata fotografata prima della cattura.

Tzani Trypa: l’ingresso (foto E. Gasparo)

Arkoudouspilios

n. 56, visitata nel 2008. Posizione 24°08’37.9”E 35°35’20.4”N, quota ingresso m 190 s.l.m. Riferimenti bibliografici: Lindberg (1955). Si apre lungo il sentiero, percorso quotidianamente da moltissimi turisti, che dal monastero di Gouverneto scende all’antico insediamento monastico di Katholiko, al margine settentrionale della penisola di Akrotiri. L’ampio imbocco della grotta, che ospita una cappella circondata da rovine di edifici, permette di accedere ad una spaziosa caverna, discretamente illuminata dalla luce del giorno, col fondo spianato artificialmente: Al centro di questa sala si erge un gruppo stalagmitico isolato – che comprende una grossa concrezione il cui profilo ricorda quello di un orso (in greco Αρκούδι), da cui deriva il nome della cavità – sul cui fianco è stata realizzata una vasca che raccoglie le abbondanti acque di stillicidio, un tempo convogliate attraverso una conduttura sotterranea ad una cisterna situata presso l’ingresso. I campionamenti di fauna acquatica, effettuati con retino da plancton nella vasca e con pompetta manuale nelle sovrastanti vaschette di concrezione hanno portato al rinvenimento di oligocheti, ostracodi e dei ciclopoidi Thermocyclops oblongatus (G. O. Sars), elemento stigofilo ad ampia diffusione, e Speocyclops sp. (specie stigobia). Nelle parti più interne sono stati inoltre raccolti pochi esemplari del ragno Pholcus phalangioides (Fuesslin): si tratta di una comune specie sinantropa, la cui presenza è certamente dovuta ad introduzione involontaria da parte dell’uomo.

 Spilaio Agiou Ioanni (Spilaio Katholikou)

n. 37, visitata nel 2008. Posizione 24°08’47.1”E 35°35’24.8”N, quota ingresso m 80 s.l.m. Riferimenti bibliografici: Lindberg (1955), Petrocheilou (1963a; 1984). La grotta, una delle più conosciute dell’isola, è ubicata ai margini del pittoresco complesso di costruzioni riferibile al vecchio monastero di Katholiko, eretto nel XIII secolo ed abbandonato tre secoli più tardi a causa delle persistenti incursioni di pirati provenienti dalla vicina costa. L’ingresso si trova accanto al sentiero turistico che scende dal monastero di Gouverneto e passa davanti all’Arkoudospilios. Dall’antro iniziale, che ospita alcuni antichi manufatti, fra cui una cisterna per la raccolta delle acque di stillicidio, si inoltra una galleria riccamente concrezionata ad andamento pressoché rettilineo (dapprima ascendente e poi discendente) che termina in una saletta con evidenti tracce di scavi e numerose immagini sacre, dove, secondo la tradizione, sarebbe stato sepolto San Giovanni l’Eremita, il fondatore del monastero di Katholiko, che passò gran parte della sua vita in questa cavità. La galleria è percorsa da corde, lasciate sul posto per indicare ai pellegrini più ardimentosi la via per raggiungere la tomba del santo. I campionamenti per la ricerca di stigofauna in alcune vaschette di concrezione presenti nella parte centrale e terminale della galleria hanno consentito di raccogliere oligocheti, ostracodi, ciclopoidi del genere Speocyclops e arpacticoidi (Bryocamptus sp.). Sono stati inoltre catturati esemplari topotipici dei ragni Sulcia cretica Fage e Harpactea catholica (Brignoli), destinati ad analisi di biologia molecolare, oltre a un paio di esemplari del chilopode Cryptops beroni Matic & Stavropulos (det. Zapparoli), noto esclusivamente di questa grotta.

 Spilaio tou Kourna

n. 1094, visitata nel 2008 e nel 2010. Posizione 24°17’08.8”E 35°19’15.0”N, quota ingresso m 160 s.l.m. Riferimenti bibliografici: Platakis (1961). Scoperta casualmente 50 anni or sono, questa bella cavità si trova a breve distanza dalla strada che dal lago di Kournas conduce all’abitato omonimo, in un fondo di proprietà del signor Ilias Kaniadakis, gestore della vicina taverna “I Orea Thea”, che ringrazio per avermi accordato il permesso di effettuare le raccolte faunistiche. All’ingresso, chiuso da una botola, seguono due brevi salti attrezzati con scale di legno che conducono a una successione di piccole caverne completamente tappezzate da concrezioni calcitiche, fortunatamente molto poco danneggiate. Nonostante lo sviluppo complessivo dei vani ipogei raggiunga appena i 50 metri, la grotta costituisce una delle più importanti stazioni di fauna cavernicola dell’intera isola e rappresenta la località tipica di molte specie di invertebrati terrestri, per lo più note solo per questa stazione. Le ricerche di fauna acquatica sono state condotte nelle piccole vasche di concrezione dei vani interni ed hanno portato al rinvenimento di oligocheti, ciclopoidi stigobi (Speocyclops sp.) e arpacticoidi stigofili del genere Bryocamptus. Per quanto riguarda la fauna terrestre, oltre all’assunzione di documentazione fotografica, sono stati raccolti i ragni Sulcia cretica Fage, Hoplopholcus labyrinthi (Kulczyński), Harpactea sp. (una sola femmina appartenente a una nuova specie, attualmente in fase di descrizione, che presenta occhi ridottissimi), Nesticus henderickxi Bosselaers (specie cieca, conosciuta solo di questa località) e Tegenaria sp. (anche in questo caso si tratta di una specie inedita), numerosi isopodi triconiscidi, gasteropodi stigofili del genere Oxychilus (subgen. Schistophallus – det. Bodon), parassitati da acari (pure raccolti) e gli ortotteri Ovaliptila lindbergi (Chopard) e Troglophilus spinulosus Chopard.

 Spiliara tou Mylou Katzouridi

n. 487, visitata nel 2008. Posizione 24°40’17.6”E 35°24’31.0”N, quota ingresso m 15 s.l.m. Riferimenti bibliografici: Lindberg (1955). Questa modesta cavità si apre non lontano dalle rovine del mulino Katzouridi, da cui prende il nome, in sponda sinistra del fiume Geropotamos, il principale corso d’acqua dell’isola, 2 chilometri a WSW della cittadina costiera di Panormos. È costituita da un riparo sotto roccia, chiuso da un muro, che ospita una copiosa sorgente, sgorgante da fessure e condotti carsici allineati su un fronte di una decina di metri, le cui acque sono captate per alimentare un locale acquedotto. I prelievi effettuati alle bocche della sorgente hanno consentito di raccogliere numerosi gasteropodi, oligocheti, ostracodi, il ciclopode stigosseno Eucyclops serrulatus (Fischer), l’arpacticoide Pilocamptus cfr. pilosus (van Douwe), isopodi del genere Proasellus ed anfipodi del genere Niphargus.

 Spilaio tou Melidoniou (Gerontospilios)

n. 41, visitata nel 2008. Posizione 24°43’47.5”E 35°23’04.0”N, quota ingresso m 210 s.l.m. Riferimenti bibliografici: Lindberg (1955), Petrocheilou (1965; 1984). Grotta attrezzata per le visite turistiche, raggiungibile con una strada asfaltata che sale dal villaggio di Melidoni, presso Perama. Presenta interesse archeologico e storico: ricordata nella mitologia greca come dimora di Talos, gigante di bronzo figlio del dio Efesto e protettore di Creta, conserva testimonianze di frequentazione umana risalenti al neolitico ed all’età minoica. Nel 1823 fu teatro di una spaventosa strage operata dall’esercito ottomano, che costò la vita ad oltre trecento abitanti del luogo, soprattutto donne e bambini, i cui resti sono raccolti in una tomba monumentale all’interno della cavità. È formata da una vasta caverna, adorna di imponenti concrezioni calcitiche, da cui si dipartono due diramazioni non accessibili al pubblico. I campionamenti per la ricerca di stigofauna hanno interessato piccoli bacini di acque di stillicidio, costituiti da vaschette di concrezione e pozze nei depositi argillosi al fondo della caverna principale, ove sono stati rinvenuti oligocheti, nematodi, ciclopoidi (generi Diacyclops e Speocyclops) e arpacticoidi (generi Bryocamptus e Parastenocaris). La fauna terrestre osservata (non prelevata in considerazione delle esaustive raccolte effettuate nella grotta negli anni passati) è data da pochi esemplari non adulti dei ragni Minotauria fagei (Kratochvíl) e Tegenaria ariadnae Brignoli (entrambi descritti di questa grotta), oltre a isopodi ed ortotteri. A questo proposito si lamenta una marcata diminuzione del numero di individui reperibili nelle parti della grotta maggiormente frequentate; il discorso vale soprattutto per le specie strettamente legate all’ambiente cavernicolo e la causa del depauperamento è da ricercarsi in una situazione generale di degrado ambientale, dovuta ai lavori di valorizzazione turistica, che hanno comportato la costruzione di sentieri e livellamenti del terreno, eseguiti allo scopo di consentire una più agevole percorribilità dei vani ai visitatori, di solito non forniti di calzature adeguate.

L’ortottero cavernicolo Ovaliptila lindbergi (Chopard) (foto F. Gasparo)

Sfendoni (Sedoni, Sfedoni, Sfentoni) Trypa

n. 701, visitata nel 2008. Posizione 24°50’24.9”E 35°17’58.3”N, quota ingresso m 630 s.l.m. Riferimenti bibliografici: Petrocheilou (1963b; 1984).
Si tratta di una delle più belle grotte di Creta, situata presso il villaggio di Zoniana. alle pendici settentrionali del Monte Ida (Psiloritis) e costituita da una successione di gallerie e caverne completamente ricoperte da una grande varietà di concrezioni calcitiche, fortunatamente non danneggiate. La maggior parte dei vani è accessibile al pubblico (anche ai soggetti disabili) grazie alla realizzazione di un sentiero lungo 270 metri, costruito con criteri il più possibile eco-compatibili, quali passerelle rigide sospese su ponteggi metallici e limitato ricorso a strutture in cemento, che rendono gli interventi reversibili ai fini di una rinaturalizzazione degli ambienti. Le ricerche di fauna acquatica sono state condotte in vasche di concrezione di varie dimensioni presenti nella parte più interna della grotta, che ospitavano oligocheti ed arpacticoidi del genere Bryocamptus. Per quanto riguarda la fauna terrestre, sono stati raccolti alcuni diplopodi e dipluri campodeidi.

Sfendoni Trypa: campionamenti di fauna acquatica in vasche di concrezione (foto F. Stoch)

Speos Eileithyias (Neraidospilios)

n. 43, visitata nel 2008. Posizione 25°12’19.7”E 35°19’28.4”N, quota ingresso m 75 s.l.m. Riferimenti bibliografici: Lindberg (1955), Petrocheilou (1984). Grotta di interesse archeologico, ricordata nell’Odissea, in quanto luogo di culto in età neolitica, minoica e micenea, era dedicata a Eileithyia, figlia di Zeus ed Era, dea del parto e della maternità. I reperti venuti alla luce con gli scavi condotti nella cavità alla fine del XIX secolo e nei primi decenni del XX sono oggi esposti nel museo archeologico di Iraklion. Si trova lungo la pendice calcarea che dall’abitato di Elia digrada verso il mare, sotto la rotabile Amnissos-Elia, da cui dista poche decine di metri (cartello indicatore sulla strada). All’ingresso, chiuso da un cancello più volte rotto e ripristinato negli ultimi decenni, segue una galleria a percorso rettilineo e in leggera discesa, lunga una sessantina di metri. Nella parte interna, una colata calcitica ospita alcune vasche, profonde al massimo alcuni decimetri, le cui acque sono state filtrate con retino da plancton allo scopo di raccogliere la stigofauna, costituita da ostracodi e da due specie di ciclopoidi: Acanthocyclops sp. e Eucyclops serrulatus (Fischer). Le raccolte di fauna terrestre hanno riguardato i ragni Hoplopholcus sp. (esemplari non adulti), Minotauria attemsi Kulczyński e Tegenaria pagana C. L. Koch, nonché numerosi diplopodi.

 Spilaio Megalo Katofygi

n. 3591, visitata nel 2008. Posizione 26°03’14.7”E 35°07’46.0”N, quota ingresso m 500 s.l.m. Riferimenti bibliografici: Lindberg (1955). Cavità molto conosciuta ma poco visitata, in quanto posta in posizione isolata, presso la sommità di un rilievo collinare, circa 1200 metri a NW dal villaggio di Agios Georgios (un tempo chiamato Tourtouli). Il percorso per raggiungere l’ingresso, situato a mezz’ora di cammino dalla strada Makris Gialos-Sitia (lungo la quale si trova un cartello indicatore), è illustrato, con corredo di una decina di fotografie, alla pagina web http://www.webcrete.com/hiking/katofigi/index.php. Nonostante i dubbi iniziali – motivati da precedenti esperienze negative in merito all’attendibilità di gran parte delle indicazioni, orali o scritte, di fonte greca (di solito l’unico metodo sicuro per trovare una grotta isolata consiste nel farsi accompagnare) – la descrizione si è rivelata precisa ed ci ha consentito di raggiungere la meta senza troppe incertezze. Al piccolo baratro iniziale segue una caverna secca ed ancora discretamente illuminata dalla luce del sole, sulla cui parete destra si trova un foro che conduce ad una seconda sala, più ampia della precedente ed adorna di imponenti concrezioni calcitiche, dalla quale si raggiungono alcuni vani inferiori con vaschette ed una grande raccolta di acqua stagnante, che sono stati campionati con retino da plancton. Il materiale rinvenuto è costituito da oligocheti e dai ciclopoidi Tropocyclops prasinus (Fischer), specie stigofila ad ampia diffusione, e Speocyclops sp. (elemento stigobio). La fauna terrestre, raccolta nella seconda sala, è costituita dai ragni Hoplopholcus minotaurinus Senglet (noto di poche stazioni del settore orientale di Creta), Tegenaria pieperi Brignoli (specie cavernicola descritta di questa grotta), Tegenaria sp. (giovane di una specie sicuramente troglossena) e dall’ortottero Ovaliptila lindbergi (Chopard); nella prima caverna erano presenti molti coleotteri tenebrionidi troglosseni (Blaps sp.).

 Spilaio Mikro Katofygi

n. 3592, visitata nel 2008. Posizione 26°03’19.4”E 35°07’45.9”N, quota ingresso m 480 s.l.m. Riferimenti bibliografici: Lindberg (1955). L’ingresso di questa grotta si trova 120 metri a est dalla precedente, ad una quota di 20 metri inferiore, ed è difficile da localizzare, essendo costituito da una fessura verticale alta circa due metri e larga meno di uno. La fessura ben presto sprofonda in un breve salto che è possibile superare spostandosi con attenzione sulla sinistra; seguono due basse gallerie concrezionate, con numerose vaschette in cui sono stati eseguiti i campionamenti di fauna acquatica, costituita da oligocheti, nematodi, ciclopoidi stigobi del genere Speocyclops e arpacticoidi stigobi del genere Parastenocaris.
                                                                                              Fulvio Gasparo

Spilaio Mikro Katofygi: l’ingresso (foto F. Gasparo

BIBLIOGRAFIA

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  • Gasparo F., 1987 – Creta 2. Progressione 18, 10(2): 9-11.
  • Gasparo F., 2003 – Tre campagne biospeleologiche a Creta. Progressione 48, 26(1): 59-62.
  • Gasparo F., 2006 – Indagini faunistiche nelle grotte di Creta e Lesbos (Grecia). Progressione 52, 28(1-2): 58-60.
  • Lindberg K., 1955 – Notes sur des grottes de l’île de Crète. Fragmenta Balcanica Musei Macedonici Scientiarum Naturalium, 1(19): 165-174.
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