Andrea Baruzza

 

ANDREA BARUZZA TRIESTE 30.10.1964 – 1991

OMAR  LA FIGURA

(Foto F.Tiralongo)

Questo non vuole essere un necrologio per la scomparsa di un caro amico, ma un racconto che spieghi chi era Andrea Baruzza (Omar per gli amici). Tipo esuberante e benvoluto da tutti, la nostra amicizia ebbe inizio sulle seggioline dell’asilo Comunale di Roiano (popolare rione cittadino) che frequentavamo assieme; dall’asilo siamo passati sui banchi di scuola e nei tempo libero ai giochi sulle strade e nei campi che circondavano il Rione.
La storia sopra riportata è simile a molte altre ma per me è molto importante perchè segna I’inizio della grande amicizia che mi legava ad Andrea e che non è finita con la sua prematura scomparsa.
Nel 1984 decise di iscriversi ad un corso di speleologia e fu quello I’inizio del Suo periodo, non poco chiassoso, nell’ambiente speleologico in cui, pur facendo attività con tutti i più svariati tipi di persone e nei più disparati posti del mondo, fu sempre presente ad ogni festeggiamento, con i Suoi famosissimi assoli “alla Claudio Villa” di canzoni solamente a Lui note con testi di pura fantasia ma molto coloriti.
Nel Suo pur breve periodo di attività speleologica, Andrea ha contribuito a varie esplorazioni; da ricordare ai posteri la famosissima uscita, modello campo di lavoro coatto, per scavo ed esplorazione, presso Avasinis, dove assieme ad altri compagni rimasto disteso nel fango liquido e freddo per quasi nove ore allietando l’allegra compagnia di deportati con tutte le novità della discografia nazionale ed estera degli ultimi 150 anni.
Da tenere a perenne memoria, inoltre la partecipazione alla festa del Gruppo Grotte “Pipistrelli” presso Temi con l’uscita alla Grotta del Chiocchio, dove stremato dalla fatica e abbondantemente intriso di acqua, causa svariate cadute in tutto quello che poteva bagnare, voleva essere abbandonato a morire su di un frazionamento sotto un bel rigagnolo di acqua fredda, mentre tutti noi eravamo in trepidante attesa sotto una bella cascata alla base del pozzo.
Tutta la sua attività sarà passata inosservata quasi a tutti, perchè la maggior parte delle persone si ricorderà di Andrea per la sua predilezione negli incasinamenti, su pozzi e traversi, con conseguente emissione di urla e sbuffi tali da imitare una locomotiva che procede a pieno carico su di una salita e dei Suo fornitissimo parco macchine, degno di una demolizione di lusso, che Lui cercava sempre di tenere ben rifornito grazie alla ricerca sul mercato di tutti gli ultimissimi modelli di veicoli ed alla Sua guida sicura e sprezzante del pericolo (chi è salito in macchina con Lui per più di un chilometro lo potrà confermare).
Alla fine di questo piccolo racconto biografia una sola cosa mi rimane da raccomandare a chi ha potuto conoscere Andrea: quando andrete a visitare la grotta a Lui dedicata, cercate di ritornare indietro con la memoria al tempo passato in allegria con  Lui, di ricordare la sua faccia simpatica con sempre stampato sopra un bel sorriso enorme a 64 denti e di risentire il rumore che lo precedeva, provocato dal suo continuo giocherellare con un mazzo di chiavi di enormi dimensioni che portava sempre appresso e che agitava in continuazione.
CIAO OMAR.
                                                                                             Pierpaolo Russian

RICORDANDO ANDREA

Pubblicato sul n. 25 di PROGRESSIONE – Anno 1991
Andrea, nel nostro mondo Omar il Principe, o più semplicemente il Principe. Soprannome scherzoso ma che in una sola parola racchiudeva tutte le sue qualità umane. Un amico pronto quando c’era da andare in grotta, in montagna, a sciare, sempre presente. Animatore di feste, voce inconfondibile nei nostri cori; non un freddo e tecnico esploratore di abissi ma uno speleologo, un uomo che dimenticava i suoi problemi per dare una mano a chiunque lo chiedesse. Un amico che oltre a penetrare nei freddi abissi della terra è riuscito ad entrare nei cuori della gente; del gruppo, con cui girava trovandovi un posto, grazie alla sua simpatia, che nessun altro è riuscito ad avere.
Ora l’idea della morte, già così difficile da accettare quando si è giovani, nel suo caso non sembra possibile, fisico robusto spirito allegro, no noi non possiamo immaginare che tutto ciò possa essere vinto, rifiutiamo tale idea; preferiamo crederlo partito per un lungo viaggio in posti lontani, posti dove un giorno ci rincontreremo per ridere e scherzare come in passato.
Personalmente ricorderò le ore passate stesi nella melma o scavando la dura e fredda roccia nelle viscere di Avasinis, le battute di zona sulle nevi del monte Resettum, i giri in Carso sia sopra che sottoterra, le calate in Grotta Gigante. Troppe ancora sono le cose che si dovevano fare, ma tanto c’è tempo dicevamo, abbiamo tutta la vita davanti.
Già, la vita.
Tutti ricorderemo le gigantesche merende che portava non tanto per sé quanto per la felicità che provava nel dividerle con gli altri. Ora tornano in mente varie scene di giri fatti, e le parole che più spesso usava, Andiamo, Facciamo: semplici parole che racchiudono la sua vitalità e disponibilità. Ora è partito ma non ha lasciato gli amici come gli amici non lo hanno lasciato.
Per tutto quello che ha saputo e voluto darci il minimo che si possa fare è mantenerlo vivo in noi.
Ciao Andrea, ciao Principe.
                                                                                                                Tolo

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