In risposta a Pino

I SOGNI REALIZZATI RIMANGONO IN NOI

Sogni ad occhi aperti, sogni condivisi, vissuti, pensati e sperati; sogni realizzati e diventati opere… Gli speleo sono davvero tra i più grandi sognatori, arrivando perfino a perdere il contatto con la realtà di ogni giorno e a vivere nel sogno. È l’atmosfera della grotta, dove il tempo contemporaneamente si ferma e continua all’infinito. Sogni… Gocce d’acqua che cadono incessantemente dalla volta senza stancarsi mai formando concrezioni oppure trascinando via particelle di roccia in un tempo indefinito. Pozzi, pozzi profondi: vuoti che pulsano di vita, che esistono, che ci scrutano dentro e che ci conducono a meraviglie mai conosciute: cristalli di luce che brillano nell’oscurità; fossili, esseri che ci raccontano il passato. Piano, piano la grotta cambia, si modifica, la natura crea le sue opere incessantemente, costruisce o demolisce, il nulla non esiste, ma tutto cambia, si modifica e diventa opera, “essenza di vita”. Le cose belle rimangono per generazioni e anche se prima o poi cambiano, restano nella memoria di chi le ha conosciute. Ciò che facciamo non scompare, ma ne resta traccia in chi ci è vicino e in ciò che scriviamo.
Così le grandi opere degli uomini anche se prima o poi diventano storia, rimangono patrimonio di noi tutti. Così dai Boegan ai nostri giorni la speleologia resta patrimonio comune per ognuno che voglia avvicinarsi al mondo delle grotte. Anche se i fini da perseguire sono mutati con il passare del tempo: dalla ricerca del Timavo sotterraneo per il rifornimento idrico della città di  Trieste a quella della ricerca scientifica sul carsismo, speleobiologia, speleobotanica e quant’altro, alla corsa per la ricerca di nuove cavità con l’apertura di centinaia di grotte, alla nuova strutturazione delle riviste sociali, della scuola di speleologia e del catasto grotte, nonostante l’impatto informatico e tecnologico che ha imposto ulteriori cambiamenti; ci si continua a trovare sopra ai pozzi profondi a sognare e a condividere amicizie. Amicizie che con il tempo cambiano, si modificano, si cementano o si sciolgono; amicizie comunque importanti che lasciano traccia permanente in noi, quella di aver condiviso qualcosa che ci ha fatto crescere, che ha cambiato profondamente noi stessi e l’altro, il nostro modo di vedere, di pensare e di sognare. Se è vero che al tramonto della vita si fanno i bilanci dei nostri sogni rimasti tali o diventati opere, nell’età di mezzo dobbiamo combattere perché i sogni che abbiamo inseguito diventino realtà, creare ancora, come quelle gocce che cadono infinitamente dalla volta delle grotte. È quella generazione che ha ricevuto tanti “doni” dai vecchi, che ha costruito e demolito, ma che deve costruire ancora. È una generazione un po’ viziata, che ha potuto raggiungere obiettivi impensabili un tempo, grazie alle possibilità tecniche, ai materiali sempre più sicuri e al patrimonio culturale e storico tramandatoci. Il nostro pregio, ma forse anche errore, è stato quello di cercare soprattutto la nostra realizzazione personale, sia ottenendo ottimi risultati speleologici (discese a profondità impensabili un tempo: 1000-2000 metri di profondità nelle viscere della terra), che gestendo in modo quasi “imprenditoriale” le nostre associazioni. Quello che abbiamo trascurato è di saper sognare assieme, trovandoci ormai soli a dover cercare nuovi fini per la speleologia futura e la ricerca. Un po’ di coraggio e diamoci una mossa! Che assieme si fanno grandi cose. Bisogna costruire dove “l’acqua” ha scavato e ha demolito parte dei sogni realizzati patrimonio di tutti noi speleologi, quei sogni che non tramontano, ma che rimangono per sempre in noi. Dobbiamo ricercare opere nuove, che impegnano sì fatica, ma che ci riempiono la vita. Non imponiamoci obiettivi troppo lontani, basta che ognuno faccia un po’ il suo, per quello che è e per quello che può. Non tutto saremo in grado di fare e di costruire bene, ma almeno ci avremo provato. Non smettiamo di sognare! Io voglio provarci ed inseguire il sogno di Marino Vianello di una Scuola di Speleologia che diffonda la conoscenza e l’amore per le grotte, per poter tramandare ai giovani la
conoscenza, di modo che sappiano costruire i loro sogni: sogni ad occhi aperti, sogni condivisi, vissuti, pensati e sperati; sogni realizzati e diventati opere… Passerei la parola alla giovane generazione, quella che deve imparare a sognare e a costruire. Chi risponderà?
Giuliana Strukel
(simpatizzante della C.G.E.B.)