Massimiliano Puntar

 

MASSIMILIANO PUNTAR – (TRIESTE 26.7.1967 – TOMINO (VELIKO SBREGO) 18.1.1990)

Testo firmato Redazione, pubblicato su Progressione 42, giugno 2000
 Massimiliano Puntar inizia la sua attività speleologica giovanissimo, nel 1980, entrando nel Raggruppamento Escursionisti Speleologi Triestini; una volta affinata la sua tecnica e raggiunta la maggiore età segue un corso di Infermiere Volontario presso la Croce Rossa ed entra a far parte del Soccorso Speleologico, distinguendosi per dedizione e disponibilità.
Il 18 gennaio 1990, sul fondo del Veliko Sbrego – versante sloveno del Canin – moriva, dopo breve agonia, Massimiliano Puntar, Heidi per gli amici. Aveva 22 anni, ed era sceso in quel fatidico meno mille con le squadre del Soccorso Alpino chiamate per un incidente occorso ad un altro speleologo.
L’operazione aveva avuto successo, il ferito era in salvo quando – a 1040 metri di profondità – un masso colpiva il giovane Volontario mentre stava sistemando la lampada a carburo. Il massiccio intervento dei volontari del Soccorso – medici, tecnici, fuochini – non è riuscito a compiere il miracolo e salvare questo speleologo benvoluto da tutti, ed il cui nome purtroppo appartiene ora al martirologio della speleologia triestina.
Sono una trentina le vittime che nel corso degli ultimi cent’anni hanno pagato con la vita il loro amore per il mondo delle grotte del nostro Carso. Ma senza voler togliere nulla agli altri, giovani e meno giovani, il cui cammino è stato interrotto in fondo ad una grotta in cui erano scesi per diletto, il sacrificio di Massimiliano merita una considerazione particolare: lui era partito da Trieste non per compiere una gita, ma per adempiere – forte dei suoi vent’anni, del suo entusiasmo, della sua generosità – una missione, per portare aiuto ad un collega in difficoltà.
Il fato ha voluto fermare lì la sua corsa, togliendolo all’affetto di genitori e amici, impedendogli di invecchiare e di godere la sua giovinezza; la ha mantenuto giovane per sempre, impedendogli di farsi guastare dalla vita.
Quel triste gennaio del 1990 eravamo in tanti a Prosecco, alle se esequie, giovani e meno giovani. Oggi noi tutti abbiamo tanti anni di più, alcuni di  noi sono entrati nella maturità, altri nella vecchiaia: Massimiliano ha conservato nei nostri cuori e nei nostri ricordi – i suoi verdi anni e lo sguardo limpido, e così vivrà finché vivremo noi che lo abbiamo conosciuto.
E quando non ci saremo più, a ricordarlo c’è sul Carso il meno cento che i compagni del suo Gruppo hanno voluto dedicargli, l’Abisso Massimiliano Puntar, 5816 VG.

Per Heidi
Il ricordo sarà per quel meandro
Che cercavi e non trovavi,
per l’aiuto su quel traverso,
per la tua luce dentro di me a spronarmi
su per la lunga strada buia, per il sentiero ritrovato insieme nella neve.
Il rimpianto per i tanti giri pensati
E non realizzati.
Il pensiero a quelle dune nascoste
Che non raggiungemmo
Testo di Tubo Longo [Renato Dalle Mule] pubblicato su Progressione 23: 80, 1990

Ulteriori notizie su Massimiliano Puntar si possono trovare in:

– – , 1990: Proposta di conferimento medaglia del Club alpino italiano alla memoria di Massimiliano Puntar, Riv. Mens. del CAI, dic. 1990: 79 e 82
Durlindana, 1990: Quando l’agonismo mette in pericolo la vita, Vita Nova, Trieste genn. 1990
Marzini G., 1990: Microfono aperto, Trieste Sport, XIV, 605: 19
Serra S., 1990: Flebo d’infinito, 1990: 93-94
Spinella G., 1990: Massimiliano Puntar (Heidi), Speleologia 23: 52, 1990

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