Egizio Faraone

 

EGIZIO FARAONE – (2.31.8.1936 – 29.6.2008)

Testo pubblicato su Speleologia 59: 79, Bologna 2008
E’ stato socio della Commissione Grotte dal 1960 al 2008
 Egizio Faraone archeologo e storico della speleologia
A fine giugno 2008 è venuto a mancare Egizio Faraone. Nato a Trieste nel 1936 si è avvicinato al mondo delle grotte nel 1964 entrando nella Commissione Grotte “E. Boegan” e operando nell’ambito della stessa con la Sezione scavi e studi preistorici ‘Raffaello Battaglia’. Nei primi anni la sua attività era equamente divisa fra le ricerche archeologiche e la collaborazione con la componente esplorativa della Boegan. Con il primo gruppo è stato presente in tutte le indagini condotte nelle grotte del Carso fra cui la Grotta dei Ciclami, 2435 VG, la Grotta Sottomonte, 2434 VG, l’Aleksander Hohle, 366 VG, la Grotta presso Nivize 4558 VG. I maggiori risultati ottenuti in questo settore sono stati la scoperta del Mitreo presso Duino, 4204 VG – l’unico tempio in Italia del dio Mithra in grotta naturale, e la localizzazione ed il successivo rilevamento di una rete stradale preromana e romana fra Medeazza e le risorgive del Timavo; nello stesso settore ha contribuito alla diffusione, attraverso monografie e studi, dei risultati ottenuti. Con gli esploratori ha partecipato a varie campagne di scavi sul Carso – Dolina dei Sette Nani, Grotta Meravigliosa di Lazzaro Jerko, 4737 VG, Grotta del Gufo, 5740 VG, Grotta Doria 3875 VG – e quale appoggio alle esplorazioni nelle più importanti zone carsiche del Friuli (Canin, Bernadia, Pradis).
Dall’inizio degli anni ’70 si è interessato all’etnologia ed al folklore delle grotte e dei territori carsici, divenendo ben presto uno dei maggiori esperti del settore. In quegli anni si è adoperato per la costituzione nell’ambito della SSI del “Gruppo di lavoro sul folklore delle grotte”, struttura che non ebbe lo sviluppo da lui sperato sia per la non incisiva presenza del suo responsabile, sia per una mancata rispondenza da parte del mondo speleologico. Ma forse i tempi non erano maturi. In ogni caso Faraone ebbe modo di portare un notevole contributo alla conoscenza del folklore delle grotte del Friuli (Grotte del Friuli con leggende e tradizioni, Suppl. a Speleologia 8, Milano 1982) e della Venezia Giulia (Grotte della Venezia Giulia con leggende e tradizioni, Suppl. al n. 15 di Speleologia, Milano 1986).
I due ultimi decenni lo hanno visto intervenire un altro campo: la storiografia speleologica. Minuziose ricerche negli archivi gli hanno permesso di pubblicare una ventina di elaborati sulla storia delle ricerche speleologiche nella Venezia Giulia, con particolare riferimento all’annoso problema (aperto a metà Settecento e risolto definitivamente alla fine del XX secolo) dell’approvvigionamento idrico della città di Trieste.
Presente a molti congressi nazionali e internazionali, per poter meglio svolgere le sue ricerche ha affrontato, non più giovanissimo, lo studio del tedesco, dello sloveno e del francese, lingue che andavano ad aggiungersi al greco, al latino e all’inglese studiati al liceo e ad un po’ di arabo insegnatogli da uno dei nonni. Un cultura enciclopedica che aveva messo al servizio della speleologia, e che ora ci mancherà.
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Egizio Faraone, Egi per gli amici, è stato uno studioso appassionato e apprezzato che ultimamente si era dedicato alla storia dell’approvvigionamento idrico di Trieste.
Era entrato nella Commissione Grotte “E. Boegan” nel 1964, dedicandosi dapprima all’archeologia carsica con Francesco Stradi e Sergio Andreolotti nella Sezione Scavi e Studi di Preistoria Carsica “R. Battaglia”. Alla cessazione dell’attività della Sezione Scavi “R. Battaglia” aveva rivolto la sua attenzione alle ricerche sul folklore delle grotte e delle zone carsiche, dando alle stampe una quindicina di pubblicazioni sull’argomento e divenendo in breve tempo uno dei maggiori esperti a livello nazionale nella materia. Successivamente si è dedicato alle indagini storiografiche sulle ricerche dell’acqua per la città di Trieste, concretizzatesi in una serie di corpose monografie coprenti la prima metà dell’800 e pubblicate sugli Atti e Memorie della Commissione Grotte. Di profonda cultura umanistica, ha lasciato legato il suo nome ad una settantina di scritti spazianti dall’archeologia carsica, al folklore delle grotte e dei territori carsici nonché alla storia di Trieste.

                                                                                La Redazione

Il 5 maggio 2008 era venuto, accompagnato dalla moglie Marisa, alla Biblioteca Statale di Trieste per l’inaugurazione della mostra dove esponevo alcune opere assieme a quelle degli amici del “Gruppo &”. Quasi sempre passava in tali occasioni, quando allestivo le periodiche personali che scandivano le mie stagioni. Giudicava il mio operato con i suoi precisi parametri, rendendo osservazioni straordinarie, per me preziose.
In quest’ultima occasione avvicinandosi, mantenendo lo sguardo su di me, assieme al saluto ha proferito parole di apprezzamento ed ha continuato a guardarmi; io gli ho restituito lo sguardo senza riuscire a proferir parola, se non qualcosa di convenzionalmente insignificante.
Il suo aspetto notevolmente smagrito alterava la sua corporatura, un tempo massiccia, tanto da farlo apparire longilineo. La discrezione non mi aveva permesso di chiedergli e neppure di accennare a quello che ritenevo il segno di un suo problema anche molto grave, ma superato. Per questo la notizia di fine giugno mi ha colpito con sbigottimento.
Ci eravamo conosciuti trent’anni fa, da colleghi di lavoro; ci siamo poi frequentati come appartenenti alla Commissione Grotte e alla Società Alpina delle Giulie. Assieme siamo andati in montagna e in grotta; abbiamo condiviso qualche pernottamento nei rifugi montani. Entrambi documentavamo con la macchina fotografica la bellezza delle montagne o la singolarità dei momenti più rilevanti nelle nostre escursioni, anche in grotta.
Abbiamo collaborato entrambi con Francesco Stradi e Sergio Andreolotti nelle ricerche preistoriche condotte negli anni ’60 nelle grotte del Carso, sia sul terreno sia a tavolino per le pubblicazioni: lui con la competenza dovuta alla sua formazione umanistica, io con i disegni di reperti e i rilievi. Lui aveva la rara capacità di formulare testi precisi e inappuntabili, senza dover preliminarmente stendere bozze provvisorie. Era rigoroso e severo verso se stesso e chiedeva altrettanto agli amici; per questo le collaborazioni erano particolarmente felici, impeccabili, produttive.
La perdita di una persona cara e amica è la perdita di una parte di noi stessi; questo significa anche un poco (o tanto…) percettibilmente morire, anche se non vogliamo crederci e talvolta nemmeno ammetterlo.

Testo di Stok Adriano pubblicato su Progressione 55: 50, Trieste 1985

Ulteriori notizie su Egizio Faraone si possono trovare in:

  • 2008: Gli addii. Egizio Faraone, Il Piccolo, 26 lug. 2008; pure su La Gazzetta dello speleologo, n. 140: 5, Trieste lug. 2008
  • Guidi P., 2008: Egizio Faraone (1936-2008), Mondo Sotterraneo, XXXII (2008), Udine 2009
  • Guidi P., 2008: Egizio Faraone (1936-2008), Archeografo Triestino, serie IV, Vol. LXVIII (CXVI della raccolta): 636-641
  • Guidi P., 2009: Egizio Faraone, Alpi Giulie 103/1: 55-56

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