Pietro Kandler

 

PIETRO KANDLER – (Trieste 23.5.1804 – Trieste 18.1.1872)

Testo di Egizio Faraone pubblicato su Alpi Giulie 67, Trieste 1972
Il 18 gennaio 1892 moriva Pietro Kandler. Altri diranno delle sue doti di giurista e della sua figura di storico. A noi interessa qui soprattutto ricordare la sua passione per le nostre terre, passione che lo spinse a peregrinare durante l’intera giovinezza e gran parte della sua maturità attraverso il Carso, l’Istria e la Carniola, per unire alla conoscenza teorica lo studio diretto di monumenti, fenomeni naturali, costumi popolari. Studente ancora, aveva iniziato quella serie di escursioni che lo avrebbero portato a visitare – per lo più a piedi – gran parte degli stati allora soggetti alla Casa d’Asburgo: dalla Lombardia alla Croazia, dall’Ungheria alla Stiria. Appassionatosi all’esplorazione del Carso triestino ed istriano, cominciò a raccogliervi quella massa di notizie e di documentazioni che gli servirono poi fino agli ultimi anni quando, ormai infermo, non poteva più muoversi da Trieste, ma non per questo rinunciava alla sua attività.
I problemi storici o geografici che sorgevano, egli tentava sempre di risolverli con l’accurato studio sul terreno. Volendo estendere la sua conoscenza alle terre di confine dell’Italia romana, nel 1841 percorse la via da Trieste a Lubiana interessandosi alle rovine, ai toponimi, alla conformazione dei luoghi. In Istria, Friuli e Carniola seguì gran parte dei tracciati delle vie romane, e contemporaneamente osservava l’orografia delle zone attraversate,  la loro geologia, ed indagava sulla storia antica e medievale dei centri abitati. Pochi erano coloro che si interessavano alla nostra regione, e per lo più erano studiosi da tavolino, sicché alcuni anni dopo egli poteva dire con amarezza nel suo Discorso sul Timavo “Non so quale strana forza di repulsione allontani gli uomini di lettere e di giornali da queste valli, da questi monti, dei quali pensano avere tutto quando gettano alla sfuggita gli occhi su qualche carta geografica, non importa se delineata ad occhio, o misurata e prelevata. Quel caldissimo amatore di patrie cose, che fu il Rossetti, scriveva or sono cinquant’anni, meglio conoscersi dai giovanetti triestini le Geografie e le Storie dell’Asia e dell’Africa e dell’America, che non della regione in cui erano nati e vivevano. Questi cinquant’anni trascorsi hanno recato cangiamento? Ahi! Mi pare averne la prova del contrario…”. E nello stesso periodo in cui scriveva sul Timavo – spaziando dalla descrizione del suo corso alle ricerche sulle antiche civiltà che vi fiorirono – egli curava l’edizione della Storia dello Scussa, aggiungendovi in appendice importanti notizie su Trieste romana e medievale, sul vallo romano delle Giulie, sugli acquedotti antichi, sulla Ciceria, sulle caverne del Carso. Quest’ultimo argomento era allora di moda perché si sperava che il corso sotterraneo del Timavo potesse rifornire d’acqua la città. Il Kandler proponeva di estendere le ricerche a tutta l’Istria, la cui agricoltura era condizionata dalla scarsità d’acqua, ma come al solito non venne ascoltato.
Pure la questione del rimboschimento carsico, auspicato già dal Rossetti, lo appassionò e fu da lui trattata in molti scritti. Nella sua qualità di Procuratore civico, durante una contesa tra il Comune di Trieste ed i Comuni di Sesana e di Corniale, non manca di mettere in evidenza che se il nostro altipiano è sterile la colpa si deve attribuire agli uomini più che al clima: “Si sparge e si crede da taluno che il Carso sia incorreggibile. In altre località che quelle in contesa potrà slanciarsi tale sentenza ed accettarsi senza la noja di cribrarla; ma il terreno in contesa è traversato da muro tirato secondo ragioni di proprietà civile, non secondo diversità del suolo. Al di fuori di quella cinta è deserto, poca erba intisichita, e non d’estate, pochi cespugli di ginepro, pochi vepri, nessun albero. Entro quella cinta, bosco vegetissimo, non gigantesco, chè le radici non possono profondire, prati magnifici, vegetazione cercata da botanici di tutta Europa, e quel recinto è l’Equile di Sua Maestà Imperiale, testimonio di ciò che era il Carso altrevolte e di ciò che si può farsene”.
Si dedicò anche allo studio dei castellieri, da lui ritenuti piuttosto vedette romane che villaggi preistorici: l’errore non è dovuto a superficialità, come ritennero alcuni, ma al semplice fatto che molti castellieri furono effettivamente abitati più tardi dai Romani, o almeno da genti che usavano ceramica romana, e quindi al primo osservatore i resti romani appaiono più importanti di quanto lo siano in realtà. Del resto i biografi del Kandler mano riportare un episodio che dimostra quante difficoltà egli incontrasse sul suo cammino: nella campagna di Dignano, mentre disegnava la pianta di un castelliere, venne circondata da alcuni contadini morlacchi armati di fucile che lo trascinarono davanti al loro capovilla accusandolo di cercare tesori i nascosti nelle loro proprietà. Faticò non poco a convincerli delle sue oneste intenzioni, ed in seguito, quando ritornava in quelle zone, si faceva sempre accompagnare da un gendarme del posto.
Negli ultimi anni della sua vita, non potendo più camminare con facilità, dovette rinunciare alle sue escursioni, ma la sua carica di Conservatore gli dette la possibilità di trattenersi in corrispondenza epistolare con gli studiosi di storia e di archeologia che sulle sue orme si interessavano alla regione. Le sue lettere archeologiche, pubblicate per un biennio dall’Osservatore Triestino, sono ancor oggi una miniera di notizie, e praticamente costituiscono il compendio di tutto ciò che il Kandler poté apprendere nelle sue esplorazioni e con le sue ricerche. Ed interessante è pure una lettera che egli scrisse, qualche mese prima della sua morte, al cav. Ulderigo Botti di Lecce, in occasione delle scoperte archeologiche a S. Maria di Leuca: “Ho camminato, a piedi s’intende, tutta questa regione; sono penetrato nelle Caverne e nelle grotte a profondità di oltre novecento piedi sotto suolo; ho indagato, fino a che fu possibile, il corso dei fiumi soprasuolo e sottosuolo, il suolo dei laghi essicati, e delli esistenti, e ne ho segnato Carte di mia mano, anche per riconoscere le primitive abitazioni…”. In questa lettera il Kandler, quasi presago della sua fine prossima,riassume i problemi da lui risolti e quelli appena sollevati, sperando che altri dopo di lui affrontino con uguale entusiasmo lo studio di essi.

Bibliografia speleologica

– Per nozze Guastalla-Levi. Discorso sul Timavo, Tipografia del Lloyd Austriaco, Trieste 1864: 1-41
– Li aquedotti, in Storia cronografica di Trieste, Stab. Tipogr.-litogr. C. Coen, Trieste 1863: 237-258
– Grotte di Corniale, di S. Canciano e di S. Servolo, in Storia cronografica di Trieste, Stab. Tipogr.-litogr. C. Coen, Trieste 1863: 258-260

Ulteriori notizie su Pietro Kandler si possono trovare in:

Caprin G., 1895: Alpi Giulie, Stab. Artistico Tipografico Caprin, Trieste 1895, pp. 442; ristampa anastatica Libreria Int. Italo Svevo, Trieste 1969
Faraone E., 1991: Lo sviluppo della speleologia triestina secondo la stampa locale, Simposio Internazionale sulla Protostoria della Speleologia, Città di Castello, sett. 1991: 41-50
Forti F., 2004: Adolf Schmidl, l’Abate Richard, Pietro Kandler, Alpi Giulie, 98/2: 57-74
Galli M., 1999: Timavo. Esplorazioni e studi, Suppl. n. 23 di Atti e Memorie CGEB, Trieste 1999, pp. 198
Galli M., 2000: La ricerca del Timavo sotterraneo, Museo Civico di St. Nat., Trieste 2000, pp. 174
Generini E., 1884: Trieste antica e moderna, Tip. Editrice Mortera, Trieste 1884, pp. 520; ristampa anastatica, Libreria Int. Italo Svevo, Trieste 1968, pp. XIII, 571
Medeot L. S., 1965: Documenti inediti e biografie per una “Storia della speleologia” (Friuli Venezia Giulia), Mondo Sotterraneo, n. u. 1965: 81-93
Medeot L. S., 1966: Documenti inediti e biografie per una “Storia della speleologia” (Friuli Venezia Giulia), Mondo Sotterraneo, n. u. 1966: 77-86
Medeot L. S., 1968: Documenti inediti e biografie per una “Storia della speleologia” (Friuli Venezia Giulia), Mondo Sotterraneo, n. u. 1967: 55-90
Medeot L. S., 1973: Documenti inediti e biografie per una “Storia della speleologia” (Friuli Venezia Giulia), Mondo Sotterraneo, n. u. 1972: 101-141 (Lindner  Sforzi  Kandler  Battelin  Krall Luca  Sigon)
Medeot L. S., Tomei G.: 1971: La rabdomanzia nell’evoluzione delle ricerche idriche dalla mitologia alla storia, Mondo Sotterraneo, n. u. 1971: 53-83
Rutteri S., 1983: Trieste.  Storia ed arte tra vie e piazze. Da San Giusto ai borghi nuovi, ed. LINT, Trieste 1983, pp. 470
Shaw T. R., 1992: History of cave science, Sidney Speleological Society, pp. 338