VOLUME XLI – 2007

 

VOLUME XLI – 2007


Trieste – 2007
BARBARA GRILLO- Contributo alle conoscenze idrogeologiche  dell’altopiano del cansiglio – pp. 5-15 .
Sono stati condotti rilevamenti idrogeologici mediante analisi isotopiche e fisico-chimiche delle acque circolanti in tre cavità significative dell’Altopiano del Cansiglio (il Bus de la Genziana, il Bus de la Lum ed il Bus del Pal) e sulle acque delle sorgenti Gorgazzo e Santissima per studiare la circolazione idrica ipogea della zona.
L’andamento della composizione isotopica (δ 18°) delle acque piovane raccolte in tre pluviometri posizionati a diverse quote nella Conca del Pian Cansiglio non rivela fenomeni particolari di inversione termica e rispetta la normale variazione con l’altitudine, in quanto i valori diventano negativi con l’aumento di quota senza particolari anomalie. Dal confronto tra le acque raccolte in cavità e le acque delle risorgive risulta una sostanziale similitudine nella composizione chimica e nei rapporti tra le specie ioniche presenti. Non sono state rilevate sostanze inquinanti. Lo studio delle acque circolanti in cavità ha dimostrato la presenza di un sistema superficiale di condotte e canali carsici a drenaggio diretto.
ANDREA BUSSANIEffetti delle maree atmosferiche in una cavità del carso triestino: risultati preliminari – pp. 17-24.
Vengono presentati i risultati preliminari dell’analisi delle misure di pressione atmosferica e temperatura dell’aria registrate dall’8 gennaio al 9 luglio 2006 nella grotta del Carso triestino denominata “Abisso di Trebiciano” (n. 17 VG). Le misure sono state effettuate ad una profondita di circa 100 m dalla superficie, mediante uno strumento digitale programmabile con un intervallo di campionamento di 5 minuti. Il numero totale di misure disponibili per ciascun canale, in seguito al controllo di qualita, e 51955. La statistica descrittiva relativa alla temperatura ha evidenziato la notevole stabilita termica della cavita, caratterizzata da un campo di variazione di soli 0,09 °C, dedotto da un valore minimo di 11,126 °C e da un valore massimo di 11,216 °C, mentre il valore medio e pari a 11,169 °C. Successivamente i dati di ciascun parametro sono stati filtrati mediante una media mobile calcolata su 288 punti, corrispondenti ad un intervallo di tempo pari a 24 ore, e sono stati confrontati.
Da tale analisi e emerso che, in particolar modo nei mesi piu freddi (febbraio e marzo), ad una diminuzione della pressione atmosferica e corrisposto un aumento di alcuni centesimi di grado della temperatura dell’aria, dovuto allo spostamento verso la superficie della massa d’aria piu profonda, caratterizzata da una temperatura maggiore rispetto a quella degli strati superiori. Dai valori sperimentali di pressione e temperatura non filtrati sono state successivamente calcolate per ciascun parametro le medie orarie, la cui analisi ha evidenziato la presenza di un ciclo semidiurno di ampiezza pari a circa 0,85 m°C per la  emperatura e a 44,4 Pa per la pressione. Il ciclo medio giornaliero delle pressione e della temperatura, dedotto dalle medie orarie, e stato quindi Interpolato con una funzione trigonometrica costituita dalla somma delle armoniche diurna (periodo: 24 ore) e semidiurna (periodo: 12 ore): questa procedura ha permesso di rilevare una differenza di fase tra i due segnali semidiurni, con un anticipo della temperatura pari a 1 h 45 min. Infine, attraverso l’analisi dei periodogrammi, calcolati per entrambi i parametri, e stata osservata una componente armonica di periodo pari a circa 34 h nel segnale di pressione, la cui validazione necessita di ulteriori misure.
(*) Federazione Italiana Maricoltori ONLUS/ONG (NGO), Via Guerrazzi, 2, I – 34131 Trieste – e-mail: andrea.bussani@tin.it
 JO DE WAELEImpatto ambienta le di atti vità antropiche sulle aree carsiche in sardegna – pp. 25-45.
Circa un decimo della superficie della Sardegna è caratterizzato dall’affioramento di rocce carbonatiche di varia età. Queste aree sono spesso ricche di manifestazioni carsiche superficiali e sotterranee e costituiscono territori di elevato valore naturalistico e scientifico con una spiccata vulnerabilità intrinseca. Le attività umane da sempre hanno avuto un ruolo nelle modificazioni dell’ambiente carsico della Sardegna, ma è soprattutto nel secolo scorso che il loro impatto è divenuto più significativo.  In questo lavoro vengono illustrati i fattori di pressione più rilevanti, tra cui meritano una particolare attenzione l’industria (soprattutto quella mineraria), gli insediamenti urbani, il turismo, l’agricoltura e le servitù militari.
Appare sempre più chiaro l’impatto ambientale delle attività antropiche nelle aree carsiche della Sardegna e la necessità di una normativa in grado di tutelare queste zone di grande importanza per l’uomo per le sue risorse ambientali e scientifiche.
TREVOR SHAWLa conoscenza del carso classico e delle sue grotte nel resto del mondo anteriormente al 1914 – pp. 47-64.
Il termine “Carso” apparve ufficialmente per la prima volta su una carta geografica di Lazius, stampata nel 1545 e pubblicata nel 1561.
Sebbene la Grotta di Corgnale (Vilenica) fosse già aperta ai turisti a partire dal XVII secolo, nella letteratura straniera le grotte del Carso classico furono trascurate o poco menzionate fino al 1880.  Visite di cavità sotterranee sono brevemente citate nei libri di viaggi e nelle guide turistiche internazionali; in questo contesto Schmidl divenne noto, tra i primi, per le sue accurate relazioni sui quotidiani e sui libri di vasta divulgazione.Peraltro un solo libro, tra i molti contenenti le descrizioni delle “meraviglie della natura”, e pubblicati nel XIX secolo, menzionava accuratamente una di queste grotte.  Tutto cambiò tra il 1880 ed il 1890 con la diffusione internazionale della conoscenza della speleologia a seguito dell’attività ispirata e promossa dal Martel, che visitò la regione tra il 1893 ed il 1896.  Gli esploratori locali aderirono alla Société de Spéléologie, con sede a Parigi, e pubblicarono numerosi articoli per la rivista “Spelunca” (rivista ufficiale della stessa Società) con diffusione in tre continenti.
Trattati e monografie sul Carso classico e sulle sue grotte trasformarono rapidamente quest’area particolare, insieme al carso di Postumia, in uno dei siti classici mondialmente riconosciuti per gli studi del fenomeno carsico.
(*) Karst Research Institute, Titov trg. 2, SI – 6230 Postojna (Slovenia)
 FRANCESCO SGUAZZINBriofite raccolte nell’ambito della grotta risorgiva del fontanon di goriuda (alpi giulie occidentali) – pp. 65-73.
E’ stata effettuata una ricerca sulla brioflora del Fontanon di Goriuda [Alta Val Raccolana, Chiusaforte (Udine), Alpi Giulie Occidentali], una grotta dalla quale fuoriesce un potente torrente che dopo pochi metri precipita a valle con una cascata. All’imboccatura della grotta ed ai piedi della cascata sono state individuate 34 specie: 27 muschi e 7 epatiche. Fra queste, i muschi Cyrtomnium hymenophylloides e Hygrohypnum luridum risultano inseriti nella “Lista Rossa delle Briofite Italiane” con il grado E (specie minacciate). Il primo di essi, raro e ritrovato solo nelle regioni alpine italiane, risulta anche una riconferma per la Regione Friuli Venezia Giulia. L’elemento temperato, valutato nel complesso delle Briofite, appare dominante (seguito dal boreale e dal subboreale), mentre vi è una significativa presenza dell’elemento suboceanico fra le 7 epatiche raccolte.
ENRICO MERLAKStudio di una sorgente nel flysch dei colli birchini (slope − matarsko podolje − slovenia) – pp. 75-80.
Sono esposti i risultati di uno studio sulle acque di una sorgente del flysch ubicata nei colli birchini (Brkini – Matarsko Podolje – Slovenija). La sorgente, ubicata sul versante SW dei colli Birchini in località Slope, è alimentata da acque provenienti esclusivamente da rocce del flysch.  Negli anni dal 2003 al 2006 sono state eseguite 8 indagini idrochimiche.  Si tratta di un’acqua oligominerale calcio – bicarbonata a bassa durezza con un contenuto di CO2 libera che oscilla mediamente intorno ai 35 mg/l.
E’ stato calcolato l’indice di saturazione (SI = pH−pHsat.) secondo i suggerimenti dell’American Water Work Association (A.W.W.A.). Tale indice varia tra -0,5 e -1,20. E’ stato calcolato anche l’indice di stabilità (secondo Ryznar) che varia tra 7,9 e 8,6. Si tratta di un’acqua che presenta un importante disequilibrio calcio − carbonico con caratteristiche di aggressività.  Lo studio riguarda le correlazioni idrogeologiche tra flysch e calcari e i fenomeni di degradazione delle arenarie e della marne del territorio.
 MARIO PARISE Pericolosità geomorfologica in ambiente carsico: le gravine dell’arco ionico tarantino – pp. 81-93.
Le gravine, profonde valli erosive di origine carsica, sono il principale elemento morfologico del paesaggio carsico apulo-lucano. Esse risultano incise nei depositi calcarenitici quaternari in trasgressione sui calcari del Cretaceo; questi ultimi di frequente affiorano sul fondo delle gravine. Le caratteristiche idrografiche dell’ambiente carsico fanno sì che le gravine, generalmente secche nel corso dell’anno, in occasione dei più significativi eventi di pioggia divengano la principale via di deflusso delle acque. Ciò, congiuntamente alla diffusa presenza allo sbocco delle gravine di ostacoli naturali e antropici, rende la fascia costiera estremamente vulnerabile al pericolo di alluvioni, come avvenuto nel gennaio-marzo 1996, nel settembre 2003 e nel novembre 2004. Altra tipologia di pericoli naturali che interessano le gravine è rappresentata dalle frane, estremamente diffuse lungo le ripide pareti delle valli. Crolli e ribaltamenti sono i più frequenti fenomeni, con subordinata presenza di scivolamenti planari. Le frane hanno spesso coinvolto, e ancora oggi minacciano, numerosi siti di interesse storico e archeologico, data la diffusa presenza nelle gravine di insediamenti rupestri.
FULVIO GASPARONote su tegenaria percuriosa brignoli, 1972, con descrizione del maschio (araneae, agelenidae) – pp. 95-103.
Il maschio, sinora sconosciuto, di Tegenaria percuriosa viene descritto e la femmina viene ridescritta su esemplari raccolti recentemente nella località tipica della specie, la grotta Zindan mağarası, presso Aksu, vilayet Isparta, Turchia. Le descrizioni sono accompagnate da dettagliati disegni degli organi genitali maschili e femminili.
La sinonimia Tegenaria boitanii Brignoli, 1978 = Tegenaria percuriosa Brignoli, 1972 (syn. nova) è stata riconosciuta attraverso l’esame del maschio holotypus della prima specie, descritta della localita di Abant, vilayet Bolu, km 300 a nord di Aksu. La femmina paratypus di Tegenaria boitanii è risultata non conspecifica con il maschio ed appartiene ad una specie probabilmente nuova.
C. BRAITENBERG, B. GRILLO, I. NAGY, S. ZIDARICH, A. PICCINLa stazione geodetico-geofisica ipogea del bus de la genziana – pian cansiglio – pp. 105-120.
Nel novembre del 2005 ha preso vita la stazione geofisico-geodetica situata nel Bus de la Genziana sull’altipiano del Cansiglio. La stazione ha lo scopo di monitorare con continuità l’inclinazione del terreno. Attualmente è dotata di una coppia di clinometri.
Nel presente lavoro viene prima fatto l’inquadramento geologico dell’area nella quale è situata la stazione, riportando anche le caratteristiche della forte scossa di terremoto del 1936, che è avvenuta ai piedi dell’altopiano del Cansiglio. Successivamente vengono presentate le caratteristiche dei movimenti osservati nel primo anno di vita della stazione: è stato riscontrato un buon accoppiamento con il terreno, documentato dal buon segnale di marea terrestre osservabile.
ELIO POLLI- Aspetti vegetazionali del “fontanon di goriuda” nell’alta val raccolana (alpi giulie occidentali − gruppo del canin) – pp. 121-139.
Nel presente contributo vengono presi in considerazione gli aspetti speleovegetazionali del “Fontanon di Goriuda” (20/1 Fr), poderosa risorgiva che, con flusso perenne, sgorga alla q. di 868 m dal versante orografico sinistro dell’Alta Val Raccolana, presso la localita di Sella Nevea (Massiccio calcareo-dolomitico del Canin, Alpi Giulie Occidentali) nel Comune di Chiusaforte, in provincia di Udine (Italia). Dopo una premessa sulla configurazione geomorfologia e climatica dell’ambiente, sulle indagini botaniche del territorio e sulle vicende storico-esplorative dell’ipogeo in oggetto, viene specificatamente analizzata la situazione vegetazionale che si sussegue nell’ampia caverna d’accesso, a partire dalla zona circostante sino al suo interno, ove la radiazione luminosa si attenua, smorzandosi del tutto. Vengono di conseguenza riportate le principali entita della flora vascolare che colonizzano le relative fasce di vegetazione (zone “liminare”, “subliminare”, “suboscura” ed “oscura”) che si alternano nella galleria iniziale dell’ipogeo, lunga un’ottantina di metri e dall’andamento pressoche orizzontale. Ne vengono evidenziate quelle di piu importante pregio botanico, influenzate dalle particolari locali condizioni meteoclimatiche. Si prospetta, nella parte conclusiva del lavoro, il quadro vegetazionale, con le specie di maggior rilievo, dell’ambiente circostante l’imponente cascata che il “Fontanon” determina piu a valle, presso la localita di “Pian della Sega”.

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