Giuseppe Milani (Pino)

 

GIUSEPPE MILANI (PINO)

 pubblicato su ” PROGRESSIONE N 53 ” anno 2006
Realizzò il progetto esecutivo della prima stazione di rilevamento automatico del livello delle acque di fondo del Carso nella Grotta A. F. Lindner.
La speleologia triestina ha perso nel 2006 un appassionato studioso dell’idrologia carsica, Giuseppe Milani (Pino).
Era tecnico ricercatore presso l’Istituto di Fisica dell’Università degli Studi di Trieste, dotato di notevoli conoscenze nel settore strumentale elettromeccanico ed elettronico. Collaborava con diversi istituti scientifici grazie alla sue capacità pratiche nel campo dell’assemblaggio e della calibrazione di apparecchiature (lavorò per lungo tempo anche presso il CERN di Ginevra). Si distingueva particolarmente nella preparazione degli strumenti necessari per gli esperimenti di fisica.
Nella sua carriera professionale collaborò con insigni scienziati, tra i quali il fisico svizzero Auguste Piccard (1884-1962) nella preparazione ed allestimento di alcune apparecchiature dei batiscafi.
Iniziò la sua carriera speleologica per puro caso nel 1971, quando il Gruppo Grotte dell’Associazione XXX Ottobre di Trieste decise di installare nella Grotta Lindner un sistema di rilevamento e di registrazione automatica degli innalzamenti dell’acqua sul fondo.
Pur possedendo il Gruppo Grotte le principali apparecchiature, acquistate grazie all’interesse diretto del presidente Duilio Durissini, sussistevano problemi tecnici riguardo la preparazione strumentale e l’installazione.
Grazie all’intercessione dell’amico Dario Favretto, speleologo degli anni quaranta e vice presidente della Trenta, convincemmo Pino a partecipare all’impresa, al tempo non semplice per una persona in età matura che ignorava completamente la speleologia.
Pino prese letteralmente in mano la faccenda, come se da sempre avesse lavorato nel campo dell’idrologia sotterranea, lavorando gomito a gomito con noi giovani.
A lui si devono i lavori di modifica di tutti gli strumenti essenziali impiegati nella stazione sotterranea. Nell’occasione calcolò e progettò con lo stesso Dario Favretto la campana idropneumatica necessaria a trasmettere la pressione dell’acqua dal fondo (-177 metri) ad un manometro di tipo Bourdon ben sigillato (-90 metri) che a sua volta eccitava un registratore galvanometrico modificato da Pino e collocato presso la superficie (-10 metri).
La collocazione della campana idropneumatica richiese particolari accorgimenti a causa della posizione sul fondo tra fango ed acqua, ma i problemi furono risolti proprio grazie all’inventiva di Milani.
Il sistema di rilevamento sarebbe oggi considerato obsoleto, oltre che costoso e di gravosa installazione (tutto il sistema elettronico era analogico, le apparecchiature dovevano essere sigillate per l’umidità (soprattutto il registratore galvanometrico che funzionava con trascinamento di carta) e il sistema elettrico richiedeva accumulatori pesanti, ma al tempo era una novità assoluta nel campo delle applicazioni speleologiche e presentava la caratteristica specifica di rilevare i minimi spostamenti d’acqua del fondo (pochi centimetri) e di poter funzionare per tempi illimitati con manutenzioni minime. Forse, a distanza di tempo, qualche storico potrà stabilire se l’impianto abbia rappresentato, al tempo, un qualche primato nel settore speleologico.
Una proprietà dell’impianto, ad oggi non raggiunta, era di disporre dei dati direttamente in superficie (tuttora, con i sistemi attuali, la lettura dei dati richiede il recupero delle sonde in profondità).
Negli stessi anni Pino Milani si adoperò anche per collaborare nel campo della strumentazione dell’estensimetro a laser installato in una galleria artificiale dell’antico tunnel dell’acquedotto presso Aurisina sul Carso (progetto che prevedeva il rilevamento delle flessioni del Carso, in senso trasversale SW-NE, in concomitanza con le piene sotterranee).
Il suo entusiasmo per l’idrologia sotterranea del Carso lo portò ad affrontare diversi
problemi teorici, e si spinse anche ad alcune esplorazioni sottoterra. Nel 1973-1976 seguì gli speleologi della Trenta nello studio del sistema degli inghiottitoi castelnoviani (area di Matteria e Marcossina).
Nel 1975 collaborammo insieme in un progetto ambizioso: la lettura e la registrazione in superficie delle piene sul fondo della Grotta di Trebiciano. Milani aveva progettato un sistema originale che prevedeva la misura diretta della pressione sul fondo attraverso un tubo di rame della lunghezza di oltre 400 metri. Il progetto si arrestò a causa dei costi e non fu portato a termine.
Pubblicò alcuni lavori importanti per l’interpretazione dei dati idrologici del Carso e rimase fino all’ultimo un sincero cultore del “problema Timavo”.

Importante la sua collaborazione nel settore della letteratura tecnico-scientifica della speleologia triestina:

-Favretto D., Milani G., 1972- Misura dei livelli d’acqua nella grotta A. F. Lindner
3988 VG “Atti del I Convegno di Speleologia del Friuli Venezia Giulia”,Trieste: 121-124.
-Favretto D., Milani G., 1975-Rilievi idrometrici nella Grotta A.F.Lindner 3988 VG2. “Annali del Gruppo Grotte dell’Associazione Trenta Ottobre”, 5: 7-14.
-Gemiti F., Milani G., 1977-Correlazione tra i livelli d’acqua della grotta A. F. Lindner ed il fiume Timavo. “Annali del Gruppo Grotte dell’Associazione Trenta Ottobre”, 6: 23-30
Alcuni dati contenuti in questi lavori sono attualmente utilizzati nello studio dei movimenti delle acque sotterranee del Carso triestino nord-occidentale – area delle risorgive, in particolare una funzione matematica che relaziona i livelli idrici della Lindner al livello del III ramo del Timavo a San Giovanni di Duino. Questa funzione è tuttora valida a prescindere dalle nuove strumentazioni.
Per carisma e serietà era amato e rispettato da tutti.
                                                                                                  Enrico Merlak.

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