Eugenio Boegan

BOEGAN Eugenio (2.10.1875 – 18.11.1939)

Presidente dal 7 luglio 1904 al 18 novembre 1939
 Nato a Trieste il 2 ottobre 1875 da una modesta famiglia, Eugenio Boegan crebbe in quel clima di speranze e passioni che caratterizzò la Trieste irredentista. Dotato di un acuto spirito di osservazione e di un vivo senso di organizzazione già a 15 anni, nel 1890, assieme al fratello Felice fondò un gruppo escursionistico, il Club Alpino dei Sette, che aveva come scopo il turismo, l’alpinismo e l’esplorazione delle grotte. Il gruppo, animato da un acceso spirito patriottico, sotto la guida dei due fratelli Boegan – Felice ne era il presidente ed Eugenio il segretario – sviluppò ben presto una dinamica attività, soprattutto in campo speleologico ed escursionistico. Il suo periodico, “La Mosca”, si diffuse attirando numerosi giovani e suscitando vaste simpatie nell’ambiente studentesco. All’attività del gruppo pose termine un intervento della polizia austriaca, motivato da qualche manifestazione irredentistica forse troppo palese: la polizia non aveva infatti tardato a comprendere l’importanza che sul piano politico poteva assumere l’associazione. Impossibilitato quindi a svolgere la sua attività, il Club dei Sette si sciolse per volere del suo presidente, il quale assieme al fratello e ad alcuni amici, entrò a far parte della Società Alpina delle Giulie, distinguendosi particolarmente nella sezione speleologica che si chiamava “Commissione Grotte” e che 44 anni dopo, alla morte di Eugenio volle chiamarsi “Commissione Grotte Eugenio Boegan”.
(In realtà questo avvenne appena nel 1949).
Nel 1898 la Società Geografica Italiana bandì un concorso per uno “Studio su una caverna situata entro i confini della penisola italiana”. Eugenio Boegan, allora ai suoi primi lavori speleologici, partecipò al concorso vincendolo, con una monografia sulla grotta di Trebiciano, situata presso Trieste, a quel tempo il più profondo abisso del mondo. L’atto fu indubbiamente coraggioso per l’esplicita affermazione che queste terre appartenevano geograficamente all’Italia, cosa che non poteva certamente essere gradita alla polizia austriaca per l’evidente significato politico che ne risultava implicito. Non ci si deve meravigliare quindi se allo scoppio della guerra mondiale il politicamente sospetto Boegan fosse internato in un campo di concentramento nel cuore dell’Austria
(Va rilevato che i Boegan, originari di Chioggia, erano cittadini italiani, per cui l’internamento era scontato).
Egli non rimase però a lungo ospite dell’Imperatore d’Austria: infatti con un’avventurosa fuga attraverso la Svizzera riparò in Italia, mettendo a disposizione del Comando Supremo la sua perfetta conoscenza del territorio carsico.
Non sappiamo con esattezza quale fu la sua attività in questo periodo in quanto egli non ne parlò mai, neppure con gli amici più intimi. Si sa soltanto che nel 1921, tre anni dopo la fine della guerra, venne nominato “Cavaliere del Regno d’Italia” per le benemerenze acquisite in quella circostanza.
Dopo la guerra riprese il suo posto di lavoro quale idrologo della Società “Aurisina” passando poi all’Ufficio Idrotecnico Comunale ed infine al servizio acquedotti dell’Azienda Comunale Elettricità, Gas, Acqua e Tramvie. Si occupò particolarmente della costruzione del nuovo acquedotto di Trieste, facendosi notare per le sue elevate capacità tecniche.
Già nel 1904 era diventato Presidente della “Commissione Grotte”, dopo esserne stato il Segretario ed il Relatore. Mantenne la presidenza ininterrottamente, a parte la parentesi della guerra, per 35 anni, fino alla sua morte, dando un impulso eccezionale agli studi ed alle ricerche speleologiche non solo nella Venezia Giulia, ma in varie regioni italiane. I risultati delle sue ricerche sono raccolti in ben 140 pubblicazioni, alcune delle quali in lingua francese ed inglese. Il suo primo lavoro, una relazione sulla Grotta presso il Cimitero di Basovizza (Nr. 23 V.G.), nota anche sotto il nome di “Fovea Plutone”, risale al 1896. Da allora continuò ininterrottamente a pubblicare relazioni, articoli e studi speleologici soprattutto di idrologia carsica. Le sue opere principali sono il “Duemila Grotte” ed “Il Timavo”. Al “Duemila Grotte” collaborò con entusiasmo Luigi Vittorio Bertarelli, che attratto dalla speleologia ed appassionatosi ad essa in un’età in cui generalmente gli speleologi si mettono in pensione, volle partecipare a numerose esplorazioni, dedicandosi particolarmente alle Grotte di Postumia.
(L. V. Bertarelli (1859-1926), presidente del Touring Club Italiano, si interessò di grotte già dalla fine dell’Ottocento, ma soltanto nel dopoguerra conobbe il Carso sotterraneo e se ne innamorò, diventando nel 1924 socio della Commissione Grotte della SAG) .
Fu soprattutto per merito suo se fu possibile reperire i fondi per la pubblicazione del “Duemila Grotte” ideato da Eugenio Boegan e realizzato da lui e dai suoi collaboratori della Commissione Grotte. L’opera espone i dati completi di tutte le cavità naturali note allora nella Venezia Giulia ed è la più vasta e completa monografia speleologica regionale pubblicata in Italia e forse nel mondo. Ciò che ne ha fatto però un testo diffuso ed apprezzato in tutta Italia sono gli articoli che precedono la descrizione delle cavità della Venezia Giulia e che illustrano i problemi scientifici e tecnici della speleologia. Il “Duemila Grotte” contribuì con indubbia efficacia a suscitare in Italia l’interesse per le ricerche speleologiche e fu questo senz’altro uno dei maggiori meriti dell’opera.
(Grazie anche al fatto che alla sua diffusione ha contribuito essenzialmente il Touring Club Italiano, editore dell’opera).
Le critiche non sono mancate, e più volte si è detto che tutta l’opera del Boegan poco ebbe di scientifico, molto di approssimativo e che oggi tutto è superato e tutto è da rifare.
Ai facili critici del Boegan dobbiamo ricordare però che il “Duemila Grotte” fu scritto qualcosa come 42 anni or sono, che molti suoi studi risalgono ad oltre 60 anni fa e che non solo la speleologia, ma tutte le scienze hanno fatto dei passi avanti per cui è ovvio che i criteri di base ai quali si impostavano i lavori qualche decina di anni addietro oggi siano superati. In merito alle critiche sull’esattezza dei dati pubblicati, dobbiamo ammettere che il Boegan accettò forse con troppa leggerezza, senza controllarli, molti dati fornitigli dai suoi collaboratori, non tutti all’altezza dei compiti loro affidati; d’altra parte quando si entra nel tema di esattezza dei rilievi delle grotte, non dobbiamo dimenticare le polemiche sui dati di cavità oggetto di recenti spedizioni scientifiche di fronte alle quali ci sembra azzardato gridare allo scandalo se in un periodo ancora pioneristico l’approssimazione sia andata al di là dei limiti oggi ammessi. A dimostrare inequivocabilmente la validità dell’opera resta il fatto che a tanti anni di distanza essa è tuttora ricercata e consultata da tutti coloro, non solo a Trieste, ma in tutta Italia, che si interessano di speleologia.
(La polemica faceva riferimento ad alcune affermazioni di Walter Maucci in una sua nota catastale; che il Duemila Grotte fosse considerato valido è stato confermato nel 1986, quando una ristampa del libro (Fachin ed., Trieste) andò esaurita in poche settimane).
Il “Timavo”, una delle sue ultime fatiche (1938), raccoglie tutto ciò che allora si sapeva sul fiume Timavo: portata, temperatura, percorso sotterraneo certo e supposto, limiti, superficie e struttura geologica del suo bacino. Per quanto quest’opera risalga a quasi 30 anni fa, essa ancor oggi è l’unica fonte razionale e completa dalla quale attingere i dati necessari per compiere nuove ricerche sulla dibattuta questione. Dobbiamo infatti constatare che malgrado il progresso della speleologia e delle nuove tecniche di studio dell’idrologia, ben poche notizie possiamo aggiungere ora a quelle contenute nel “Timavo”.
Oltre a queste opere, che sono i frutti delle sue maggiori fatiche, vanno ricordate le varie monografie su singole cavità (come quelle sulla Grotta di Trebiciano, pubblicate nel 1910 e nel 1922) o su determinate zone (le cavità di Dignano, l’altipiano di S. Servolo, le grotte di Oppacchiesella). L’elenco delle sue opere dà l’idea di quanto imponente sia stato il contributo da lui dato alla speleologia. Ciò che invece non risulterà da quell’elenco, sono i suoi lavori rimasti inediti: “La Storia della Speleologia”, di cui si sono potute conoscere soltanto alcune cartelle; “La Bibliografia Speleologica Mondiale”, giunta a noi come un ammasso enorme di note e di appunti, privi purtroppo della chiave per un’esatta interpretazione; “La Valsecca di Castelnuovo”, ampio studio sulla Valle di Castelnuovo (Istria), utilizzato poi da altri studiosi per l’interpretazione di alcuni problemi del Carso triestino.
Con la fondazione dell’Istituto Italiano di Speleologia Eugenio Boegan, che fu tra i suoi promotori, ebbe modo di dedicare le sue migliori energie alla diffusione della Speleologia in Italia ed alla formazione del “Catasto Speleologico Italiano” creato sul modello di quello – da lui voluto e organizzato – della Venezia Giulia. Dalle pagine della rivista ufficiale dell’Istituto Italiano di Speleologia “Le Grotte d’Italia”, di cui fu Direttore e Redattore responsabile dalla fondazione avvenuta nel 1927, alla sua morte, combatté la battaglia per il Catasto delle grotte italiane, riconoscendone per primo quell’importanza che oggi è ormai un fatto acquisito per chiunque si interessi di speleologia. E’ certamente soprattutto a lui che dobbiamo se in Italia esiste un catasto nazionale, sia pure ancora lontano dalla funzionalità da tutti auspicata, ma che nazioni speleologicamente più avanzate di noi non possiedono ancora.
Tutto questo fervore di attività non gli tolse il tempo di preparare le varie spedizioni della Commissione Grotte nella regione e fuori e di curare il riattamento delle grotte turistiche della Società Alpina delle Giulie, particolarmente della Grotta Gigante e delle Grotte di San Canziano, queste ultime rimaste ora oltre il confine jugoslavo.
Ancora a lui si deve l’iniziativa e l’organizzazione, nel 1933, a Trieste del I Congresso Speleologico Nazionale, che vide per la prima volta riuniti tutti gli speleologi italiani.
Eugenio Boegan morì travolto da un rapido e violento male, il 18.11.1939, lasciando un vuoto doloroso nella Commissione Grotte e nella Società Alpina delle Giulie. Con la sua morte, avvenuta a poca distanza da quella del Perco e del Martel, scomparve una delle più grandi figure del periodo eroico e romantico della speleologia. Egli iniziò la sua attività quando l’esplorazione era considerata un’ardimentosa impresa di pochi audaci, animati soltanto dalla volontà di raggiungere, a qualunque costo, il fondo dell’abisso che rappresentava per loro uno dei punti della terra non ancora sottomessi al tallone dell’uomo. Non a torto gli speleologi furono definiti “gli ultimi esploratori della terra”. Nell’ultimo periodo della sua vita l’esplorazione speleologica era già considerata un mezzo di indagine indispensabile per lo studio del fenomeno naturale “grotta” considerato alla stregua degli altri fenomeni naturali, e quindi da studiare ed esaminare con criteri e metodi scientifici, nelle sue varie manifestazioni. Di questa evoluzione del concetto base della speleologia, Eugenio Boegan fu il tipico rappresentante. Nato esploratore, divenne scienziato, studiando nell’età matura geologia ed ingegneria idraulica per poter meglio comprendere ciò che andava scoprendo. Chi ha letto le sue opere, non avrà difficoltà a rilevare l’evoluzione del suo pensiero confrontando i lavori giovanili con quelli dell’età matura
A ricordo della sua opera di cittadino e studioso il Comune volle dedicargli una delle strade di Trieste. Nel XXV anniversario della sua morte, affinché la sua opera venisse ricordata soprattutto dai giovani, la Commissione Grotte istituì il premio “Eugenio Boegan” per uno studio sul Carso triestino eseguito da uno studente o da un giovane laureato dell’Università di Trieste. Certamente però il ricordo migliore dell’opera di Eugenio Boegan è affidato alle sue pubblicazioni che abbiamo voluto raccogliere ed elencare, di seguito a questa breve esposizione della sua vita.
Testo di Pino Guidi e Marino Vianello pubblicato su Atti e Memorie, III , 1963; le note in grassetto non appartengono al testo pubblicato, ma sono state inserite in sede di stesura della presente scheda.

E’ stato membro della Commissione Grotte dal 1894 al 1939

Ulteriori notizie su Eugenio Boegan si possono trovare in:

Anelli F., xxxx: Eugenio Boegan, Le Grotte d’Italia, s. II,
Cocevar C., 1968: Premio “Eugenio Boegan”, Rass. Spel. It., 20 (3/4): 263-264, Como 1968
Kobau – Cavalli S., 1990: Come conobbi il mio caro e vecchio amico Eugenio Boegan, Progressione 23: 54-55
Forti F., 1989: Il pensiero di Eugenio Boegan sull’idrologia carsica, Atti e Memorie, 28: 15-33
Forti F., 1998: Eugenio Boegan, Giovanni Andrea Perko, Franco Anelli, Progressione 38: 60-62
Forti F., 2002: Gli studi sul Fiume Timavo – Nel ricordo di Eugenio Boegan e di Guido Timeus. Alpi Giulie, 96, 1: 44-70, Trieste.
Galli M., 1999: Timavo. Esplorazioni e studi, suppl. 23 di Atti e Memorie CGEB, Trieste 1999, pp. 198
Galli M., 2000: La ricerca del Timavo sotterraneo, Museo Civico di Storia Naturale, Trieste 2000, pp. 174
Guidi P., 1990: Eugenio Boegan, a mezzo secolo dalla morte, Progressione 23: 53
Guidi P., 1990: Speleologia. Eugenio Boegan, Rivista del CAI, 111 (4): 60-67
Guidi P., 1990: Eugenio Boegan, il padre del Catasto, Speleologia 22: 39-40
Guidi P., 1994: Ricordati i presidenti Carlo Finocchiaro ed Eugenio Boegan, Progressione 31: 65-67
Marini D., 1986: Eugenio Boegan, in “Duemila Grotte”, di L. V. Bertarelli & E. Boegan, ristampa anastatica, Fachin ed., Trieste 1986,
Medeot L., 1940: Eugenio Boegan, Alpi Giulie, n. 1, Trieste 1940
Medeot L., 1940: Eugenio Boegan, Le Alpi, rass. mens. del CAI, annata 1939/1940: 120
Mottola S.,  1949: Ricordo di Eugenio Boegan, Alpi Giulie, 1949/II
Vianello M., 1965: Ricordo di Eugenio Boegan, Rass. Spel. It., 17 (1/4): 87-88
Vassallo M., 1999: Eugenio Boegan, Progressione 41: 55-56

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