VOLUME XXXIII – 1995

 

VOLUME XXXIII – 1995

Trieste 1996
PINO GUIDI Relazione dell’attività della Commissione Grotte «Eugenio Boegan» nell’anno 1995 – pp. 5-13
CLAUDIO ZANOLLA, FRANCO COREN, FRANCO CUCCHI, FRANCESCO GIORGETTI, MASSIMO LOVO Elaborazione dei dati gravimetrici in corrispon­denza della Grotta Gigante (Carso Classico, Trieste, Italia) – pp. 17-24 Nei primi anni ’70 nell’area della Grotta Gigante, Carso triestino, sono stati acquisiti dati microgravimetrici volti a determinare la presenza di eventuali cavità intorno alla caverna principale. I dati gravimetrici (anomalia di Bouguer) sono stati ricomputati su di un grid regolare di maglia quadrata. Particolari algoritmi di calcolo applicati alla griglia, quali la determinazione del gradiente, la sua direzione, l’analisi della sua convergenza, permetto­no una immediata analisi qualitativa del dato gravimetrico volta all’identifcazione di aree in cui si può supporre la presenza di cavità, che è correlata al defcit di massa.
GIAMPAOLO BIANUCCI Gas tossici in grotta – pp. 25-45
In questa nota si affronta il problema della presenza di gas tossici nella esplorazione spele-osubacquea. Si descrivono le possibili fonti di emissione, le caratteristiche chimico-fsiche degli agenti tossici e le tecniche di rilevamento e dosaggio di questi. Si propongono, quali concentrazioni limite di esposizione, i valori TLV-TWA (Treshold Limit Value – Time Weighted Average) utilizzati nell’ambito dell’igiene industriale.
FULVIO GASPARO Sulla presenza del genere Stalita Schiödte (Araneae, Dysderidae) in Friuli (Italia nordorientale) – pp. 47-53
Viene riportata la sinonimia di Stalita lynx Brignoli, 1978, descritta di due piccole grotte delle Prealpi Carniche, con Harpactea grisea (Canestrini, 1868), specie epigea comune nell’arco alpino orientale (syn. nova). Stalita sp. prope nocturna Roewer, 1931, viene segnalata per una grotta delle Prealpi Giulie; si tratta del primo reperto del genere Stalita al di fuori del Carso Dinarico.
ELIO POLLI, PINO GUIDI Variazioni vegetazionali in un sessantennio (1935-1995) nella dolina della Grotta Ercole, 6 VG (Carso Triestino) – pp. 55-69
I frequenti sopralluoghi a scopo botanico e vegetazionale eseguiti nel corso di questi ul­timi anni nella dolina baratroide e nella zona prossima all’ingresso della Grotta Ercole, 6 VG, hanno consentito di delineare un quadro relativamente completo e preciso dell’attuale vegetazione ivi presente. È stato possibile di conseguenza eseguire un confronto fra le specie rilevate dal Morton nel 1935 e quelle presenti negli stessi ambienti nel 1995, agli estremi di un arco di tempo di 60 anni. In accordo con le recenti osservazioni eseguite in varie altre cavità dell’altipiano carsico triestino, si è notata anche nella Grotta Ercole una diminuzione delle specie d’ambiente idroflo che vengono via via sostituite da specie a carattere maggiormente termoflo, probabilmente a seguito delle sopravvenute variazioni climatiche. In particolare è stata osservata una marcata rarefazione di Phyllitis scolopen-drium ed una riduzione di Polypodium interjectum di fronte ad una progressiva espansione di Ruscus aculeatus.
EGIZIO FARAONE Progetti e discussioni sulle possibilità di rifornimento idrico a Trieste (1843 – 1847) – pp. 71-126
Nel periodo 1843-1845, scartata la proposta di utilizzare per il rifornimento idrico di Trie­ste l’acqua scoperta nell’Abisso di Trebiciano (ted. Trebitschgrotte, slov. Trebenska jama), vengono presi alcuni provvedimenti di scarsa importanza mentre si studia la possibilità di risolvere il problema con un acquedotto di suffciente portata.
Si scavano due pozzi sperimentali nella pianura di Zaule, ricca d’acque, ma poi si preferi­sce utilizzare la sorgente carsica di Risano (Rižana). Nel 1845 l’ingegner Sforzi, coadiu­vato dall’ingegner Lorenzutti e dal tecnico Semetz, compie i rilievi sul terreno ed elabora il progetto, ma i lavori non vengono intrapresi. Si può ipotizzare che ciò sia dovuto alla scarsa disponibilità di capitali privati, investiti preferibilmente nelle imprese ferroviarie e nelle compagnie di navigazione, più sicure e più redditizie.
Così nel 1846-1847 non si vede alcun progresso e la crisi del 1848, con la conseguente grave situazione fnanziaria, ritarderà la soluzione del problema.