1921 – 1940

 

Il quarto di secolo successivo (1921 – 1940)

L’ambiente

Immediatamente dopo la fine della prima guerra mondiale viene ricostituita la Società Alpina delle Giulie, chiusa dalle autorità austriache nel 1915, e riprende l’attività la sua Commissione Grotte, forte di uomini, progetti ed appoggi. Dalla ventina di soci del 1920 passa rapidamente ad oltre cinquanta, fra membri attivi già prima della guerra (Boegan, Beram, Battelini) e nuovi (Raffaello Battaglia, divenuto poi eminente antropologo, Sergio Gradenigo, futuro ambasciatore, Luigi Vittorio Bertarelli, presidente del Touring Club Italiano) e può contare, come e più che nell’anteguerra, sulla classe dirigente nazional liberale ora al potere. Contemporaneamente un gruppo di ex allievi del Ricreatorio Pitteri costituisce l’Associazione XXX Ottobre, struttura popolare escursionistico – polisportiva che troverà ben presto uno dei suoi punti di forza in un agguerrito Gruppo Grotte. E mentre si sviluppano e crescono le compagini italiane (e nazionaliste) si avviano ad un forzato declino quelle compromesse con il passato regime, come il Club dei Touristi Triestini, che dopo una stentata ripresa deve chiudere e vendere i suoi beni all’Alpina, ed il Grottenabtheilung del DÖAV, che ribattezzato Circolo Alpino Trieste, dura poco più e finisce per subire eguale sorte. Alcuni dei loro speleologi di punta non accettano di intrupparsi nei gruppi dominanti e proseguono un’attività ridotta, mantenendo contatti con i colleghi austriaci e tedeschi.
A fianco dei due gruppi rimasti in lizza (e che si contendono per un decennio i primati esplorativi) se ne forma subito un terzo, il Gruppo Speleologico SUCAI, che per alcuni anni opera, con una certa indipendenza, nell’ambito del C.A.I. e parallelamente all’Alpina, anch’essa entrata a far parte del C.A.I.. L’esempio del SUCAI viene ben presto imitato e così negli anni che seguono cominciano a percorrere il Carso nuovi gruppi, in parte affiliati a organismi sportivi preesistenti (Società Ginnastica Triestina, Giovani Esploratori Italiani), in parte indipendenti, per lo più formati da ragazzi ed ora difficilmente catalogabili. Questo fenomeno dura sino a quando, verso la fine del decennio, il regime cerca di far convergere tutte le attività ludiche nelle varie sezioni dell’Opera Nazionale Dopolavoro (Sezione Grotte del Dopolavoro Interaziendale Chimici, Marina Mercantile, Dopolavoro Rionale Olivares ecc.) e quella sportiva nel C.O.N.I. Per non sottostare a questa imposizione gli uomini del Gruppo Grotte della XXX Ottobre passano, praticamente in blocco, all’Alpina che riesce ad evitare questo destino in quanto in C.A.I., dopo qualche polemica, viene aggregato al C.O.N.I.; il Gruppo Grotte della XXX Ottobre riprende a fare della speleologia esplorativa soltanto verso la fine degli anni ’30. Molti giovani, per tutto il decennio 1926/1935, continuano a fare attività passando da un Gruppo all’altro, da un Dopolavoro all’altro (aggregandosi di volta in volta a quelle strutture che potevano garantire l’uso dei materiali e soprattutto la fornitura dell’autocarro attrezzato), mantenendo una sostanziale indipendenza.
Il fascino singolare che la speleologia esplorativa esercita sui giovani è però tale che nel 1930 il Partito Nazionale Fascista di Trieste ritiene opportuno creare dei gruppi grotte anche nel seno delle sue organizzazioni giovanili (Fascio Giovanile di Trieste/Gruppo Rionale “M. Trevisan”, sezione Speleologica); uno dei più convinti assertori di questo indirizzo è il gerarca Domeneghini che, una volta costituito il Gruppo – ed affidata la sua preparazione allo speleologo dell’Alpina Vittorio Malusà –, si mette subito alla frenetica ricerca di un grosso risultato esplorativo. Che viene ottenuto, dopo alcuni vani tentativi e barando sulle misure, nell’Inghiottitoio di Slivia di Castelnuovo, cavità lunga poco più di un chilometro e profondo 84 metri, ma valutata profonda 303 metri (cosa che permette di ottenere il 10° posto fra le maggiori cavità del mondo).

Le motivazioni

L’esame dei vari contributi storici pubblicati, come pure lo spoglio delle riviste specializzate, non è stato di grande aiuto in quanto la speleologia ludico-sportiva (meglio conosciuta sul territorio con il nome di “grottismo” operante nel ventennio qui analizzato non ebbe mai modo di integrarsi con la speleologia ufficiale: basti pensare che al 1° Congresso Speleologico Nazionale, tenuto a Trieste e Postumia nel 1933, partecipa un solo gruppo della Venezia Giulia, la Commissione Grotte dell’Alpina delle Giulie, organizzatrice dello stesso.
E’ opportuno osservare, innanzitutto, come la speleologia giuliana, affermatasi nella seconda metà dell’Ottocento quale valido supporto alle ricerche idrologiche tese a risolvere i problemi relativi all’approvvigionamento idrico della città di Trieste, risente notevolmente della mutata situazione politica e sociale dell’Italia del primo dopoguerra. La maggior possibilità di spostamenti sul territorio (al treno cominciano ad affiancarsi le prime autocorriere di linea, le automobili e – per i gruppi più organizzati – gli autocarri attrezzati), più tempo libero, il desiderio di evasione e di vita all’aria aperta a contatto con la natura sono il terreno in cui il seme della speleologia – diffuso nei quarant’anni precedenti – ha modo di crescere e di svilupparsi notevolmente. A fronte dei 7 gruppi speleo attivi nel XIX secolo (Società Adriatica di Scienze Naturali, Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie, Grottenabtheilung del DÖAV, Comitato Grotte del Club Touristi Triestini, Club dei Sette, Hades, Anthron Verein di Postumia) e ai 6 presenti nei primi quindici anni del secolo successivo (Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie, Grottenabtheilung del DÖAV, Comitato Grotte del Club Touristi Triestini, Jamarski Odesk dello Slovensko Planinstvo Drustvo, Jamarski Odesk Nabresina, Hades Verein) se ne riscontrano ben 29 operanti negli anni che vanno dal 1921 al 1945, con un notevole aumento degli appassionati (solo nelle fila della Commissione Grotte dell’Alpina militano, fra soci e simpatizzanti, oltre 250 grottisti), fra i quali cominciano a figurare sempre più frequentemente le donne.
Questo allargamento della base viene ad essere contemporaneamente conseguenza e causa di un mutamento degli indirizzi della speleologia locale: messa in secondo piano la ricerca finalizzata al reperimento dell’acqua (il problema del rifornimento idrico della città viene risolto nel 1928 con il nuovo acquedotto del Randaccio, e di idrologia carsica continueranno ad interessarsi singoli studiosi quali il Boegan e, successivamente, il Marussi), le energie dei grottisti vengono incanalate essenzialmente lungo tre direttrici: l’arricchimento del catasto grotte, la ricerca dell’affermazione con l’esplorazione dell’abisso più profondo, la visita semi turistica delle grotte.
Il primo aspetto soddisfa la tendenza a concepire la speleologia quale attività producente anche qualcosa di duraturo e di socialmente utile (il Catasto inteso come strumento dell’ampliamento delle conoscenze del territorio); il secondo gratifica notevolmente lo spirito sportivo emergente (molti degli abissi più profondi del mondo allora conosciuti erano concentrati nella regione e la loro esplorazione era stata effettuata quasi esclusivamente dagli speleologi gravitanti sul Carso Classico) nonché lo spirito d’avventura e le ambizioni agonistiche – sentimenti abbondantemente enfatizzati dal potere politico– di molti giovani che trovano nella speleologia una palestra di vita nella quale rischio, avventura, cameratismo, forte senso di gruppo si mischiano a formare un’amalgama, speculare succedaneo del mondo eroico vagheggiato.
L’ultima direttrice, che potremmo definire ludica, della speleologia giuliana del periodo in oggetto si accontenta – ma non è poco – di appagare sia il desiderio di socializzazione (andare in grotta vuol dire operare in gruppo) che quello di conoscenza di cose e posti nuovi (e le grotte sono sicuramente posti nuovi), emergente nei ceti popolari.
Mentre il primo tipo di attività coinvolge, in modo più o meno incisivo, circa di 40% dei gruppi grotte, il secondo – la ricerca del record e della grande impresa – è limitato ai gruppi di più solido impianto organizzativo e che possono contare sull’impiego dell’autocarro attrezzato (in sostanza l’Alpina delle Giulie e la XXX Ottobre, con qualche velleità del Gruppo Speleologico del Fascio Giovanile di Combattimento e, verso la fine del periodo, della Società Triestina Speleologica), lasciando la speleologia ludica ai numerosi gruppi grotte dei dopolavoro aziendali (OND Portuali, OND Chimici, OND Marina Mercantile) e delle organizzazioni giovanili del Partito Nazionale Fascista. L’interagire di queste tre tendenze, non costanti nel tempo (fortemente accelerata la raccolta catastale nel primo decennio e verso la fine del secondo; presente con momenti parossistici la ricerca dell’abisso senza fondo quasi soltanto negli anni 1924/1929, con una debole ripresa verso la fine degli anni ’30; diffusa – soprattutto nel periodo 1928/1940 – la speleologia ludico-turistica), se non permette di ottenere risultati scientifici degni di nota, contribuisce notevolmente alla formazione di quello spirito “grottistico” che sarà la base della ripresa della speleologia triestina del secondo dopo guerra.

Le zone di attività

I nuovi confini politici, stabili con il Trattato di Rapallo, se da un lato hanno ridotto notevolmente le potenziali zone di ricerca (soprattutto per la perdita degli altipiani della Dalmazia, i cui fenomeni carsici erano stati oggetto di studio da parte di speleologi del Litorale quali il Müller ed il Boegan), dall’altra – definendo con precisione i limiti delle zone indagabili – permettono di pianificare meglio le ricerche. Nonostante queste premesse l’attività dei Gruppi Grotte triestini, con l’eccezione delle squadre dell’Alpina e della XXX Ottobre, rimane concentrata nell’immediato retroterra della città, sviluppandosi sul Carso Classico e lungo le direttrici Opicina – Sesana – Duttugliano a nord e Basovizza – Erpelle – Matteria – Castelnuovo a sud, con sporadiche puntate in qualche cavità particolarmente bella o profonda sita al di fuori di questi itinerari. Singoli speleologi – Mornig, Ferletti, Cosmini – hanno modo di visitare ed esplorare grotte in alcune regioni d’Italia e in Africa, approfittando degli spostamenti imposti dal servizio militare.
I grottisti dell’Alpina e della XXX Ottobre, dopo un primo periodo in cui la ricerca dell’abisso più profondo li conduce a confrontarsi nelle stesse cavità (abisso di Raspo), giungono ad un aggiustamento con una suddivisione della Venezia Giulia in zone d’influenza: la Ciceria, l’Alta Istria ed il Carso Liburnico per la XXX Ottobre e il rimanente dell’Istria , gli altipiani della Bainsizza, di Piro e di Tarnova per l’Alpina, che porta, comunque, i suoi uomini ad esplorare grotte anche in zone per loro del tutto nuove e lontane quali il Cansiglio (1924), il salernitano con le grotte di Pertosa e Castelcivita (1926, 1930 e 1940) e la Sicilia (Sciacca 1942), mentre una spedizione in Etiopia, programmata per il 1937, deve essere rinviata per cause di forza maggiore. Verso la fine del ventennio gli uomini dell’Alpina iniziano le esplorazioni sul versante sud dell’altipiano del Canin, quelli del ricostituito Gruppo Grotte della XXX Ottobre affrontano gli abissi dell’Alpe Grande sopra Fiume e dell’Istria centro – orientale, mentre la Società Triestina Speleologica si lancia alla riscoperta del Carso Classico, tutte attività che vengono interrotte dall’inizio della seconda guerra mondiale.
Rimanendo sempre in tema di zone d’esplorazione è opportuno ricordare ancora il già citato gruppetto di speleo dei disciolti gruppi “filoaustriaci” – Anton Meeraus, Karl Strasser, Egon Pretner … – che, specializzatisi nelle ricerche biospeleologiche, espletano una discreta attività oltre che sul Carso pure in Friuli (grotte sui fianchi del monte Ciaorlecc, a nord di Clauzetto) i cui risultati sono pubblicati, naturalmente in tedesco, sul berlinese Mitteilungen über Höhlen und Karstforschung.

Conclusioni

Se gruppetti minori, indipendenti, esistevano anche prima della Grande Guerra (come quello del giovane Graziadio Cassab), negli anni susseguenti alla stessa questi dovettero essere ancor più numerosi e le loro tracce si trovano sulle pareti di molte grotte del Carso e in qualche scritto rievocativo. Lo spirito d’iniziativa e d’indipendenza del grottista si nota altresì nella trasmigrazione di parecchi di questi (esempio classico Giovanni Mornig, detto il “Corsaro”) da un gruppo all’altro. Una conferma indiretta del fenomeno la danno i quotidiani di Trieste: due esempi soltanto, tratti dal giornale “Il Piccolo” che nell’aprile 1923 pubblica un articolo in cui sono elencate le norme fondamentali da seguire per una sicura visita delle grotte e nel novembre dello stesso anno conduce una campagna – promossa dall’Alpina – contro i vandalismi nelle grotte, campagna cui si associano poi vari sodalizi.
Alla fine di un ventennio di attività vi è un grosso rilancio della Commissione Grotte dell’Alpina che con uomini nuovi – non sempre e non tutti legati al regime – si prepara ad affrontare un futuro prevedente un museo speleologico, scuole di speleologia, una rivista scientifica, una serie di ricerche finalizzate, l’allestimento di una stazione di ricerche ipogee; la XXX Ottobre ricomincia ad esplorare abissi di notevole – per i tempi – profondità, mentre oltre alle attività semituristiche organizzate dal Dopolavoro emergono tendenze esplorative da parte di gruppi di giovani.
Appare evidente che, nonostante le intenzioni del regime di inquadrare e controllare la speleologia, il grottismo autonomo resiste e sopravvive, trovando uno dei suoi ultimi epigoni nella Società Triestina Speleologica, gruppo che riesce a svolgere, al pari del coevo Gruppo Triestino Grotte, un po’ di attività persino durante i primi anni di guerra. Alla fine della quale a Trieste abbondano magazzini di materiale speleo (corde di manila, scale con cavi d’acciaio e gradini in legno, lampade a carburo, elmetti e cinturoni dell’U.N.P.A.) cui attingeranno i nuovi gruppi grotte, ed una passione per la ricerca suddivisa in mille rigagnoli da cui rinascerà la speleologia giuliana del secondo dopoguerra.

I Gruppi Grotte

Abtheilung für Grottenforschung des Deutschen und Österreichischen Alpenvereins

Prosegue la sua attività nel dopo guerra assumendo il nome di “Circolo Alpino Trieste”; cura, sino al 21 novembre 1922 la gestione delle Grotte di San Canziano. Dopo quella data il complesso ipogeo passa all’Alpina delle Giulie.

Associazione XXX Ottobre (poi Dopolavoro XXX Ottobre), Gruppo Grotte

Costituito nel 1918 esplica una notevole attività esplorativa sino al 1931 – centinaia di grotte messe a catasto, fra cui abissi molto impegnativi –, anno in cui cessa di operare ed i suoi uomini passano in buona parte alla Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie; riprende nuovamente – e per un paio d’anni – l’attività verso la fine del 1939, con la ricostituzione del Gruppo Grotte e l’esplorazione di abissi di un certo rilievo nell’Istria interna.

Circolo Alpino Trieste

Prende il posto del disciolto D.Ö.A.V. e ne prosegue l’attività, in modo informale, anche dopo la perdita delle grotte di San Canziano e di tutti i beni (rifugi, archivi, biblioteca) sino a oltre la metà degli anni ’20.

Club Touristi Triestini – Comitato Grotte

Il Comitato segue la sorte della società madre, sciolta pochi giorni dopo l’Alpenverein; nei primi anni del dopo guerra tenta di rilanciare una certa attività, anche con delle illuminazioni speciali della Grotta Gigante. Allo scioglimento tutti i suoi beni, compresa la grotta, vengono acquistati dall’Alpina delle Giulie.

Dopolavoro Interaziendale Chimici, Sezione Speleologica

E’ senza dubbio uno dei più grossi gruppi speleo aggregati all’O.N.D.; risulta essere attivo negli anni 1928/1940, soprattutto in campo speleoturistico, non tralasciando però di effettuare pure delle ripetizioni di un certo impegno (abisso Bertarelli, luglio 1938; abisso di Montenero d’Idria, luglio 1939).

Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile

Risulta attivo verso la fine degli anni ’30.

Dopolavoro Portuale, Gruppo Grotte

Nel 1931 una squadra del Gruppo, guidata da Ermanno Ferletti (passato poi all’Alpina), porta a termine in tre giorni (14/16 giugno) la riesplorazione dell’abisso Bertarelli, valutando la profondità dello stesso in 400/410 metri contro i 450 ufficiali.

Dopolavoro Rionale “Olivares”

Inizia a programmare attività grottistica a partire dal maggio 1934.

Fascio Giovanile di Combattimento di Trieste – Gruppo Rionale “M. Trevisan – Sezione Speleologica”

Costituito ufficialmente nel 1930 risulta però già attivo alla fine degli anni ’20 (periodo in cui collabora con il Gruppo Grotte della XXX Ottobre) ed è presente sino alla metà del decennio successivo. La conduzione delle esplorazioni è affidata ad Armando Masè mentre la sua organizzazione fa a Vittorio Malusà. Massima sua impresa è l’esplorazione, nel 1931, dell’inghiottitoio di Slivia di Castelnuovo, 399 VG, dichiarato profondo 303 metri (contro gli 84 riscontrati qualche anno dopo).

G.E.M.M.A. – Gruppo Escursionisti Monte Maggiore

Società alpinistica, affiliata all’O.N.D., che risulta aver svolto pure una certa attività speleologica, soprattutto in Istria. Costituita nel luglio 1928, è ancora operante nel settembre 1935, periodo in cui effettua una campagna speleologica in Istria. Gruppo formato da ragazzi del Ricreatorio Padovan (Corazza, Finocchiaro, Gabersi, Medeot).

Giovani Esploratori Italiani – G.E.I., Commissione Grotte

Operante sul Carso triestino negli anni 1922/1927; periodo in cui esplora e mette a catasto alcune grotte.

Gruppo Escursionisti Indomito – G.E.I.

E’ formato nel 1927 dai ragazzi della Commissione Grotte del G.E.I. allorché questa viene assorbita dall’O.N.D.; vi fanno parte, tra gli altri, i fratelli Pirnetti, Mornig, Brena, Ferletti.

Gruppo Escursionista Studentesco. Sezione Grotte

Il Gruppo svolge attività speleoturistica già nel 1922; la Sezione Grotte viene formalmente costituita nell’aprile 1924, con l’inaugurazione del suo gagliardetto nella grotta Noé.

Gruppo Escursionisti “Quis Contra Nos?”

Consta in attività speleoturistica nel novembre 1928.

Gruppo Escursionisti Triestini

Risulta fondato nel 1926 e ancora attivo nel 1933; sotto la presidenza di Garimberti.

Gruppo Escursionistico “Stella Alpina”

Risulta fondato nel 1927 ed ancora attivo nel 1933; sede in piazza della Borsa 8, presidente Enrico Norio.

Gruppo Grotte C.A.I. Gorizia

Fondato nel 1925; viene citato dal Boegan come attivo nel 1927 e come ancora esistente nel 1933, sede in Gorizia, piazza Vittorio 16.

Gruppo (Circolo) Sportivo Pasubio

Svolge attività, anche di un certo impegno sportivo (grotta Plutone, abisso sopra Chiusa), nel 1928; vi opera, per un certo periodo, pure Giovanni Mornig.

Gruppo Triestino Grotte

Operante nel 1941, ha al suo attivo la scoperta e l’inizio delle esplorazioni (sino a –130) dell’abisso successivamente dedicato a Silvano Zulla, 3873 VG.

Jamarksi Odesk Borst

Gruppo informale, costituito da giovani di Sant’Antonio in Bosco (in sloveno Borst) che opera a partire dal 1938.

Slovensko Planinsko Drustvo Trst, Jamarksi Odesk

Sciolto dalle autorità nel 1923, al pari del Club Touristi Triestini e del Circolo Alpino Trieste; probabilmente alcuni dei suoi elementi farà attività con gli uomini del Circolo Alpino Trieste.

Società Alpina delle Giulie Commissione Grotte

Riprende la sua attività – dopo lo scioglimento forzato del 1915 – nel 1919; forte di uomini, mezzi e appoggi politici (fra i suoi soci ci saranno il presidente del T.C.I. Luigi Vittorio Bertarelli, un ambasciatore, il direttore della rivista “Le Grotte d’Italia”, studiosi di chiara fama) per un ventennio sarà indubbiamente il gruppo speleologico più forte e meglio organizzato d’Europa. Esplora la maggior parte degli abissi più profondi della regione, organizza il primo Congresso Speleologico Nazionale, valorizza – mediante l’esecuzione di grossi lavori – le Grotte di San Canziano, conduce i suoi uomini a esplorare grotte in altre regioni d’Italia (Veneto, Campania, Sicilia).

Società Archeologica Triestina

Formata da studenti (fra cui il futuro studioso Diego de Henriquez), opera per un anno – il 1926 – soprattutto nella grotta di Ospo.

Società Ginnastica triestina, Sezione Escursionistica

Vi opera, con sorti alterne, per un decennio (1926-1936), un gruppo grotte di cui fanno parte – negli ultimi anni e per breve tempo – elementi di indubbio valore quali Carlo Finocchiaro e Luciano Saverio Medeot.

Società Triestina Speleologica

Sodalizio fondato nel 1938 da un gruppo di studenti che si appoggia, in parte, al vecchio biospeleologo e direttore di Museo Civico di Storia Naturale di Trieste Giuseppe Müller; oltre ad un buon parco attrezzi organizza un proprio catasto e conduce ricerche di paletnologia sino al 1943.

Società Triestina “Tocai” (Associazione Escursionistica “Ditta Tocai”)

Svolge attività turistica ed escursionistica anche in grotta; presente nel 1924.

“Speleta”. Società Speleologica Triestina per l’Esplorazione Scientifica e il Turismo

Società anonima costituita nel 1930, con atto notarile (capitale sociale lire 20.000.-, diviso in 100 azioni da lire 200 cadauna), per l’esplorazione scientifica, la protezione e lo sfruttamento del patrimonio speleologico del Carso; soci sottoscrittori sono S. A. il Principe Ugo di Windisch-Graetz, il Principe Amedeo di Windisch-Graetz e il Conte Giovanni Battista Ceschi. Non si possiedono notizie sull’attività svolta.

Sport Club Aquila

Attivo nel triennio 1927-1929, inserisce in catasto numerose cavità; nel suo seno operano, fra gli altri, Bruno Cosmini e Giovanni Mornig.

Sezione Universitaria C.A.I. (SUCAI). Sezione Speleologica

Inizia a operare sul Carso triestino ed in Istria nel 1921, proseguendo la sua attività sino ai primi mesi del 1923. Ha al suo attivo l’esplorazione ed il rilevamento di una decina di cavità.

Veloce Club, Gruppo Sportivo 58a Legione

Dalle sigle trovate in alcune grotte del Carso triestino si desume abbia fatto attività speleologica, anche di ricerca, nel 1928.