la grotta Poloska

 

LA GROTTA POLOŠKA

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pubblicato su ” PROGRESSIONE N 54 ” anno 2007

Nel 2007 un gruppo di speleologi di Tolmino, hanno esplorato la grotta Pološka jama. Alla ricognizione hanno partecipato in qualità di ospiti anche due speleologi provenienti dall’Italia. Nel mese di gennaio dello scorso anno ho incontrato uno dei due speleologi italiani, Louis da Trieste, il quale mi ha riferito di essere rimasto molto impressionato dalla Pološka jama e dalla sua tipica morfologia a più livelli. A seguito è nata una breve presentazione della stessa per la rivista Progressione. Devo ammettere di aver provato una grande felicità nello svolgere il lavoro di ricerca sulla grotta e di seguito vi presenterò alcune informazioni in merito.

Nel periodo antecedente al 1900 soltanto i pastori e i cacciatori del circondario conoscevano l’entrata segreta della grotta che si trovava sotto il monte Sonica nella valle del fiume Tolminka. L’entrata venne successivamente scoperta anche da certi personaggi della zona che si dimostrarono particolarmente interessati al segreto che si celava nelle vicinanze del monte. Perciò nel 1924 Podšolar, Fili e Teodor Tuta ne parlarono con gli speleologi del gruppo Krpelj. I signori del circondario consigliarono ai membri del gruppo Krpelj di chiedere dove fosse situata la grotta ai pastori dell’altipiano di Polog. Poichè gli speleologi non avevano tempo per farlo durante il giorno, l’azione di svolse di notte. Essi partirono a piedi da Zatolmin e raggiunsero la valle di Polog accompagnati da un giovane pastore che una volta raggiunta l’entrata fece ritornò verso la valle. Il capo della spedizione del gruppo Krpelj, l’ingegnere Franc Štrukelj, descrisse la grotta con le seguenti parole: “La sensazione di avere sopra alle nostre teste 600 m di strati rocciosi e i pascoli delle mandrie dell’altipiano di Lašce ci rende spiritualmente e fisicamente gioiosi nella consapevolezza di quanto modesti siamo in confronto alla natura che non riusciremo mai a comprendere appieno.” Il gruppo Krpelj visitò la grotta tre volte e ne tratteggiò anche la forma, dalla quale era evidente che la grotta era orientata verso l’alto. Essi giunsero inoltre alla conclusione che i fiumiciattoli all’interno della grotta fossero collegati con il fiume Tolminka, il ché fu confermato negli anni successivi. Questi primi speleologi descrissero la grotta come tettonica e scoprirono anche una seconda entrata situata più in basso. Successivamente la grotta fu descritta anche nel libro Duemila Grotte (E. Boegan, L.V. Bertarelli) con il nome di Grotta di Pologar. Gli autori del libro affermano che il 23.3.1924 la grotta aveva un dislivello di +20 m e una lunghezza di 590 m. A questa prima esperienza non seguirono altre per alcuni decenni. Durante le due guerre mondiali la grotta venne utilizzata come rifugio frequentato da militari e dagli abitanti del luogo, tra i quali c’erano anche Gugala, Marijan Gerželj e Mitja Šavli, che nel 1962 entrarono a più riprese nella grotta. Dell’esistenza della grotta venne a conoscenza anche lo speleologo di Idrija Ivan Kenda che all’epoca frequentava l’istituto magistrale di Tolmino. Nel 1964, quasi scalzo e senza alcuna attrezzatura, Ivan esplorò la grotta seguito a breve da altri colleghi provenienti da Idrija e Postumia. Nel corso di queste spedizioni la lunghezza della grotta raggiunse i 3.000 m e ad ogni nuova spedizione la grotta diventava più lunga. In quegli anni iniziarono a frequentarla i gruppi speleologici IZRK (Istituto di Ricerca del Carso), Ljubljana Matica, JK Želežničar, Kozina, Domžale, Ribnica, Sežana, JLA e PD Tolmin. In qualità di ospiti, nel 1966, la esplorano anche alcuni speleologi inglesi e una speleologa austriaca. Queste prime spedizioni furono contrassegnate da una grande dose di entusiasmo, dovuto anche al fatto che dopo la prima spedizione del 1961 nell’abisso Triglavsko brezno (a 285 m di profondità) era stato finalmente scoperto un nuovo sistema di gallerie nelle Alpi Giulie. Alcuni esperti erano infatti dell’opinione che nel complesso delle Alpi Giulie non era più possibile scoprire delle nuove strutture orizzontali. Ma la Pološka jama dimostrò l’esatto contrario è comportò l’esigenza di mettere in piedi delle spedizioni più organizzate. Fino al 1967 furono scoperti e misurati 5.200 m di galleria con un dislivello di 225 m. Le prime analisi geologiche dimostrarono che il sistema della Pološka jama si sviluppava su due livelli. Il primo era prevalentemente secco, mentre il secondo era caratterizzato da numerosi corsi d’acqua. Tra le caratteristiche principali di entrambe le parti c’erano alcune gallerie ellissoidali e numerose ostruzioni. Già all’epoca gli esperti avevano previsto la presenza di un terzo livello che avrebbe dovuto collegare i primi due. Il più fervente ricercatore dell’epoca fu il dottor Peter Habič. Nel 1968 la Società di Ricerche Speleologiche della Slovenia organizzò, in collaborazione con l’Istituto di Ricerca del Carso, una grossa spedizione alla quale parteciparono 38 speleologi. Anche in questa occasione vi furono alcuni speleologi inglesi e tre italiani. Purtroppo, però, le condizioni atmosferiche rovinarono i loro piani. Utilizzando una sostanza tracciante fu dimostrato il collegamento tra i ruscelli presenti all’interno della grotta e gli affluenti esterni del fiume Tolminka.

Nel 1969 gli speleologi scoprirono nella parte inferiore della grotta una nuova galleria con delle cascate e delle rapide che si sono rivelate molto pericolose in occasione di repentini cambiamenti atmosferici.

Nel 1970 la Pološka jama divenne una delle grotte più interessanti della Slovenia. Perciò la Società di Ricerche Speleologiche della Slovenia, in collaborazione con il Governo e l’Istituto di Ricerca del Carso, organizzò una spedizione di ricerca con l’intento di raggiungere il punto finale della grotta e misurare tutte le gallerie che la componevano. Il campo base venne allestito sull’altipiano di Polog e nell’agosto del 1971 vi si radunarono 21 speleologi ottimamente attrezzati. La spedizione venne suddivisa in cinque gruppi di lavoro aventi dei compiti ben precisi: un gruppo era adibito alle misurazioni, un altro al trasporto dell’attrezzatura, i compiti di ricerca vennero assegnati ai più esperti, un gruppo si occupava delle fotografie e un altro dello studio del clima e delle specie animali. Gli speleologi sistemarono anche un cavo telefonico fino al bivacco posto presso l’area della Spodnja kuhinja. Dopo 12 ore il gruppo di speleologi esperti, i cosiddetti “špičaki”, raggiunse le zone ricoperte d’acqua che si trovavano nella parte più profonda della Pološka jama che in quell’occasione aumentò di 75 m raggiungendo così una profondità complessiva di 300 m. Le speranze di poter procedere ulteriormente però svanirono. Ma proprio verso la conclusione della spedizione accadde un fatto sorprendente: due membri del gruppo di lavoro che si occupava delle misurazioni nella parte superiore della grotta (nella sala superiore) avvertirono una forte corrente d’aria e dopo aver scavato per un po’, uno dei due raggiunse una parte della grotta che non era stata ancora scoperta. Questo punto porta oggi il suo nome.
In seguito a questa nuova scoperta iniziò la faticosa e interessante progressione verso la parte superiore della grotta. Nel corso della successiva spedizione gli speleologi riuscirono a procedere per 144 m in altezza. In questo modo il dislivello della grotta raggiunse i 402 m ed essa divenne la grotta più profonda della Iugoslavia subentrando alla grotta Žankana jama in Istria che aveva un dislivello di 361 m.

Una particolarità della Pološka jama erano le grandi sale inclinate di cui un esempio tipico è rappresentato dalla Sala grande. Nella parte superiore di queste sale c’erano dei cunicoli. Alla fine del 1970 la grotta aveva un dislivello di 465 m e una lunghezza complessiva di 8.020 m.

Nel 1971 la società speleologica Ljubljana matica assegnò le spedizioni nella parte superiore della grotta allo speleologo Primož Krivic. Le spedizioni erano orientate verso due fronti: il primo tra la Divja dvorana (in it. Sala selvatica) e l’incrocio delle gallerie provenienti dall’alto. Qui fu scoperta un’interessante dorsale chiamata Trobenta (in it. Tromba). Sull’altro lato della Divja dvorana si trovava la parte iniziale del camino Nebotičnik (in it. Grattacielo) alto 73 m. In cima al camino il dislivello aumentò a 514 m e la lunghezza complessiva della grotta raggiunse i 9.570 m. Le spedizioni degli speleologi di Lubiana raggiunsero il culmine a metà estate. Partendo dal camino Nebotičnik iniziarono a scalare alcuni camini verticali di 20 m di altezza e dopo numerosi sforzi raggiunsero la galleria diagonale chiamata Domine. Dopo un po’ si resero conto che la superficie non poteva essere molto lontana. Il punto più alto di questa area venne chiamato Biološki rov (in it. Galleria biologica). A 674 m di altezza la grotta finiva e il vento scompariva in un cunicolo invalicabile. Perciò gli speleologi pensarono che sarebbe stato più sensato collegare la grotta alla superficie partendo dall’alto e così, nel giugno del 1974, alcuni di essi riuscirono a scavare una buco sull’altipiano di Lašce e a collegarlo con la Pološka jama. Oggi la grotta misura 10.800 m di lunghezza e ha un dislivello di 704 m.

Non bisogna dimenticare che negli anni ‘80 numerosi speleologi polacchi, sotto la guida di Zdzislaw Lorek, visitarono la grotta e scoprirono i Poljski deli (in it. Parti polacche) dietro alla Tiha dvorana (in it. Sala silenziosa). I Poljski deli sono caratterizzati da un forte grado di pericolosità dovuto al materiale che vi si trova e sono molto stretti. Va inoltre ricordato anche il camino di 100 m di altezza che i polacchi scalarono e al quale diedero un nome molto importante per l’epoca: Camino della Solidarietà.

Nelle vicinanze della Pološka jama ci sono alcune grotte e crepacci che potrebbero far parte del sistema della grotta stessa ed all’interno della grotta ci sono ancora delle gallerie che non sono state esplorate.

Il 12 aprile 1998 un forte terremoto colpì l’area in cui è situata la grotta senza però danneggiarla.

Prima di concludere questo mio breve contributo desidero ricordare anche le specie animali che vivono nella grotta, tra le quali possiamo osservare il Meganopodium Bohiniensus che è stato scoperto per la prima volta proprio all’interno della Pološka jama.
In conclusione desidero ricordare le parole di Peter Habič. “Alla scoperta della Pološka jama hanno contribuito speleologi provenienti da numerose società speleologiche slovene. Sebbene alcuni siano stati più costanti e meritevoli di altri, la Pološka jama rappresenta il simbolo del lavoro congiunto di tutti gli speleologi sloveni. Al contempo, però, la Pološka jama rappresenta anche un buon esempio di come sia possibile ottenere risultati eccellenti lavorando sodo e in maniera sistematica.”

DEJAN RISTIĆ, SEZIONE SPELEOLOGICA PD TOLMIN 21.3.2008.

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Leta 2007 smo jamarji iz Tolmina prečili Pološko jamo. Kot gosta sta se nam pridružila tudi dva jamarja z Italije. Letos januarja sem se zopet srečal z enim od obeh italijanskim jamarjev. To je bil Louis iz Trsta. Povedal mi je, da je Pološka jama nanj naredila velik vtis in mi predlagal, da bi jo kot domačin predstavil italijanski javnosti v reviji Progressione. Poudarek in glavna zanimivost pa naj bi bil opis prodiranja ter raziskovanja od spodaj navzgor. Dolgotrajnega dela iskanja podatkov o jami sem se lotil z velikim veseljem, še posebno zato, ker je zadeva že nekoliko časovno oddaljena in potrebna še večjih iskalnih naprezanj in presenečenj. Tu je nekaj podatkov.
Za skriti vhod pod goro Osojnico v dolini Tolminke so pred letom 1900 vedeli le pastirji z blijžnih planin in tudi lovci. Položaj vhoda je prišel na uho tudi takratnim tolminskim veljakom. Kot domoljube jih je posebno zanimala skrivnost pod goro v njihovi bližini. Zato so v letu 1924, Podšolar, Fili in Teodor Tuta seznanili tolminske jamarje, člane kluba Krpelj z jamo. Tolminski veljaki so svetovali Krpljevcem naj za položaj vhoda povprašajo pastirje na pl. Polog. Ker jamarji čez dan niso imeli časa je akcija stekla ponoči. Iz Zatolmina so se v dolino Polog odpravili peš. Do vhoda v jamo jih je spremljal mlad pastir, ki se je takoj vrnil v dolino. Vodja Krpljevcev inž. Franc Štrukelj opisuje jamo z besedami: »Z občutki, da imamo nad seboj 600 m skalnih plasti in da se pase nad nami čreda iz planine Lašca, uživamo tem bolj duševno in telesno v spoznanju, kako majhni smo proti naravi, ki je nikdar popolnoma ne doumemo«. Krpljevci so jamo obiskali 3 krat in jo sproti risali. Ugotovili so, da se jama vzpenja. Za potočke v jami so predvidevali na povezavo z izviri Tolminke, kar je sedaj dokazano. Značaj jame so opisali kot podorni in tektonski, zraven tega pa so odkrili še drugi spodnji vhod. Kasneje je bila jama opisana v knjigi Duemila Grotte (E. Boegan, L.V. Bertarelli), z imenom Grotta di Pologar. V knjigi je omenjena višinska razlika +20 m in dolžina 590 m ter datum meritve 23.3.1924.
Po tem datumu dolgo ni podatkov o obisku jamarjev. Med vojnama je jama služila kot skrivališče in so jo zato obiskovali vojaki in nekateri domačini. Eni izmed takih radovednežev so bili Gugala, Gerželj Marijan in Šavli Mitja, ki so se leta 1962 večkrat podali v jamo. Nekdo izmed njih naj bi menda o jami povedal tudi idrijskemu jamarju Ivanu Kenda, ki je takrat študiral na učiteljišču v Tolminu. Ivan je na začetku leta 1964 skoraj bos in brez opreme raziskoval jamo. Kmalu so se mu pridružili še kolegi jamarji z Idrije in Postojne. Po prvi enotedenski akciji in izmeri vseh rovov je dolžina narasla na 3000 m. S tem se je začelo pravo raziskovanje Pološke jame. Jama je na vsaki akciji pridobila na dolžini. Kmalu so začeli prihajati člani klubov: IZRK (Inštituta za raziskovanje krasa), Ljubljana Matice, JK Želežničarja, Kozine, Domžal, Ribnice, Sežane ter pripadniki JLA in PD Tolmin. Kot gostje so se tabora v letu 1966 udeležili tudi angleški jamarji in jamarka iz Avstrije. Značilen za te prve akcije je bil velik zanos in ambicijoznost. Odločnost akcijam je botrovalo dejstvo, da se je po odpravi l. (1961,1964) v 285 m globoko Triglavsko brezno spet odkrilo dolg skrivnosten splet rovov v Julijskih Alpah. Prav za Julijske Alpe so nekateri strokovnjaki menili, da ni možnosti odkritji večjih horizontalnih objektov. Prav Pološka jama pa je to teorijo obrnila na glavo in narekovala potrebo po večjih odpravah. Do leta 1967 je bilo v Pološki jami raziskanih in izmerjenih 5200 m rovov z višinsko razliko 225 m. Geološko so prve ugotovitve pokazale, da se je Pološki jamski sistem razvil v dveh nivojih. Prvi vhodni del je večinoma suh, spodnji del pa zaznamujejo številni pritoki vode. Značilnost obeh delov so nekateri eliptični rovi in tudi mnogi prelomi. Raziskovalci so že takrat predvidevali odkritje tretjega in višjega nivoja jame, ki bi logično povezoval ostala dva dela sistema. Glavni razlagalec teorij in vnet opisovalec raziskovanj jame v tem času je bil Dr. Peter Habič.
Leta 1968 je društvo za raziskovanje jam Slovenije v sodelovanju z Inštitutom za raziskovanje krasa, organiziralo veliko odpravo v Pološko jamo. Na odpravi je sodelovalo 38 jamarjev. Gostje so bili tudi tokrat angleški jamarji in trije italijanski jamarji. Žal je vreme prekrižalo načrte. Z barvanjem vode je bila dokazana povezava med izviri v jami in zunanjimi izviri Tolminke.
V letu 1969 pa so jamarji našli v spodnjem delu nov vodni rov v stopnjah z slapovi in brzicami po katerih niso prišli do konca. Ti deli so se kasneje pokazali za izredno nevarne ob nenadnih spremembah vremena.
Tako je v letu 1970 postala Pološka jama ena najperspektivnejših in še ne preiskanih slovenskih jam. Zaradi tega je društvo za raziskovanje jam Slovenije s podporo republike in z sodelovanjem Inštituta za raziskovanje krasa Slovenije, nameravalo organizirati še eno večjo raziskovalno odpravo v jamo. Glavni namen naj bi bil priti jami do konca in izmeriti vse rove.Tabor odprave je bil pri pastirjih na pl. Polog. Tako se je avgusta leta 1970 zbralo 21 jamarjev. Celotna odprava je bila dobro organizirana. Razdeljena je bila na 5 delovnih skupin z točno določenimi nalogami. Te pa so bile: meritve, transport opreme, raziskovalna naloga je pripadala najbolj izurjenim jamarjem, fotografija ter proučevanje živalstva in klimatskih razmer. V podporo temu so jamarji do Spodnje kuhinje kjer je bil prostor za bivakiranje, napeljali tudi telefonsko žico. V 12 urah je skupina najbolje izurjenih jamarjev tako imenovanih »špičakov« prišla do neprehodnih z vodo zalitih ožin v najnižjih delih Pološke jame. Jamo so poglobili za 75 m. Celotna globina je znašala okoli 300 m. Upanje za prodor v še nižje dele je splahnelo. Prav tedaj ob zaključku odprave pa je prišlo do presenečenja. Namreč dva člana merilne skupine sta v zgornjem delu jame (Zg. dvorana) naletela na močan prepih, ki je prihajal z podora. Prekopala sta podor in eden izmed obeh je prišel v še neodkrite dele. Po njem je ožina dobila ime Johnova preša.
Po tem odkritju se je začelo zanimivo in naporno prodiranje po jami navzgor. Že na prvi naslednji akciji so jamarji prišli 144 m višje pod goro. Celotna višinska razlika pa je in z tem
narasla na 402 m. V tistem času je bil to velik dosežek in s tem nov jugoslovanski globinski rekord. Do tedaj je ta lovorika pripadala Žankani jami v Istri z 361 m globine.
Posebnost nadaljevanja jame so bile večje poševno nagnjene dvorane. Tipični primer tega je Velika dvorana izoblikovana ob strmi drsni ploskvi. Na vrhu takih dvoran pa so bili navadno podori, katere so zelo spretno premagovali člani JK Ljubljana-matica. Konec zelo uspešnega leta1970 je bilo v jami izmerjena višinska razlika 465 m, dolžina vseh rovov pa je bila 8020 m.
V letu 1971 je v zgornjem delu jame prevzel pobudo odprav jamarski klub Ljubljana matica pod vodstvom Primoža Krivica. Raziskave pa so bile usmerjene na dva konca. Prvi je bil naskok nad Divjo dvorano in križišče za rove, ki se obrnejo navzdol in so vodo aktivni. Tu je bila odkrita zanimiva erozijska drsala imenovana Trobenta. Na drugo stran od Divje dvorane navzgor pa se je začelo plezanje 73 m visokega kamina Nebotičnika. Po preplezanem kaminu so meritve pokazale višinsko razliko 514 m od najnižjih delov jame in skupno dolžino 9570 m. Intenzivnost raziskav ljubljanskih jamarjev je sredi poletja doživela vrhunec. Od Nebotičnika navzgor so preplezali nekaj navpičnih kaminov visokih do 20 m in ob velikih naporih dosegli poševni in strmi rov imenovan Domine. Ob vnovičnem napredovanju so občutili, da površje oziroma drugi izhod ni več daleč. V to jih je prepričal zelo močan in topel prepih, nedvomno pa površinske živalice. Najvišji točki raziskav so dali ime Biološki rov. Z 674 m je bila dosežena posebna zmaga saj se je tu pot končala, veter pa je izginjal v neprehodnem podoru. Za povezavo s površjem in končnim uspehom je bilo bolj smiselno kopanje z površja. Jamarjem je to uspelo šele v juniju leta 1974, da so z okolice pl. Lašce prekopali zanimivo luknjo in jo povezali z Pološko jamo. Tako je danes Pološka jama dolga 10800 m z višinsko razliko 704 m.
Ob tem moram omeniti, da so v 80-letih jamo pogosto obiskovali Poljski jamarji pod vodstvom Zdzislawa Loreka. Njihova zasluga je odkritje Poljskih delov za Tiho dvorano. Značilnost Poljskih delov je nevarnost podorov zaradi naloženega materiala. Rovi so tudi zelo ozki. Tu velja omeniti tudi okoli 100m visok kamin, ki so ga preplezali Poljaki in ima zelo pomenljivo ime za takratni čas-kamin Solidarnosti.
V neposredni soseščini spleta poznamo nekaj jam in brezen, ki bi potencialno lahko bili deli Pološke jame. Možnosti nadaljevanj pa obstajajo tudi v sami jami.
Dne 12. aprila 1998 je bližnjo okolico in jamo stresel močan potres, ki pa v jami na srečo ni pustil bistvenih posledic.
Na kratko moram omeniti še živalski svet, ki je v jami zelo pester. Tu najdemo jamsko stonogo (Meganopodium bohiniensus) prvič opisano prav v Pološki jami.
Za konec naj napišem besede Petra Habiča o raziskovalcih in Pološki jami. »Pri odkrivanju Pološke jame so sodelovali jamarji iz številnih slovenskih klubov in vsak je po svoje prispeval k novim odkritjem. Res je, da so bili nekateri posebej prizadevni in vztrajni toda kljub temu je Pološka jama ostala simbol skupnega dela slovenskih jamarjev. Hkrati pa je Pološka jama lep primer, kako se z vztrajnim delom in sistematičnim raziskovanjem lahko dosežejo izredni uspehi.«

DEJAN RISTIĆ, JAMARSKA SEKCIJA PD TOLMIN 21.3.2008.

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