2007 – I cambiamenti climatici e la GROTTA GIGANTE

 

I CAMBIAMENTI CLIMATICI E LA GROTTA GIGANTE

 pubblicato su ” PROGRESSIONE N 54 ” anno 2007

Da molti anni si parla di clima, di variazioni, di piogge acide, di buco dell’ozono, di effetto serra, di riscaldamento globale e così via. Vi sono anche molti studi sull’evoluzione del clima sul nostro pianeta ed in particolare tali ricerche vengono svolte sui ghiacci dell’Antartide. Eppure a mia sensazione, in tutto questa enorme uscita di risorse finanziarie e di fiumi di interviste televisive con i grandi esperti, c’è qualcosa di troppo indefinito. Certamente con le attuali tecnologie si può arrivare anche molto lontano, sia negli studi sul passato sia nelle previsioni sul futuro, ma non vorrei che si trascurasse qualcosa.
Chi vi parla è semplicemente un vecchio speleologo che opera nell’ambito degli studi sul carsismo da oltre sessanta anni. Le cavità, le grotte, o più genericamente intese come i “buchi” sul Carso, ai quali abbiamo dedicato tutta la nostra passione per cercare di ricostruire la loro genesi ed evoluzione, ma anche abbiamo molto spesso indicato degli “indizi” che fanno risalire a delle situazioni per la ricostruzione di eventi avvenuti in un tempo passato, che le cavità conservano gelosamente. Ma questi ritrovamenti, non vengono mai indicati o segnalati per lo studio delle ricerche sui paleoclimi.
E’ ormai largamente noto, che le cavità, in particolare quelle a galleria, conservano sempre delle tracce, più o meno evidenti, di eventi climatici che la natura ci ha lasciato, come lo sono ad esempio, i depositi di riempimento contenenti i resti delle antiche culture umane e delle faune pleistoceniche. Ma nelle grotte vi sono anche altri chiari segnali di questa evoluzione della loro storia, ossia: le concrezioni calcitiche, di cui se ne parla molto poco, altro che per esaltare la loro bellezza, oppure per fare dei raffronti delle loro forme con oggetti comuni, animali o visioni umanizzate. Eppure le concrezioni hanno un’importanza fondamentale per lo studio della loro genesi ed evoluzione, avvenuta in tempi molto lontani e poi conservata in questo ambiente, molto “statico” che sono le grotte.
Entrando in Grotta Gigante, subito dopo il cancello interno, appare in tutta la sua maestosità la grande galleria che si sviluppa in direzione S, verso l’ imponente caverna sottostante. Fermiamoci qui e valutiamo con grande attenzione quanto i nostri occhi e la nostra mente possono vedere e capire. La grande parete “di fondo”, quella posta al di sotto del secondo ingresso (non utilizzabile), è completamente ricoperta da una concrezione rossastra, stalattiti comprese, che però è largamente chiazzata da una concrezione biancastra, di più recente deposizione, perché ricoprente quella rossastra. La formazione della calcite “bianca” risulta essere priva di ossidi di ferro, mentre la precedente concrezione risulta essere molto ricca. A questo punto sorge una seria considerazione: La solubilità dell’ossido di ferro nell’acqua si riferisce a periodi climaticamente più caldi dell’attuale e che da analisi compiute da vari studiosi, sembra che il concrezionamento che ha virato sul bianco sia iniziato una decina di migliaia di anni fa, corrispondente quindi esattamente al Periodo Olocenico. Se tutto ciò corrisponde a verità, allora non vi può essere dubbio alcuno che, attualmente, siamo in un periodo più freddo del precedente, che ovviamente non poteva essere altro che il Pleistocene, da tutta la letteratura scientifica altrimenti definito, come caratterizzato invece da svariati “periodi glaciali” e quindi decisamente più freddo! Questa sembra essere una evidente contraddizione, almeno per quanto riguarda il concrezionamento calcitico, non solo per la Grotta Gigante, ma in generale poiché tale fenomeno risulta essere molto generalizzato! Ma vi è un altro interessante segnale a conferma di quanto sopra esposto, anche questo chiaramente osservabile in particolare sulla parete sinistra. Su questa, il concrezionamento calcitico è quasi assente, ci sono solo dei deboli residui, colorati di giallo-rossastro, di una deposizione calcitica parietale, che attualmente appare, come se qualche evento estraneo l’avesse cancellata. Infatti vasti tratti di quella parete sono completamente privi ed è chiaramente visibile la roccia calcarea, dove sono presenti delle fratture che ci mostrano l’effetto di dissoluzioni che hanno fortemente arrotondato i bordi di queste soluzioni di continuità della roccia. Tale parete dunque, nel corso del Pleistocene era stata ricoperta da un uniforme concrezionamento calcitico, generalmente rossastro, sicuramente dovuto alle intense piovosità di quel periodo che riteniamo corrisponda ad una lunga fase di tipo “diluviale”. In seguito, a causa di un evidente cambio climatico, si è avuta una drastica diminuzione della piovosità ed un successivo incrudirsi del clima. Di conseguenza è così cessata la deposizione calcitica, ma nello stesso tempo qualcosa ha prodotto la graduale cancellazione dello stesso deposito calcitico. Tale fenomeno è noto agli speleologi, poiché è piuttosto comune in tutti gli ingressi di grotte a galleria, laddove vi è una corrente d’aria in entrata. Infatti nella Grotta Gigante vi è un debole ma costate movimento d’aria in entrata e tale aria, ha sempre con se dell’acqua in stato di vapore, che per causa di evidenti cambi termici esistenti tra l’esterno e l’interno di una cavità, tale acqua viene depositata (effetto condensa), sulle pareti e concrezioni presenti nei pressi degli ingressi. Ma l’acqua porta con sé anche anidride carbonica e di conseguenza si tratta di un caso che potremo chiamarlo di “dissoluzione da consumazione occulta”. Solamente in questo modo si può spiegare l’origine di tale particolare fenomeno di asporto del concrezionamento calcitico. Va però aggiunto che ciò è possibile solamente nei casi di climi più freddi, poichè è noto che il gas CO2 è molto più solubile nell’acqua fredda, che risulta essere conseguentemente più aggressiva. Nel presente caso, l’entità del concrezionamento calcitico che è stato consumato, è compreso in uno spessore di una trentina di centimetri ed è evidentemente avvenuto, nell’arco degli ultimi 10.000 anni!
A completamento di questa situazione morfologica illustrante un effetto dissolutivo quasi totale, sulla parete sinistra, volgendo lo sguardo alla parete destra, questa appare ancora riccamente concrezionata da colate calcitiche, stalattiti e stalagmiti, tutte rossastre, però anche queste sono completamente inattive. Qui, da lungo tempo (inizio Olocene), lo stillicidio è ormai quasi assente e quindi il concrezionamento si è praticamente fermato. Ma osservando con maggiore attenzione, tutte le concrezioni mostrano un chiaro segno di una generale diffusa consumazione, con cariature, desquamazioni, assotigliamenti. Sembra che su questa parete il fenomeno dissolutivo da circolazione d’aria sia di minore entità, infatti la corrente d’aria è qui meno intensa rispetto a quella sulla parete di sinistra, ma ciononostante tale fenomeno è palesamente bene riscontrabile.
A riprova di questo tipo di consumazione parietale dissolutiva da circolazione d’aria umida, molti anni fa nella Grotta 12, conosciuta anche con il nome di Grotta di Padricoano, con il prof. Silvio Polli e Tullio Tommasini, per alcuni anni abbiamo misurato l’intensità delle correnti d’aria in entrata con degli anemometri e con dei condensimetri abbiamo valutato la quantità d’acqua che veniva depositata in una particolare “vaschetta”, quindi il fenomeno è piuttosto comune ed è anche facilmente misurabile.
Al presente, continuando queste ricerche, con un diverso tipo di strumentazioni, sulla sunnominata parete sinistra in entrata della Grotta Gigante, è stata posta una stazione per la lettura micrometrica sulla misura della consumazione dissolutiva. Con tali nuove ricerche, negli anni che verranno, si potranno indicare delle quantificazioni su questo importante e …pochissimo conosciuto fenomeno carsico, ma soprattutto tali misure potranno confermare che ci deve essere, qualcosa di molto diverso, sulla situazione climatica sia del Pleistocene (periodo nel quale si sono formate la stragrande maggioranza delle concrezioni nelle grotte), sia dell’Olocene, periodo caratterizzato invece soprattutto da consumazioni, bene inteso prevalentemente nella zona ingressi delle cavità a galleria.
E’ chiaro che quanto sopra appena accennato, pone dei problemi …. ma mi fermo qui, perché a questo punto desidero ricordare il pensiero di un grande naturalista del passato: …non vi è libro tanto cattivo che in qualche suo punto possa anche giovare. Vorrei pregare a quanti avranno la pazienza di leggere il contenuto di queste mie osservazioni sulla formazione e sulla consumazione delle concrezioni calcitiche nelle grotte, di considerare che quanto sopra esposto, rappresenta il …libro cattivo!

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In chiusura di questa comunicazione (a valenza divulgativa), che ha lo scopo di promuovere la ricerca scientifica sul “carsismo” (il mio primo studio pubblicato è di cinquantotto anni fa), rivolgo a tutti gli interessati, ma soprattutto a qualche giovane ma curioso speleologo, questo messaggio: … l’argomento “carsismo” non è né semplice, ne facilmente risolvibile, quindi bisogna essere dotati di grande pazienza e costanza.… I risultati possono aversi solo dopo molto tempo …e soprattutto non sperate mai che qualcuno vi ringrazi per quanto avete fatto per migliorare le conoscenze su detti fenomeni. Esiste solo un’intima soddisfazione personale per quanto avete scoperto….ed in conclusione, vi posso assicurare che ne vale la pena! Un cordiale saluto.

Fabio Forti