Esplorazioni speleologiche sul Col delle Erbe

 

Esplorazioni speleologiche sul Col delle Erbe

pubblicato su ” PROGRESSIONE N 51 ” anno 2004

Il Complesso Gortani è una delle grotte meravigliose del mondo, ma per noi è l’unica”

Premessa

Dal 1993 sale al Col delle Erbe un piccolo ma appassionato gruppo di esploratori ungheresi. Nel 1997 speravamo che il proseguimento delle esplorazioni fosse degno dell’inizio, e confermasse la nostra teoria secondo la quale delle condotte orizzontali di grande dimensioni erano ancora da scoprire. Le nostre speranze si sono realizzate, e quello che abbiamo trovato ha superato i nostri sogni più arditi. Le parti sconosciute in precedenza, ora sul rilievo sono piene di pozzi e gallerie.

Lo sviluppo del Complesso Gortani ha raggiunto i 37 chilometri (prima erano 13 chilometri), dei quali il Team Gortani ha esplorato 17,5 chilometri. Il nostro articolo descrive le esplorazioni e le scoperte dal 1993 fino ai nostri giorni.

L’estate del 2001 ha portato al nostro successo più grande.

Iniziamo con questa ultima scoperta.

Posizione importante

“L’aria è sempre più forte, filtra tra i massi nella condotta che scaviamo nella frana. I sassi cadono a lungo e ci indicano che al di là l’ambiente si allarga. Secondo il rilievo, il Gortani dovrebbe essere solo a 70 metri, ma riusciremo a congiungerci? Siamo tutti e due emozionati, benché in realtà per lavorare bene dovremmo essere calmi.

Gema, dammi il trapano – gli chiedo, per allargare meglio il passaggio. Lui mi guarda e me lo passa, ma lo vedo molto preoccupato. Usare il trapano in una frana simile per disostruire non sembra sia molto salubre visto quello che ci circonda?!!

Conosciamo tutti cosa significa guardare il nostro compagno senza poter fare nulla, sperando che non succeda niente di grave.

Alcuni eccitanti minuti, passo trattenendo il fiato – per non toccare nulla – e striscio nell’ ignoto. Sono arrivato su uno scivolo franoso. Il crollo non è rassicurante neanche a vederlo dal basso. Aspetto Gema all’imbocco del prossimo pozzo e poi andiamo avanti. Una discesa, poi segue un meandro con alcuni saltini e ci troviamo all’imbocco di un pozzo da 15 metri senza corde. Il giorno seguente ritorniamo e cominciamo a rilevare, mentre Gema e Kismoha scendono verso il pozzo, sceso il quale vedono le nostre corde fisse. Si sente un grido di gioia, siamo riusciti a congiungere il Gortani. In quel momento non sapevano esattamente il punto del collegamento, ma dopo un breve tratto riconobbero l’entrata di Bulder-fal. Ritornano di fretta e ci danno buone notizie: il pozzo portava alla sala Enyémke!
Siamo felicissimi, ci stringiamo le mani e ci abbracciamo. Siamo riusciti ad entrare nel Gortani attraverso la nuova entrata.

E cosa significa questo oltre la gran gioia che proviamo? Significa che con il nuovo ingresso ci vogliono solo due ore per arrivare in zona esplorazioni, invece di due giorni.

Ma com’è accaduto tutto questo?

Sviluppo dell’abisso gortani nel 2004

La rinascita del Gortani

La storia di una risalita (1993-1997)

Noi, speleologi ungheresi che attualmente esploriamo il sistema, non eravamo riusciti a raggiungere il sifone terminale alla prima punta, cioè nel 1993, ma solo nel febbraio dell’anno successivo. Nel 1994 iniziammo ad interessarci anche ad una grande risalita, sconosciuta, in una zona (by-pass, -720) considerata un punto chiave del sistema. Esplorazioni di questo tipo sono come le droghe, quando si inizia non si riesce più a smettere. Nel medesimo anno iniziammo a risalire quindi l’altissimo camino del “By-pass”, ma esaurendo il tempo a disposizione non ce la facemmo a terminare il tutto, fummo costretti a tornare a casa e a ritornare l’anno successivo.

Al ritorno l’anno dopo, dovevamo portare sempre più attrezzature. Ogni volta abbiamo armato la cavità sono a -720 metri e abbiamo usato quasi 1000 metri di corde, più tutti gli attacchi necessari. Oltre il sacco pieno di attrezzature in comune, ognuno doveva portarsi un sacco contenente il proprio sacco a pelo, il cibo per una settimana e il carburo. Per non lasciare vuoto il terzo sacco, abbiamo portato altre attrezzature tecniche come il trapano a motore, materiali d’arrampicata, scalette, martelli, scalpelli, attrezzatura da rilievo, e naturalmente centinaia metri di corde che non bastavano mai. Il sacco più leggero pesava di 10 chili, quello più pesante 15 chili a seconda del suo contenuto. Con 2-3 sacchi uno portava circa 35 chili, che non si portano volentieri neanche all’esterno. Era un massacro portare tutti questi sacchi, ma era il minimo indispensabile che uno deve fare se si voleva procedere con le esplorazioni. Naturalmente alla fine dei campi interni abbiamo portato tutto il cibo ed il carburo in esubero all’esterno, per poi trasportarlo alle macchine: con questa mole di mataeriali, il gruppo benchè formato da 14-16 persone aveva bisogno di un giorno solo per il trasporto e un altro giorno per armare la grotta; figurarsi quanti in più per poter esplorare.

Potremmo raccontare diverse storie esplorative ora, ma in tutto questo periodo di ricerche ci sono sempre mancati o del tempo o delle corde. Già al terzo anno abbiamo provato a risalire l’enorme pozzo in zona By-pass a -720 metri, ma non ne abbiamo visto la fine. Le nostre lampadine alogene non sono riuscite ad illuminare il tetto oscuro. Poi durante l’esplorazione del febbraio 1997 siamo giunti al primo grande successo: abbiamo terminato di risalire questo camino di 200 metri entrando così in un sistema complesso. Cominciarono così le serie di esplorazioni che durano oramai da 10 anni. È anche vero che dopo tutto questo, solo il tempo e le nostre capacità potranno porre un limite alle esplorazioni future.

prospetto tridimensionale del Col delle Erbe

Esplorazioni in Gortani

Dopo i successi del 1997, i nostri amici italiani dalla Commissione Grotte “Eugenio Boegan” hanno armato la grotta fino a -720 con corde fisse. È stato un grande aiuto sia fisico che economico, anche se ci è rimasto ancora e sempre altro materiale da trasportare in profondità. A febbraio del ’98 abbiamo organizzato un altro campo speleo di nove giorni per poter continuare le esplorazioni interrotte d’ Estate a causa delle piogge. È stato uno dei nostri campi meglio organizzati, denso di speranze ed entusiasmo.

Due gruppi di otto persone sono partiti il 13 febbraio, con due sacchi a testa; circa 500 chili di materiali furono quindi trasportati fino al nuovo bivacco, con un dislivello di 900 metri. Il nuovo bivacco si trova sopra il pozzo da 200m a -508 metri chiamato Szemüreg. Da questo campo abbiamo fatto sei punte esplorative ed abbiamo portato in esplorazione sempre più corde, viti, maillon, e plachette che abbiamo armato con il trapano a motore RYOBI. Per i rilievi topografici invece, abbiamo usato un telemetro laser e la bussola Suunto, senza i quali ovviamente era impossibile fare dei rilievi di precisione in profondità. Negli ultimi anni, facendo un riassunto, abbiamo esplorato più di otto pozzi e altrettante risalite che hanno superato anche i 100m, usando una nuova tecnica che abbiamo inventato in Gortani. Questa tecnica di risalita con il trapano a motore e con le scalette d’alluminio pre-montante, ci permettevano di andare avanti con un ritmo accelerato, col tempo sono diventate indispensabili. Durante le esplorazioni abbiamo sempre rilevare il tutto per capire meglio dove ci stavamo cacciando nel sistema e per vedere le relative correlazioni morfologiche e tettoniche. Il successo era arrivato, in cinque giorni furono esplorati e rilevati 2600 nuovi metri!

discesa del P 140
 Le esplorazioni degli ultimi anni nelle zone più significative

La zona di “Tenisz stadion”

Abbiamo usato sempre la nuova tecnica di risalita con la scaletta, senza la quale non avremmo avuto questi risultati. Sopra il nostro bivacco chiamato “Szemüreg”, abbiamo risalito 100 metri periodicamente attivi con Kismoha e abbiamo raggiunto una grande sala, la “Tenisz stadion”. Continuando la risalita, il quarto giorno ci siamo avvicinati a 200 metri dalla superficie ma purtroppo le condotte o stringevano (Superman) o finivano in frana. Nella zona di Tenisz stadion abbiamo trovato dei stupendi pozzi e successive risalite (Tiszta szoba, Prézli). Ci è capitato anche di “riesplorare” il “Tenisz stadion”, quando scendendo un pozzo da 75m ci siamo trovati in una grande sala “sconosciuta” che invece era quella da dove eravamo partiti. Dopo aver traversato inutilmente la zona “Sportcenter”, da un meandro si apriva una serie di pozzi molto profondi (il più fondo era un P180) che cadevano nella bellissima “Szív-akna”, che in ogni caso ritornava al bivacco con la risalita “Damokles”. Quest’ ultimo, è un bellissimo esempio di pozzo di corrosione. Un altro ricordo meno piacevole invece è stata la condotta incredibilmente fangosa e lunga 60 metri chiamata “Hálaadás-járat”, che si affaccia a “Fekete akna”. Continuando nella storia, dopo il campo invernale del 2000 purtroppo abbiamo sospeso le esplorazioni in questa zona perché ci siamo trasferiti in un bivacco più lontano verso “X pont”.

traverso sul pozzo Csoka

Oltre la finestra

P.40

Ci interessava molto una finestra che aveva tre metri di diametro dall’altra parte del pozzo da 140. Leo e gli altri avevano attraversato il pozzo, 15 metri di diametro, e oltre la finestra trovarono una galleria con dei lunghi tratti orizzontali per un totale di 2km di sviluppo. La galleria non è troppo alta (1,4-1,8 metri), la sezione assomiglia alla forma di un osso di prugna, di cui alla base (profonda di 1-1,5 metri) c’è un po’d’acqua. La galleria in alcuni punti è interrotta da vasti sfondamenti, che abbiamo superato con l’aiuto delle corde. Sul fondo di alcuni pozzi da 5-10 metri si sentiva il rumore dell’acqua. Alla fine dell’esplorazione del 1998 le parti nuove del sistema Gortani hanno raggiunto lo sviluppo di 4630 metri e il dislivello di 430 metri, in maggior parte raggiunti in arrampicata artificiale. A questo punto abbiamo pensato con un certo orgoglio di aver esplorato tanto, quanto la metà del Gortani già conosciuto.
Dopo i risultati del campo invernale del 1998 abbiamo avuto l’idea di ricercare un nuovo ingresso, da dove poter raggiungere meglio i punti esplorativi. Ritornando nel 1999 abbiamo disceso il pozzo più grande di „Trapéz-folyosó”, il cosidetto pozzo “Csóka-akna”, profondo di 30 metri. Sceso questo, scoprimmo di essere in una galleria parallela più bassa periodicamente attiva rispetto a quella in cui eravamo prima, e che tali gallerie erano collegate con dei pozzi. L’acqua scompare in parte in un pozzo da 30 metri e dall’altra parte in una serie di pozzi profondi al massimo 90 metri (Déli-akna) che finiscono con una strettissima fessura.
Una delle gallerie esplorate finiva con un saltino orientato lungo la faglia ( galleria “Vető-ág”, 210m), l’altra invece terminava con un pozzo da attraversare. Oszi armava il traverso facilmente e si trovava in una galleria dove con uno scavo abbiamo raggiunto la zona enorme di “Három Nagy terem”. Da questo punto sempre scavando abbiamo raggiunto “Humboldt-járat”, che sta a 150 metri più in basso.
Dal P140 partiva anche uno stretto meandro di 300 metri che finiva – sorprendendoci – nel “Grande Meandro”. Per nostra fortuna gli speleologi italiani non avevano continuato la loro esplorazione (anche se probabilmente si sarebbero fermati sotto il pozzo da risalire, come al By Pass) in questa direzione permettendo così involontariamente a noi di esplorare questa zona.

La zona del “punto X”

Anche questa zona dava forti speranze. Oltre la “Bulder-fal” nell’inverno del 1998 cadeva giù molta acqua sotto una risalita di 25 metri. Seguendo la corsa dell’acqua lungo un grande meandro (Nagy-meander) lungo 260 metri, abbiamo trovato uno dei cunicoli più lunghi (250 metri) del Gortani, battezzato “Szabó József”. Il cunicolo è quasi parallelo al ramo settentrionale del bivacco del “Punto X”, invece facendo una curva verso Sud torna sotto al bivacco stesso.
Dobbiamo anche ricordare in questa zona l’esplorazione di un pozzo da 100 metri (-60m, +40m) dove la parte superiore (chiamata Leo-pot) può riservare ancora qualche sorpresa. Rimane anche da vedere una parte inesplorata della zona X, “ponti kerengő”, con i suoi pozzi e le sue risalite: un meandro stretto ci ha fatto fermare nella risalita “Szeles-lyuk”, 90 metri sopra il Punto X. Era un punto interessante perchè puntava proprio verso la grotta MAFC-barlang (distanza 35 metri).

risalita del camino Dr. Bete

Australia

Il campo del 2000 non sembrava molto soddisfacente al gruppo che esplorava la zona Punto X fino all’ultimo giorno. Era da un po’ di tempo che avevamo deciso di fare la risalita di 30 metri alla fine di “120-as utca”, ma alla fine non fu mai fatta. Per fortuna il gruppo in zona, già disperato, ha falla fine compiuto la risalita alla cui sommità iniziava un meandro. Da qui si sviluppavano diversi pozzi e gallerie che per mancanza di tempo esplorare del tutto. La scoperta ci metteva addosso la stessa sensazione che avevamo sentito facendo la traversata del P140. Questa nuova zona – essendo molto lontana dall’ingresso – fu chiamata “Australia”.

Tornammo dopo un anno, nell’inverno del 2001.

Per arrivare al nuovo bivacco ci volevano due giorni. A parte per il trasporto dei materiali, eravamo contenti che da questo campo si entrava in zona esplorativa in 15 minuti. Facendo diversi gruppi abbiamo esplorato ma sopratutto abbiamo rilevato molte zone, perchè solo conoscendo le direzioni si poteva capire anche dove si trovavano le prosecuzioni. Era fantastico sentire il racconto degli altri. Qui il sistema in generale non è ampio, pur avendo delle sale di una certa rilevanza (Bag pont, Elosztó, Huzatforgó). Le gallerie si dirigono verso monte interrotte da alcune risalite e continuano in un livello più alto (Negró-kürtő), dove abbiamo trovato la mumia di un pipistrello nonostante la temperatura di +2,9C. La sezione delle gallerie cambia sempre: dopo i bassi cunicoli larghi 2,5-3 metri si trovano gallerie fossili (Csipkés-út 350m, Iszap sivatag 560m) e altri pozzi non molto larghi, in una zona perfino delle gallerie assolutamente dritte (Csuporka-ág 175 m).
Uno dei punti base in queta zona è la sala Helikon, dove si apre un pozzo di 40m che ha una fauna propria per cui è stao chiamato “Állatkert”. Da qui inizia la parte più bassa e attiva (Vízvadász), interrota da diversi pozzi e meandri. In principio si segue una direzione N-NO, mentre dopo un semi-sifone si gira verso S-SE. Dopo 1,1 chilometri dal suo inizio, a –167 metri, il ramo termina in un basso sifone. L’acqua dal sifone (secondo il rilievo all’incirca 60 metri più avanti, 1279 metri slm.) arriva alla base del P95 alla fine della Galleria del Vento attraverso il “Menydörgő meander” lungo 350 metri. Da qui le vie dell’acqua si possono ancora seguire attraverso il “Grande Meandro” fino al sifone terminale (-920 m / 1008 m slm.). Questo è il livello attivo più basso. Lo sviluppo del ramo “Vízvadász” ha cancellato la speranza di avvicinarci al Fontanon di Goriuda ponendo la classica domanda: dove confluiscono le acque del Gortani?
Seguendo i meandri che vanno amonte da “Helikon” attraverso il “Negró-kürtő”, si arriva alla sala del fantastico pozzo “Fás-kürtő” profondo 60 metri. Qui i rami e le cascate ghiacciate indicavano chiaramente che mancava poco per raggiungere la superficie (circa 130 m ed eravamo fuori). Infatti qui congiungemmo al Gortani la grotta Dékány Péter nell’autunno del 2002. Időkapu / La Porta del tempo
Dopo l’esplorazione della zona Australia, a parte alcuni altri punti interessanti, il successo più grande lo ha fatto “Kutya” (al secolo Németh Zsolt). A 200 metri dal bivacco “X point”, nella zona Australia sulla sommità di una piccola sala, partiva un meandro fossile con direzione Sud. Eseguendo il rilievo, dopo 280 metri di progressione ha trovato una fessura laterale con diversi sassi, i quali lanciati cadevano a lungo eccheggiando. Entrati in questo pozzo, in un punto che si allargava, ha notato una corda con deviatore. Il giorno dopo con altro materiale siamo tornati avendo il sospetto che il pozzo sia quello che abbiamo risalito nel 1995, che partiva dalla Galleria del Vento. Ad un’ora e mezza dal campo base “X point” ci siamo ritrovati alla sommità del P95 nella Galleria del Vento, a quasi sei ore dall’uscita dell’abisso. Scendendo, non avevamo pensato che sino ad ora quelle 16 ore di faticoso trasporto per uscire, da questa nuova zona si riducevano ad 8. Il cosidetto Grande Circolo (Nagy Kör) di 2500 metri di sviluppo dalla Porta del tempo (Időkapu), si chiudeva con 25 metri di differenza sulle quote di ingresso ed uscita, confermando la nostra precisione esplorativa.
Non abbiamo deplorato l’accaduto, perchè altrimenti non avremmo potuto effettuare la famosa risalita del By Pass (P200). Va bene così!Il ramo Humboldt (lunghezza nel 2004: 1588 m, profondità: -143m) 1206 m slm.
La nostra intenzione era quella di esplorare bene la zona delle “Három Nagy terem”, ma avevamo sempre altro da fare in zone più vicine. Nel 2002 abbiamo chiuso una fase interessante nella zona “Australia” con l’esplorazione della grotta “Dékány Péter”. In questo modo era possibile dopo cinque anni (nell’inverno di 2003) esplorare la zona “Három Nagy terem”, dove al punto terminale sotto la scritta C.G.E.B. abbiamo cominciato a scavare. Con questo lavoro di scavo siamo riusciti ad esplorare nuovi posti. All’inizio il nuovo ramo scendeva e dopo 150 metri di dislivello siamo arrivati ad un pozzo di 22 metri, che confluiva nella sala “Humboldt” (lunghezza: 30×25 m, alto: 31m). In questa zona sono frequenti i bassi ma non scomodi cunicoli, che sono interrotti ogni tanto da alcuni allargamenti più vasti. La roccia è abbastanza fessurata. Dopo la sala seguiva una galleria in discesa e abbiamo attraversato diversi zone argillose. Purtroppo dopo ulteriori 110 metri di dislivello il meandro fangoso diventa stretto e finisce in strettoie impraticabili.
Nel 2004 sempre Kutya ha trovato la congiunzione tra la galleria “Litoklázis” e tra il tratto della “Három Nagy terem”. Mancavano appena dieci metri per la congiunzione, come indicava il rilievo. Con questo altro colpo abbiamo raggiunto la zona esplorativa in meno di un’ora e certamente era più comodo. Continuando le esplorazioni abbiamo risalito diversi camini a partire dalle sale Három Nagy terem e la sala Humboldt (Fizetős-meander +64m, e Dr. BETE +122m). In un ramo laterale di quest’ultima, dove l’aria tirava fortemente, abbiamo scavato per diversi giorni e ci siamo fermati alla base di una risalita.
Abbiamo scavato anche in un’altro ramo laterale sempre nella zona Humboldt – a 17 metri dalla sua entrata – a causa dell’aria forte che usciva e al terzo giorno siamo riusciti ad entrare. La galleria continuava con varie dimensioni, interrotta da diverse sale più grandi. Qui, secondo la direzione delle gallerie e dell’aria, pensavamo che ci sia un collegamento con la superficie esterna. Invece l’aria nei rami di Dr.BETE indica la presenza di ulteriori rami non esplorati. La grotta in questa zona va verso le piste da sci oltre la parete orientale del Bila Pec.

Esplorazioni in superficie a partire dal 1998

Dopo il campo invernale del 1998 si delineava in noi una nuova idea. Le parti esplorate oltre la Finestra (Ablak) e la zona Trapéz-folyosó sono a 1400 metri slm. Secondo i rilievi ci eravamo avvicinati alla zona dove l’altipiano scende a gradoni e dirupi. Questo fatto, e il ritrovamento dei resti di piccoli roditori, rendeva probabile la vicinanza dalla superficie di questi rami e quindi indicavano che probabilmente ci dovevano essere altre entrate basse.

Era quindi necessario di cercare nuovi ingressi, perchè il trasporto dei materiali al campo base era stato sempre lungo e faticoso, facendoci perdere ore e ore invece di esplorare. Avevamo deciso di non aspettare un altro anno fino al prossimo campo, ma di organizzare un campo estivo per esplorare bene la superficie. A Pentecoste, sotto la pioggia e la neve che si scioglieva, abbiamo iniziato a battere zona sulla costa del monte. Volevamo prepararci bene per il campo estivo. Sono iniziati i campeggi in tenda come quelli dei tempi romantici di una volta. Abbiamo trovato degli ingressi, l’aria fresca dei 4 gradi li segnavano bene.

Grotte esplorate dagli ungheresi nella zona Canin:

Nome della grotta:

Lunghezza

Profondità

Entrata (slm)

Note

Pünkösdi-barlang

700 m

-30, +7 m

1640

Si avvicina a soli 50 metri dal Gortani (zona Fás-kürtő), Galleria freatica, meandro e pozzi.

H-4 barlang

120 m

-104 m

1784

Si trova 250 metri sopra il pozzo da 140. Pozzo con fessura.

H-7 barlang

30 m

-30 m

1868

Si trova nella zona superiore dell’altopiano. Pozzo.

H-8 barlang

60 m

-33 m

1870

Si trova nella zona superiore dell’altopiano, molto attivo. Pozzo.

H-9 barlang

25 m

-25 m

1839

Si trova nella zona superiore dell’altopiano. Sul fondo c’era neve. Pozzo.

H-10 barlang

80 m

-72 m

1860

Si trova nella zona superiore dell’altopiano, si restringe. Pozzo.

Vadméhes-barlang

50 m

+7 m

1561

Si trova al lato dell’altopiano, c’è forte aria. Galleria freatica.

MAFC-barlang

122 m

-60 m

1578

Si trova al lato dell’altopiano, c’è forte aria. Pozzi.

Bianchetti-lyuk

15 m

-12 m

1640

Si trova al lato dell’altopiano, c’è forte aria. Piccolo pozzo.

Kutya-barlang

65 m

-11 m

1654

Si trova al lato dell’altopiano, c’è forte aria. Pozzi.

Magyar-barlang

900 m

-196 m

1627

Congiunto al Gortani nel 2001. Pozzi.

Jeges-barlang

+20

1600

20 metri nuovi in una grotta probabilmente già conosciuta.

Dékány Péter- barlang

655

-182

1778

Si trova nella zona superiore dell’altopiano. Galleria freatica, pozzi. Congiunzione con il Gortani nel 2002.

Ab. Mario Novelli

60+30 m

1770

Esplorazione italiana. Esplorato sino a -410 m, effettuato un traverso di circa 60+30 m sul P160.

Totale:

2 932 m

Pünkösdi-barlang (1640 m slm) 700m: -36m
Una delle prime grotte che abbiamo trovato è stata la Pünkösdi-barlang. La grotta si estende in gran parte orizzontalmente, dove le morfologie cambiano da meandri a cunicoli bassi freatici. La parte inattiva è collegata da un meandro strettissimo seguito da pozzi (P8, P25) con la parte periodicamente attiva. I punti terminali si stringono e finiscono in frana, dove passa solo l’aria. Le ipotesi di congiungimento con il Gortani devono essere nella direrzione di Fás-kürtő, dove la grotta s’avvicina a 50 metri. L’esplorazione è resa difficile dallo strettissimo meandro di 60 metri.
MAFC-barlang: (1578 m slm) 122 m: -60 m (scoperta nell’estate del 2002)
L’entrata di questa grotta l’avevamo già trovata a Pentecoste del 1998. Si può dire che per poter entrare ed esplorare abbiamo faticato di più rispetto ad altre grotte. Abbiamo tolto diversi metri cubi di sassi dalla strettoia iniziale, che ogni tanto si copriva di ghiaccio, per arrivare ad un pozzetto di 5 metri. Da qui partiva un meandro con forte aria, per cui l’avevamo cominciato di allargare. Abbiamo disostruito una fessura lunga 8 metri e pian piano abbiamo proseguito finchè siamo giunti nella sala finale a –60 m. Dalla frana tira una forte aria, così si può ipotizzare la presenza di un collegamento con il Gortani nella zona Vento-kürtő (distanza: 35 m, dislivello: -6m).
Magyar-barlang: (1627 m slm) 856m: -196m
Nonostante le ricerche precedenti, la grotta è stata trovata in una fine settimana di Pentecoste del 2000 da Gema (Zih József) seguendo un forte flusso d’aria che usciva dalla fessura della parete. Siccome dovevamo tornare a casa, il giorno seguente abbiamo scavato ma non siamo entrati, e nonostante la mancanza di tempo eravamo sicuri che qui doveva esserci una grotta!
Al campo estivo seguente siamo scesi sino a –150 metri senza alcun problema. Qui ci siamo fermati in una sala franosa (Sziszifusz-terem), che si è formata a causa del crollo di due pozzi. Dai livelli superiori della cavità partono altri pozzi paralleli (Római fürdő), ma non raggiungono il livello del fondo. La grotta è costituita da brevi meandri con saltini di 5-8 metri. Il pozzo più fondo è di 40 metri. A causa della forte pendenza dei meandri pensiamo che questi erano prima degli inghiottitoi, ora solo le parti inferiori di essi sono attivi.
Nell’estate di 2001 con lo scavo sul fondo della sala franosa abbiamo raggiunto il nostro scopo, cioè abbiamo trovato la congiunzione con il Gortani. La grotta Magyar-barlang quindi, con un lavoro costante è diventata parte del sistema Gortani e del Col delle Erbe. Nell’ autunno seguente, con lo spostamento di una quantità significativa di metri cubi di sassi abbiamo reso stabile l’ambiente della frana a -150. Il nuovo ingresso del sistema (Abisso Rose Gyuri) ci offre le condizioni ideali per poter continuare le esplorazioni anche d’estate. Il campo base di “X-pont” si può raggiungere in un’ora e mezzo soltanto.
Dékány Péter barlang: (1778 m slm) 655 m: –182 m
Questa grotta è stata trovata nel penultimo giorno del campo estivo del 2002 da Kutya e Kismoha. L’entrata, nascosta dai pini mughi, si trova precisamente sopra la zona di “Fás-kürtő”, vicino all’Abisso Vianello (entrata T11), con cui però non si collega. Il giorno dopo il ritrovamento, Kismoha ha sceso 90 metri della nuova cavità, segnalando una prosecuzione sul fondo che doveva essere rivista. Questa parte è stata poi rilevata d’autunno. Dal sistema dei cunicoli freatici del fondo (assomigliano a Bigoli del Gortani), che sono lunghi più di 500 metri, partono tre pozzi. Dal più fondo si potevano scendere altri 110 metri, e si finiva nel soffitto della risalita di “Fás-kürtő”. Così la Dékány Péter-barlang è diventata una seconda entrata delle parti ultimamente esplorate del Gortani. Richiedeva meno impegno di Magyar-barlang, e chiudeva la fase esplorativa della zona Australia.

Altre grotte

Durante le battute e rilievi esterni alle quote di 1700-1800 m slm, abbiamo fatto dei lavori esplorativi in altre 9 grotte. Sono tipici pozzi carsici, molto corrosi, che si sono formati lungo le fratture, con le pareti bordate da lame. I fondi dei pozzi spesso finiscono in frana, o in una fessura impraticabile oppure ancora con tappi di neve. La lunghezza totale di queste grotte raggiunge i 600 metri.

Esplorazioni nel futuro

Siamo molto contenti dei nostri risultati. La lunghezza delle diverse grotte esplorate supera i 17,5 chilometri e la lunghezza totale del sistema raggiunge i 36,8 chilometri. Eppure considerando i dati idrogeologici, dobbiamo constatare che il punto più basso, il sifone terminale (1008 m slm), non può essere superato. In solo due posti siamo riusciti a superare di 210 metri il livello dei 1400 slm. Dal nostro campo base ( il termine della risalita al By-pass, (-687m, 1240 m slm) siamo riusciti a superare tale livello di 23 metri nel cunicolo che parte dalla base del P140, e di altri 7 metri nella zona Humboldt. Da questa zona il livello delle acqua freatiche deve essere 180-200 metri più in basso. Il sifone della grotta Dobra Picka (distante dal sifone del Gortani a 1880 metri) che sputa le acque nel Fontanon di Goriuda, si trova ad altri 106 metri più in basso, a 902 metri slm. In questa zona ci aspettano altre esplorazioni.

Un’altra zona da rivedere, che può segnare le esplorazioni future, è la Galleria Aragonite. Qui se si riuscisse aprire la frana terminale potremmo entrare nel sistema di Foran del Muss (lungo 16 chilometri e profondo – 1140 metri): da questa zona infatti mancano solo 300 metri per entrare in un ramo laterale di Dobra Picka. In tal caso il sistema più grande dell’Italia si troverebbe nella zona del Canin.

Condizioni idrologiche

Gran parte delle acque della zona Canin (1700-2000 m) tornano a valle nella Val Raccolana dalla sorgente Goriuda (861 m slm). Questa sorgente si trova a 120 metri dalla base della valle, a 3 chilometri a Ovest da Sella Nevea. L’acqua esce da un’entrata ampia (Fontanon del Goriuda) formando una bella cascata. La portata media dell’acqua raggiunge i 1000 litri/sec. Questa è la sorgente più grande in queste zone. Un’altra sorgente periodica si trova sempre vicino a Sella Nevea, nel prato dietro il parcheggio dove la portata media dell’acqua è 100 litri/sec. Le acque del sistema del Foran del Muss, che si trova a Ovest dal Gortani, sicuramente vanno a finire in queste sorgenti.
Altri esami che riguardano il Gortani, fanno ipotizzare che sia anche qualche rapporto con la sorgente Boka in Slovenia (si trova a 920 m slm., a 6,2 chilometri, e a -88 metri dal sifone terminale del Grotani). I collettori principali e il sifone indubbiamente vanno a SE, mentre la sorgente Goriuda si trova a NO a 2,3 chilometri e a -147 metri.
Gli speleologi italiani nel 1997 hanno colorato le acque della grotta Led Zepppelin che hanno marcato positivamente la sorgente Glijun e la sorgente Boka in Slovenia. La grotta Zepppelin ha un rapporto anche con la sorgente Goriuda. Questi fatti però non dimostrano che le acque del Gortani s’affaccino sul lato sloveno del massiccio. Ma il grande punto interrogativo è questo: dove si dividono le acque tra le risorgive dei due paesi? Forse un giorno la risposta sarà data dai risultati delle nostre esplorazioni.

Breve riassunto delle esplorazioni (1993 – 2004)

1993, inverno Uscita in Gortani fino a –600 metri con 6 persone. Campo Base nella Galleria Aragonite a –450 metri.
1994, inverno Uscita in Gortani fino al sifone terminale. Risalita a –597 metri (+35 metri).
1995, inverno Si continua la risalita alla fine della quale c’è un meandro di 115 metri che finisce in un sifone. Sei anni dopo ci affacceremo alla sommità di questa risalita arrivando dal ramo “Australia”! Sviluppo totale di questa zona 200 metri. Cominciamo un’altra risalita a –720 metri sotto il By-pass. Il nostro obiettivo è quello di trovare il proseguimento della Galleria del Vento.
1996, inverno Avanti con la risalita del By-pass con un trapano e con una scaletta speciale fino a +120 metri.
1997, inverno Termine della risalita del By-pass, a +200 metri ed entriamo nell’ inesplorato. Dobbiamo lasciare i pozzi senza scenderli. Sviluppo di questa esplorazione: 1350 metri (totale: 1550 metri).
1997, estate I. A causa delle piogge e in conseguenza della piena, non riusciamo ad esplorare i grandi pozzi. Invece partendo dalla Caverna Cesca esploriamo nella zona della Galleria Aragonite. Lunghezza di questa esplorazione: 150 metri (totale: 1700 metri).
1997, estate II. Esploriamo uno dei grandi pozzi con i nostri amici italiani chiamato Esperia, che è profondo 140 metri. Nuovo Campo Base ( numero II.) nelle nuove zone. Sviluppo di questa esplorazione: 350 metri (totale: 2050 metri).
1998, inverno Raggiungiamo la finestra del P140 e troviamo grandi gallerie orizzontali, che s’incrociano con dei grossi pozzi. Risalita del pozzo P100 sopra il Campo Base II., è l’esplorazione del “Tenisz-stadion”. Sviluppo di questa esplorazione: 3060 metri (totale: 5110 metri).
1998, Pentecoste, estate Cominciamo ad esplorare la superficie esterna. Troviamo la “Pünkösdi-barlang” e definiamo altri punti da esplorare (H-4, Bianchetti, MAFC-barlang). Sviluppo di questa esplorazione: 570 metri.
1998, inverno Esplorazione oltre il P140. Scendiamo i pozzi sconosciuti, esplorazione del cunicolo “Szabó József” e del “Szeles-lyuk”. Risalite nella zona di “Tenisz-stadion”. Il dislivello nelle zone ultimamente esplorate raggiunge i 500 metri!!! Sviluppo di questa esplorazione: 2200 metri (totale: 7310 metri).
1999, estate Scavi ed esplorazioni. Lavori nella grotta “Pünkösdi”. Il nostro scopo principale è quello di trovare un nuovo ingresso del Gortani. Sviluppo di questa esplorazione: 781 metri (Esplorazione totale partendo dalla superficie: 1351 metri).2000, inverno Esplorazione sopra della zona del “Tenisz-stadion”: “Sport-center, Szív-akna” (-180m). Con la risalita di un pozzo di 35 metri troviamo l’”Australia” all’ultimo giorno. Esplorazione di meandro chiamato “Menydörgő” (347m). Sviluppo di questa esplorazione: 2387 metri (totale: 9697 metri).
2000, Pentecoste, estate Esplorazione della grotta “Magyar-barlang” fino a –150 metri. Sviluppo di questa esplorazione: 700 metri
2001, inverno I. Facciamo un nuovo Campo Base a “X-pont” (bivacco Nr. 3. –542m), perchè per arrivare ai punti esplorativi ci vogliono oramai 16 ore! Esploriamo bene la zona “Australia” (Helikon, Negró-kürtő, Állatkert, DNy-i sivatag). Grazie ai rilievi troviamo la congiunzione con quella risalita che abbiamo fatto nel 1995 vicino alla Galleria del Vento. Facendo questa via arriviamo più veloci (6 ore in meno) ai punti esplorativi. Sviluppo di questa esplorazione:1800 metri (totale:11497m)
2001, inverno I. Continuiamo le esplorazoni nella zona “Australia” (Vízvadász, Csipkésút, Csuporka). Sviluppo di questa esplorazione: 1200 metri (totale: 12697 metri). Condizioni esterne straordinarie: il pozzo d’ingresso è totalmente tappato di neve. Sopravviviamo ad una slavina e ci porta giù a valle il soccorso speleologico con l’elicottero.
2001, estate Lavoriamo nella grotta “Magyar-barlang”: scavando il crollo a –150 metri entriamo nel Gortani! Per arrivare al Campo Base a “X-pont” ci vuole 1,30 ora invece di 16 ore! Sviluppo di questa esplorazione: 156m (12697+700+156)+congiunzione della Via dell’Acqua nel 1996 (15 metri), (totale: 13583 metri).
2002, inverno Esplorazioni entrando dal nuovo ingresso: “Vízvadász”, risalita del “Fás-kürtő”, dove abbiamo trovato dei rami minori e faceva molto freddo. Sviluppo di questa esplorazione: 1200 metri (totale: 14768 metri).
2002, estate A causa del brutto tempo battute di zona in superficie. Lavoriamo nella grotta “MAFC-barlang” (-60m/122m) e troviamo la grotta “Dékány Péter-barlang” (-90m). Sviluppo di questa esplorazione: 190 metri.
2002 novembre In un fine settimana continuano i lavori a “Dékány Péter-barlang”. Troviamo un altro ingresso del Gortani attraverso un pozzo di 100 metri, in rapporto con il “Fás-kürtő”. Sviluppo di questa esplorazione: 680 metri (totale: 15448 metri).
2003, inverno Esplorazione di “Humboldt-járat” dalle “Három nagy-terem” (428 m, -143 m). Sviluppo di questa esplorazione: 791 metri (totale: 16239 metri).
2004, inverno Esplorazioni nella zona di “Humboldt-járat”. Sviluppo di questa esplorazione: 1261 metri (totale: 17500 metri).

Le zone esplorate dagli ungheresi nell’abisso Michele Gortani raggiungono i 17,5 chilometri di nuovo sviluppo.

Lunghezza totale del sistema: 36,8 chilometri (marzo 2004).

(Il sistema Gortani-Davanzo 13 chilometri + il sistema Vianello-Buse d’Ajar 6,3 chilometri + esplorazioni ungheresi 17,5 chilometri).

Se potessimo trovare la congiunzione con il sistema vicino di 16 chilometri, la grotta più lunga d’Italia (52,8 chilometri) si troverebbe qui al Canin!

Ringraziamenti

Facendo conto di tutte le esplorazioni, hanno partecipato oltre 150 persone di numerosi gruppi. C’era chi è venuto una volta sola e c’era chi è tornato più volte. Le situazioni da risolvere e le nuove esplorazioni davano a tutti sempre più motivazione. Le difficoltà, i trasporti e la felicità di una esplorazione così appagante ha formato un gruppo straordinario, il cosidetto “Gortani team”. Vorrei ringraziare per l’aiuto coloro che hanno partecipato e ci hanno aiutato sia sulla superficie che sottoterra. Ringraziamo l’aiuto della Commissione Grotte “Eugenio Boegan”, su cui si poteva contare quando c’era bisogno.

Capisquadre: Börcsök Péter, Kucsera Márton, Németh Zsolt, Nyerges Attila, Zih József
Persone più importanti: Szabó Lénárd, Kunisch Péter, Nádasdi Oszkár, Zsólyomi Zsolt, Varjassy György, Simon Béla, Ligeti Márton, Molnár Tamás, Hlavács György, Dr. Nyerges Miklós, Köblös Csaba, Ádám Zsolt (CGEB di Trieste)
Börcsök Péter (55) (Vízépítő mérnök), Leader delle esplorazioni nel Gortani, speleologo dal 1964.

Budapest, 17 marzo 2004

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