Il capitano è fuori a pranzo

 

GROTTA “IL CAPITANO È FUORI A PRANZO “ – 3819 FR

PICCOLE STORIE DI STRAORDINARIO CANIN

Pubblicato sul n. 44 di Progressione anno 2001
Si sa che prima di diventare abissi, quasi tutte le cavità scoperte ex-novo si presentano agli esploratori con sembianze per nulla invitanti, sicuramente scontrose di essere state scoperte: ecco che iniziano i primi giri, quelli che di norma assorbono più bestemmie e sudore che materiali d’armo e battute di rilievo. Fortuna che sia così, dico io, pensa che noia lettore sapere subito dove finirà il tuo viaggio e le tue esplorazioni! Il plateau del Canin negli ultimi anni ha regalato un po’ a tutti sia abissi e scoperte importanti sia ciofecche strette, bagnate e fredde, fregandosene della speranza comune della discesa in profondità, dello spostamento in pianta o esclusivamente del “momento” speleologico alpino: a mio personalissimo avviso, più che scendere in profondità o quantificare il tutto numericamente, è significativa la “storia” che nasce attorno e dentro I’esplorazione, capire e comprendere a fondo le motivazioni che ti portano in quei luoghi.
E forse per questo motivo che nascono abissi profondi e tosti esplorati con motivazioni collettive piuttosto scontate (una tipica e difficile da capire quando si è agli inizi è quella della primordiale e asettica fase speleologica della corsa alla profondità) e già relegati esclusivamente alle classifiche dei bollettini speleologici e ai lati opposti, pur partorite sullo stesso terreno ma figlie di intenti più completi, nascono delle cavità “numericamente” forse modeste ma che sono cariche di ricordi pregnanti, di momenti esaltanti e tristi, di “sapori” di montagna e compagnia molto forti.
Questa che vi racconterò è una storia di due cavità che non entreranno in nessuna lista dei “più” ma che hanno portato “quatro muli con le braghe rote che se cala su e zò per le grote” a passare dei momenti pieni e sereni, quindi comunque appaganti. Siamo in Canin si diceva, e quando eravamo ancora trentaottobrini, aspettando il numero giusto per chiudere le esplorazioni eterne in S3, avevamo deciso che si poteva dare un’occhiata in giro a quella zona (Conca Prez – Valle dei Camosci) che già da quattro anni ci vedeva presenti.  In una salita autunnale ero andato a sbirciare in una gran dolina di crollo che si apriva nel canalone dell’abisso Prez a circa 80 metri dal medesimo. L’aria terribile che si sentiva all’imbocco della dolina nonostante le sue grandi dimensioni (m 18×1 9) mi aveva spinto sino al fondo, dove tra massi di crollo un foro nel ghiaccio massiccio lasciava cadere le pietre mica per poco.
Chiesi informazioni a Rico Merlak (esploratore del Prez nel ‘69/71) e venivo a sapere che quella dolina era sempre stata ricolma di neve fino all’orlo.  Ora al posto della neve c’era un pozzo da scendere. Dunque esplorazione di una nuova cavità, in una zona bellissima e storica tra l’altro, e già iniziavano le ipotesi e le speranze. Gino all’armo e Paolo ed io dietro, primo pozzo di 42 metri, splendidamente incrostato di ghiaccio fossile, riverberi verdi, azzurri, turchesi sulle pareti, colonne di ghiaccio millenarie e un nuovo viaggio all’ingiu. Atterriamo in una sala piena di neve, piccola “sgrufolata” in su tra ghiaccio e pietre e ci affacciamo sul successivo salto di 45 metri, con altre splendide formazioni arabescate e pietrificate nel ghiaccio.
Ahimè, siamo alla fine della gita sotterranea, due brevi diramazioni con direzione W ci fanno nuotare nella neve ma senza risultati degni di nota se non un creme-caramel di ghiaccio steso uniformemente sulle tute che iniziano a trasformarsi in cartone catramato. In poche parole si tratta di una bella cavità profonda 100 metri e con 63 di sviluppo che si dispone su di un unico asse di sviluppo E-W, il medesimo sul quale è impostato l’abisso Prez, le zone profonde di S3, la Sella delle Erbe e la Conca del Boegan.  Come già detto la cavità termina con un riempimento di neve ma c’è ancora qualcosa da vedere: pendolando sul secondo pozzo della cavità o più facilmente facendo una breve arrampicata alla sua base, si può raggiungere un grande terrazzo ghiacciato che noi non abbiamo raggiunto per mancanza di ramponi. Ultima uscita quest’anno, passati noialtri nel frattempo alla SAG, per topografare il tutto e dare una forma grafica al nostro piccolo viaggio estivo.
La fantaspeleologia lo pone come ingresso alto del Prez, basta essere presuntuosi, insistere e chissà che con un po’ di fortuna esso non regali ancora qualcosa a futuri esploratori.
Grotta “Il capitano è fuori a pranzo (e i marinai prendono il comando)” – Elemento: CTR 5000 Stretti – Coordinate: 13” 26’ 56”8 – 46” 22’ 30”8 ·         Sviluppo: m 70 – Dislivello: m 74 – Pozzi interni: terni: m 5/5/10/38
Rilievo: Corazzi, de Curtis, Deponte, Manfreda – 10.6.2001 – CAI-SAG, Trieste