1998 – Attività speleodivulgativa

 

ATTIVITÀ SPELEODIVULGATIVA

Grotta Nuova di Villanova. Prima della Sala Strumenti (foto A. Tolusso)

Pubblicato sul n. 39 di PROGRESSIONE – Anno 1998

Nella sua dinamica e varia attività, al­l’interno della Società Alpina delle Giulie, la Commissione ha anche quest’anno col-laborato attivamente con gli altri gruppi sociali. In quest’ambito oltre ovviamente a fornire tutta l’assistenza richiesta per il corso “Grotte che passione” del Gruppo d’Alpinismo Giovanile, e per l’uscita in grotta (traversata Postumia-Abisso della Piuca) del Gruppo Escursionisti, siamo stati presenti pure nel programma del gruppo Tutela Ambiente Montano.
Come ormai da anni succede: Spele-ogenesi delle cavità carsiche (1994), Fenomeni epigei ed ipogei nella zona di Di­vaca (1995), Inghiottitoi nella Valsecca di Castelnuovo (1996), Le grotte del ghiac­cio nella Selva di Piro (1997), anche que­st’anno abbiamo organizzato un incontro con successiva uscita in grotta.
La zona presa in esame e stata quella compresa fra le due strutture geologiche (faglie) note come Linea degli ellissoidi e Linea Barcis-Staro Selo. Più precisamen­te abbiamo voluto dedicarci ad alcune cavità (le più importanti) nella zona di Villanova delle Grotte sul monte Bernadia.
L’area conta ad oggi oltre duecento cavità già catastate alcune delle quali di dimensioni veramente notevoli.
Solitamente chi segue quest’attività dall’esterno difficilmente si rende conto della quantità di lavoro che sta dietro alla chiacchierata, (personalmente definirla conferenza ci sembrerebbe immodesto) che dura circa un’ora, ed alla successiva escursione che si sviluppa nell’arco di una giornata.
Il lavoro inizia già un anno prima al momento di scegliere l’argomento che si vuole trattare e la zona da visitare tenen­do presente le caratteristiche del pubbli­co cui ci si rivolge. Segue quindi un lun­go e paziente lavoro di ricerca compiuto in catasto,  nella biblioteca personale e quindi in quella sociale ovviamente più ricca di testi. Parallelamente iniziano le uscite, sia in grotta sia all’esterno, volte ad assumere la documentazione, anche fotografica, necessaria ad illustrare la zona ed i fenomeni che si andranno a visitare. In alcuni casi vengono pure effettuate delle uscite con lo scopo di collegare tra loro i punti da vedere, giacché non sem­pre ciò avviene per sentieri, ove esistenti, dovendo alle volte procedere ad una leg­gera pulizia dell’itinerario (qualche ramo pericoloso o rovo invadente) sempre nel massimo rispetto dell’ambiente. Tali usci­te servono pure per verificare i tempi di percorrenza tenendo conto anche della variabilità delle condizioni meteorologiche.
Dunque tornando al nocciolo della questione quest’anno l’escursione è av­venuta nell’ambito delle quattro cavità principali che si aprono nella zona di Vil­lanova.
Venerdì 13 Novembre veniva presen­tata la zona e l’escursione nella sala con­ferenze della Società raccogliendo le necessarie iscrizioni.
La domenica successiva riuniti tutti i partecipanti nella piazza principale di Tarcento siamo quindi saliti a Villanova dove ci attendeva la simpatica Lucia del Gruppo Lavoratori Esploratori delle Grot­te di Villanova (G.E.L.G.V.).
Qui è doveroso aprire una parentesi, infatti, già parecchie settimane prima era­no avvenuti tutta una serie di contatti te­lefonici e tramite fax tra noi e Michele Negro attuale presidente del gruppo atti a definire le modalità della visita, la Grot­ta Nuova di Villanova tra le altre cose è la seconda cavità turistica della nostra re­gione.
Ultimamente il gruppo dopo anni di fiducia, purtroppo spesso malriposta, ha dovuto suo malgrado rivedere il regola­mento inerente alle visite. In molti casi, infatti, nella cavità sono transitati gruppi a volte anche speleo non adeguatamente attrezzati né tantomeno dotati d’educazio­ne. Nonostante le ripetute opere di puli­zia compiute, ancor oggi rimangono qua e là segni del passaggio incivile di alcuni. È stato quindi inevitabile permettere le visite solo con accompagnatore, cosa che sinceramente abbiamo apprezzato anche grazie alla simpatia dimostrataci da Lucia che qui cogliamo l’occasione di ringra­ziare e salutare.
Lasciate le macchine presso il Bar-Terminal si risale verso il paese fino ad arrivare al vecchio ingresso della cavità. La scoperta della grotta (che oggi rag­giunge uno sviluppo di sette chilometri) avvenne in maniera del tutto casuale nel 1925 quando Pietro Negro passando nei pressi di alcune fascine si accorse che da queste saliva del fumo. Temendo in un principio di incendio (in prossimità sorgeva un fienile) il Negro iniziò a spo­starle accorgendosi ben presto che non di fumo si trattava bensì di vapore che usciva da una stretta fessura. Informatosi presso i fratelli Pinosa, proprietari del fie­nile, seppe che quella fessura era venuta alla luce durante i lavori di cavatura per ottenere il materiale necessario alla costruzione.
Avendo ben in mente le storie raccon­tate dai vecchi del paese, intorno a grotte e gallerie fantasticamente adorne di cri­stalli che si diceva dovessero esistere sotto l’abitato, furono iniziati i lavori per allargare lo stretto pertugio. Fatto ciò entrarono in una galleria che in breve li portò sull’orlo di un pozzo fondo una ventina di metri; qui calarono un lume ed entrati nella vicina Grotta Doviza lo cercarono senza esito avendo così conferma che si tratta­va di una nuova cavità. Sceso il pozzo, non senza qualche difficoltà, iniziarono ad esplorare le gallerie che si dipartivano alla base dello stesso. Ben presto il pozzo si rivelò uno scomodo accesso soprattutto per i curiosi qui attirati dalla notizia della scoperta. Fu così deciso di liberare la galleria che dalla base del pozzo andava in risalita, fu così che dopo oltre due mesi di duro lavoro, mentre le esplorazioni continuavano, fu inaugurato l’ingresso dal quale siamo entrati.
Nel corso della nostra visita abbiamo percorso il ramo principale (comodo ed agevole) visitando pure la diramazione la­terale (almeno nella sua parte più sempli­ce) nota come Galleria Battisti.
Lungo il percorso abbiamo fornito ai partecipanti spiegazioni sulla genesi del­la cavità, tipico esempio di carsismo indi­retto, che si apre nel contatto fra le brec­ce calcaree e le sottostanti marne mostrando evidenti fenomeni genetici quali dei notevoli canali di volta. La visita è quindi continuata lungo l’attuale percor­so turistico comprendendo il Ramo del Paradiso quindi la Sala del laghetto per terminare nella Sala delle Frane in un trat­to di percorso che è stato aperto da circa tre anni.
Molto piacere ci ha fatto vedere che nella grotta sono attualmente iniziati dei lavori intesi a mettere in maggior sicurez­za il percorso ma soprattutto volti a ripri stinare, certamente con gran dispendio di energie e finanze, l’aspetto naturale della cavità eliminando il più possibile il cemen­to e tutta una serie di contenimenti artifi­ciali costruiti nel passato, Lucia ci ha inol­tre annunciato che è in previsione di ripristinare il laghetto che tanti problemi costituì ai primi esploratori e che si trova nell’omonima sala attualmente sacrificato per far posto ad un piazzale.
Finita la nostra visita siamo dunque usciti percorrendo la scalinata nella galle­ria artificiale inaugurata nel 1984. Saluta­ta la nostra accompagnatrice l’itinerario ci ha quindi portati all’ingresso della Grot­ta E. Feruglio cavità con oltre tre chilo­metri di sviluppo ben difesa dalla partico­lare franosità dei suoi due ingressi. Quindi lungo sentiero, al lato del quale si aprono dei notevoli sprofondamenti, segno evidente di una certa attività nel sottosuolo, fino ad incontrare la strada che porta a Borgo Vigant.
Seguendo questa, per alcune decine di metri, per prendere poi un sentierino che in breve conduce ai due ingressi della Grotta Doviza, bella cavità a tratti labirintica con sale e meandri e che raggiunge uno sviluppo di quattro chilometri.
Della cavità ci siamo limitati a visitare l’ingresso alto, fino all’iscrizione del 1621, grazie alla sua facile percorribilità. Que­sta scritta sicuramente antica, almeno nello stile, testimonia come la zona sia teatro di visite già da molto tempo.
Lasciata la cavità abbiamo proseguito lungo il fondo della valle cieca del Rio Tanaloho il quale dopo un chilometro e mezzo di percorso in superficie penetra nel sottosuolo inghiottito dall’imponente ingresso dell’Abisso di Vigant. Dopo una breve sosta volta ad illustrare la storia delle esplorazioni della cavità e la sua genesi, abbiamo visitato i primi metri, quelli cioè facilmente percorribili senza attrezzatura ed un’idonea preparazione.
La cavità lunga 1500 metri profonda 252 presenta tutta una serie di pozzi il più profondo dei quali di 80 metri. Dopo la visita dell’ingresso della cavità, che tra l’altro drena tutte le acque della valle cie­ca localmente nota con il nome di Ta Pod Cletia per scaricarle tramite la Grotta di Pre Oreak, alla quale è collegata tramite una galleria allagata lunga una trentina di metri, nel sottostante Rio Cornappo, non c’è rimasto altro che concludere la bella giornata al Terminal davanti alcuni bicchie­ri di buon Ramandolo che ci hanno rin­francato, dopo tutta l’umidità assorbita in grotta, pensando già al prossimo anno.
Al termine di queste giornate rimane, in chi le organizza, la soddisfazione di aver fatto conoscere ai non addetti alcuni aspetti del mondo sotterraneo e dell’atti­vità che in questo campo svolge la Com­missione aprendo nuovi orizzonti a quan­ti in qualche maniera hanno un certo timore per questo tipo d’attività.
                                                                  Viviana Zago e Alessandro (Tolo) Tolusso