La fauna delle grotte e delle acque carsiche

 

1995 – LA FAUNA DELLE GROTTE E DELLE ACQUE CARSICHE SOTTERRANEE DELLA VENEZIA GIULIA, STATO DELLE RICERCHE E CHECK LIST DELLE SPECIE CAVERNICOLE

pubblicato su ” ATTI E MEMORIE N.32 ” anno 1995

RIASSUNTO

Dopo una breve descrizione delle caratteristiche fisiche dell’area in esame – che in 200 chilometri quadrati di rocce carsificabili affioranti ospita ben 2600 grotte – viene ricordata la storia delle ricerche sul popolamento animale degli ambienti sotterranei, condotte da speleologi ed entomologi, per lo più  triestini,   dalla fine  dell’Ottocento  ad oggi La fauna delle grotte della Venezia Giulia è particolarmente ricca ed allo stato attuale delle indagini comprende 133 taxa eucavernicoli (64 terrestri e 69 acquatici); V ìndice di specializzazione (rapporto troglo-stigobiltotale eucavernicoli) è molto alto, raggiungendo il valore di 0,62, mentre l’indice di endemizzazione (rapporto endemitiltotale eucavernicoli), pari a 0,22, è piuttosto basso rispetto ad altre regioni italiane.
Quanto rilevato è da mettere in relazione da una parte con la notevole ricchezza e varietà della fauna cavernicola della regione dinarica (a cui l’area in esame appartiene) e dall’altra con l’assenza di strutture geologiche o geomorfologiche che possano svolgere  una funzione  di isolamento  delle faune. Viene fornita una check list delle specie eucavernicole, di cui sono evidenziate la categoria biospeleologica, gli eventuali endemiti (del Carso triestino e del Carso dìnarico settentrionale), le stazioni  di  raccolta   e  le  località   tipiche  dei  taxa  descritti per l’area   in  esame.
Seguono un elenco delle stazioni (grotte e sorgenti) riportate nella check list e la bibliografia che raccoglie tutte le note recanti segnalazioni originali o revisioni dello status tassonomico delle specie  cavernicole giuliane,   oltre  ad alcune  opere generali  e  cataloghi faunistici

SUMMARY

In spite of its very small area (200 square kilometres of outcropping limestones), thè hilty dìstrict of thè Venezia Giulia region (Northeastern Italy) is very rich in karstic phenomena and up  to  now  2,600  caves  nave  been  explored. After a concise description of thè geologica!, hydrogeólogical and climatic features of thè karstic region, thè history of biospeleological research in thè Julian caves from thè nineteenth century to thè present-day and  thè  current knowledge  about thè  cave-dwellìng fauna  are  reported Todate 133 eucavernicolous species or subspecies have been recorded from this area: 64 oft hem belong to thè terrestrial fauna and 69 to thè stygofauna.
Thè specialization index (troglo-stygobitic taxa/eucavernicolous taxa ratio) reaches thè very high value of 0.62, while thè endemization index (endemites/all eucavernicoles ratto) is very low (0.22) in comparison with other Italian karstic districts.
These remarkable characterìstìcs are probabìy related to thè well known aboundance and variety of thè cavernicolous Dinaric fauna and to thè absence of geological and geomorphological  isolation   of thè  small Julian   karstic  area. A check list of thè eucavernicolous taxa is provided, which inchides thè following information: biospeleological category, endemites of both thè Trieste karst and thè Northern Dinaric karst, collection spots (caves and sources: thè essential data of ali thè quoted spots are listed in a special section),  type localities of thè species and subspecies descrìbed from thè investigated area. FìnalSy, thè references report ali thè papers concerning originai records and taxonomical revisions of thè cave-dwelling species found in thè Julian area, together with papers of generai interest and faunistic  catalogues.

ZUSAMMENFASSUNG

Julisch Venetien im nordó’stlichen Italien weist in einer relativ kleinràumigen Karstlandschaft von nur 200 qkm Flàche 2600 erforschte Hòhlen und eine besonders reichhaltige unterirdische Tierwelt auf. Der kurzen geographischen und geologischen Beschreibung des Gebietes folgt ein Uberblick ùber die Geschìchte der biospelaologischen Erforschung. Diese wurde meist von órtlichen Spelàologen   und Entomologen  seit der Jahrhundertwende  betrieben. Die eucavernicole Fauna der Region enthà’lt gegenwàrtig 133 Arten, darunter 64 terrestrische und 67 aquatische Formen.
Diese werden zusammen mit ihrer biospelaologischen Einstufung und unter Hervorhebung der mutmasslichen Endemiten des Triester und Norddinarischen Karstes vorgestellt. Bemerkenswert ist der hohe Anteil (62%) an troglobionten bzw. stygobionten Arten und der im Vergleich zu anderen Hòhlenregionen Italiens verhaltnismafiig geringe Anteil an Lokal-Endemtien (nur 22%).
Dies ist auf die einzigartige Vielfalt der Hóhlenfauna der dinarischen Region zuruckzufuhren, zu der auch die Karstlandschaft von Julisch Venetien gehórt, ohne Isolation durch eine geologische oder geomorphologische Schranke. Eine Aufstellung von Sammelorten und der Typuslokalitàten ist beigegeben. Den Abschluji bilden das Verzeichnis der in der Check List erwàhnten Orte (Hóhlen, Quellen) und die Bibliographie des Schrifttums ùber die julische Hóhlenfauna. Erfafit sind Erstmeldungen und revidierende Arbeiten, aber auch einige Erwàhnungen in Sammelwerken und in faunistischen Katalogen.

POVZETEK

Kratkemu opisu geoloskih, hidrogeoloskih in klìmatskih razmer v Julijski Krajini sledi zgodovina raziskav podzemeljskega zivahtva, ki so jih opravili speleologi in entomologi, predvsem trìaski, od konca prejsnjega stoletja do danes. Na ozemlju je priblizno 200 km2 krasa, v njem pa kar 2600 popisanih jam. V jamah tega obmocja so nasli 133 evkavernikolnih vrst in podvrst; 64 je kopenskih in 69 vodnih. Kolicnik specializacìje (troglobionti : evkavemikoli) je 0.62, torej zelo visok.
Indeks endemizma (endemni evkavemikoli : vsi evkavemikoli) pa je z vrednostjo 0.22 veliko nizji hot v drugih obmocjih Italije. Te posebnosti so verjetno posledica znatnega bogastva dinarske jamske favne  in pomankljive  geoloske   in  geomorfoloske  izolìranosti  tega   majhnega   kraskega   obmocja. Dodan je seznam vseh evkavernikolnih taksonov z naslednjimi podatki: ekoloska uvrstitev, eventualni endemizem (trzaskega krasa in sevemega dinarskega krasa), nahajalisca in tipska nahajalisca   taksonov,   ki  so   bili   opisani   iz  tega   obmocja.
Sledi seznam vesh nahajalisc (jam in izvirov), ki so omenjena v sistematskem seznamu. V bibliografiji pa so navedena vsa dela z izvirnimi podatki ali taksonomskimi revìzijamì tukajsnjih jamskih  Ovali,  pa   tudi   nekatera   bolj  splosna   dela   in favnisticni   katalogi.

Note sull’area in esame

I  rilievi calcarei della Venezia Giulia (Carso triestino s.l.) costituiscono la parte costiera del settore nordoccidentale della grande catena dinarica, che si estende da NW a SE a bordare l’intero litorale adriatico orientale, dall’Isonzo (Soca) alle Bocche di Cattaro (Boka Kotorska), con una successione di catene montuose parallele separate da valli chiuse (polje) caratterizzate da una circolazione idrica pressoché esclusivamente ipogea, che fa di questo territorio la più estesa area carsica d’Europa.
La porzione compresa negli attuali confini italiani (province di Trieste e Gorizia), pur presentando una superficie di appena 200 chilometri quadrati di rocce carsificabili affioranti, annovera un patrimonio speleologico di tutto rispetto, essendo state sinora (fine 1994) messe a catasto ben 2600 grotte. Si tratta di un’area collinare, conformata ad altopiano, delimitata a nord e ad est dal confine di stato, a sud dal Mare Adriatico e ad ovest dal Fiume Isonzo; l’altitudine media è di m 200 s.l.m., con la massima culminazione (m 670 s.l.m.) nella parte sudorientale.
La successione stratigrafica dei terreni affioranti comprende una potente serie carbonatica, per lo più calcarea, del Cretacico inferiore-Eocene inferiore; i rilievi sono allungati in direzione NW-SE secondo l’asse di un’ampia anticlinale, ai cui fianchi sono presenti rocce marnoso-arenacee dell’Eocene inferiore-medio. La presenza di questi litotipi al margine sudoccidentale (verso il Mare Adriatico) del Carso triestino condizio­na in modo determinante la circolazione idrica sotterranea, alimentata da perdite o addirittura cattura dei corsi d’acqua superficiali periferici (Timavo superiore, Isonzo, Vipacco) e da un completo assorbimento delle precipitazioni meteoriche locali.
La zona principale di venuta a giorno di queste acque si trova a SE di Monfalcone, ove manca la tamponatura di rocce marnoso-arenacee impermeabili. L’area sorgentizia, situata a breve distanza dalla costa, interessa un fronte di circa 4 chilometri e comprende i sistemi principali (da NW a SE) di Pietrarossa, Sablici, Moschenizze, Sardos e Timavo, drenati da una serie di canali, per lo più artificiali, confluenti nel corso del Timavo inferiore. Una seconda zona di risorgenza di acque sotterranee, per lo più locali, corrisponde alla profonda incisione torrentizia della vai Rosandra, all’estremità sudorientale del territorio in esame.
II   clima dell’area, fatta eccezione per una stretta fascia prossima alla costa, ha carattere continentale subalpino, con inverni rigidi, estati calde e massimi pluviometrici in autunno e primavera. La temperatura media annua dell’aria è di 11,9°C (media di gennaio 2,7°C, media di luglio 21,4°C), il valore medio delle precipitazioni è di 1355 min/anno (dati rilevati presso la stazione meteorologica di Borgo Grotta Gigante, posta ad una quota di m 275 s.l.m., nella parte centrale del Carso). Caratteristica dei mesi più freddi è la presenza di forti venti secchi da ENE (bora) che – assieme all’elevatissima infiltrazione delle acque meteoriche nei terreni incarsiti – conferiscono al suolo una particolare aridità.
Le grotte presentano una temperatura media dell’ aria di 10-12 °C, con escursioni termiche che nelle parti interne (meno soggette all’influenza delle varia­ zioni climatiche di superficie) sono di norma contenute entro un paio di gradi; l’umidità relativa è generalmente superiore al 95% e – sempre nelle parti interne – si mantiene pressoché costante per tutto l’arco dell’anno.
La temperatura dell’acqua dei principali sistemi sorgivi (Timavo, Moschenizze) presenta un valore medio di 12°C, con modeste oscillazioni stagionali. 19 Storia delle ricerche ed attuali conoscenze Lo straordinario sviluppo dei fenomeni carsici sotterranei nella catena dinarica e l’abbondanza di grotte orizzontali (facilmente percorribili anche da speleologi non par­ticolarmente esperti) al fondo o ai fianchi dei principali polje ha favorito in maniera determinante le ricerche biospeleologiche nell’intera area.
Queste indagini, iniziate nei primi decenni del secolo scorso con la scoperta quasi casuale dei primi organismi anoftalmi, sono proseguite per centocinquant’anni ad opera di generazioni di ricercatori locali e provenienti da altri paesi europei, che hanno operato spesso in condizioni di notevole difficoltà.
Tale è infatti la ricchezza della fauna cavernicola, fonte di continue sorprese del più grande interesse scientifico, che non sono valsi ad arrestare le ricerche neppure i momenti di radicale trasformazione storica e politica, culminati spesso in sanguinosi eventi bellici, che hanno mutato profondamente e ripetutamente la fisionomia politica dei Balcani occidentali, e ciò sino ai giorni nostri. Portando il discorso all’area di specifico interesse, si ricorda che la prima segnala­zione di organismi cavernicoli riguarda il proteo (Proteus anguinus Laurenti), citato per i pozzi di Gradisca d’Isonzo da Berini (1826). Di maggiore importanza, in quanto si configurano come le prime osservazioni biospeleologiche per la zona, sono le note del giugno 1842 (rimaste inedite per ben 130 anni!) contenute nella relazione dell’ing. G. Sforzi sulla quarta discesa nella Grotta di Trebiciano per gli studi sul Timavo sotter­raneo, possibile fonte di approvvigionamento idrico per l’assetata città di Trieste (Me-deot, 1973).
Si tratta di annotazioni relative alla Caverna Lindner, che si ritiene interessante riportare integralmente: “Sopra questa sabbia vivono parecchi animaletti ricoperti da una nera corteccia, rassomiglianti a certi scarafaggi coleotteri. Altri sembra­no appartenere ad una specie di aragno piccolo, molli di corpo, lunghi piedi di color giallo-rosso.
Altri, probabilmente del genere Apteri, diafani, alquanto bianchi, della grandezza del pidocchio. Questi diversi insetti furono già veduti ed esaminati dal Dr. Biasoletto.” Non abbiamo notizie sull’esito dell’esame del Biasoletto (insigne naturali­sta triestino di cui è stato recentemente celebrato il bicentenario della nascita), anche se non vi sono dubbi sull’appartenenza dei coleotteri a Pterostichus fasciatopunctatus (Creutzer), specie epigea (per tale motivo non figura nell’elenco faunistico che segue) trascinata dalle piene del Timavo superiore ed acclimatatasi nella parte inferiore della grotta, ricca di risorse trofiche portate dal fiume.
Dopo queste osservazioni, che risalgono alla “protostoria” della speleologia triesti­na, dovranno passare quarant’anni per avere, oltre a nuove segnalazioni riguardanti il proteo (raccolto in pozzi per lo più artificiali fra Gradisca e Monfalcone), informazioni attendibili – con tanto di nomi latini – sulla fauna delle grotte giuliane. Si tratta nella maggior parte dei casi di semplici citazioni derivate da osservazioni svolte nel corso delle esplorazioni, ma, a volte, anche di pregevoli elenchi faunistici frutto di attente ricerche, inseriti nelle prime monografie speleologiche sulle cavità del Carso, opera degli elementi più preparati dei gruppi grotte sorti a Trieste nell’ultimo ventennio del secolo scorso.
Val la pena di ricordare che una parte delle raccolte effettuate dagli speleologi venne trasmessa al naturalista moravo K. Absolon, grande indagatore delle grotte del Carso dinarico, ed andò ad arricchire la celebre collezione “Biospeologica balcanica”. A questa fase – che potremmo definire “speleologica” – che ebbe fine allo scoppio della prima guerra mondiale, si sovrappose e quindi seguì un periodo “entomologico” (primi decenni del ventesimo secolo), volendo con questo aggettivo enfatizzare l’impor­tanza dei lavori effettuati nelle grotte da parte degli entomologi triestini (G. Mtiller, E. Gridelli, A. Schatzmayr, E. Premer, C. e G. Ravasini, C. Mayer, H. Springer, O. Chenda, C. Lona, ecc), spesso militanti nei gruppi speleologici o da essi provenienti. 20 Come nel caso delle ricerche preistoriche (che pure ebbero in quel periodo un grande sviluppo), gli ambienti ipogei vennero visti da questi studiosi (professionisti operanti negli istituti scientifici cittadini, ma anche collezionisti particolarmente appassionati e preparati), principalmente come contenitori di oggetti di particolare interesse scientifico.
Le visite entomologiche svolte nelle cavità del Carso, sino ad allora trascurate per le più facili e ricche grotte della vicina Carniola, portarono alla scoperta di una mezza dozzina (fra specie e razze) di coleotteri troglobi nuovi per la scienza; il quadro completo dei risultati, con tutti i reperti delle singole grotte, è riportato nel catalogo dei coleotteri cavernicoli italiani di Muller (1930).
L’importanza delle ricerche condotte in questo periodo è stata purtroppo limitata dal fatto che, salvo rari casi, l’interesse dei ricercatori era esclusivamente rivolto ai rappresentanti di un solo ordine (i quali, come risulta dall’elenco faunistico, assommano a poco più del 10% del totale delle specie cavernicole giuliane), trascurando gli altri – esteticamente non altrettanto pregevoli ma non per questo meno significativi – abitanti delle grotte. Alla fine degli anni ’20-inizio anni ’30 si ebbero nuovi importanti contributi dovuti all’approfondimento delle ricerche in campi sino ad allora decisamente trascurati, rap­presentati dalla “fauna minore” e dalla stigofauna.
Un’indagine estesa a tutti i taxa presenti nelle grotte giuliane venne infatti intrapresa dal biospeleologo triestino C. Strasser che raccolse estesamente nelle grotte del Carso ed inviò in studio i frutti delle sue ricerche ai maggiori specialisti europei, consentendo di tracciare per la prima volta un quadro attendibile del popolamento cavernicolo, con il riconoscimento di numerose specie, anche inedite, di gruppi negletti, quali isopodi terrestri, pseudoscorpioni, opilio-ni, ragni ed acari; va inoltre ricordato che le segnalazioni riguardarono per la prima volta anche la provincia di Gorizia – e precisamente il Monfalconese – per la quale al tempo era noto il solo proteo.
L’idrobiologo tedesco H.J. Stammer dedicò invece alcune cam­pagne di studio alla fauna del corso sotterraneo del Timavo e delle aree limitrofe, che diedero risultati fondamentali per la conoscenza dei taxa acquatici, sintetizzati in un’opera monografica apparsa nel 1932. Seguì un lungo periodo di inattività in campo biospeleologico, imputabile agli scon­volgimenti causati dall’ultimo conflitto mondiale ed alle vicissitudini storico-politiche che travagliarono quest’area di frontiera nel decennio successivo, rendendo difficile – e talora addirittura pericoloso – lo svolgimento delle attività speleologiche.
Qualche iso­lato contributo si ebbe più tardi, negli anni ’60 e ’70, quando cominciarono ad operare nei gruppi grotte triestini alcuni speleologi interessati a riprendere gli studi faunistici; le ricerche, a carattere per lo più estemporaneo, di biospeleologi provenienti da altre regioni italiane o dall’estero portarono in questo periodo a qualche interessante cattura, fra cui figurano due specie nuove per la scienza. La ripresa in grande stile avvenne però solo all’inizio degli anni ’80, grazie all’in­tensa attività svolta da un numero molto ristretto di ricercatori, provenienti sia dall’am­biente speleologico, sia da quello universitario e museale.
Questa fase, tuttora in corso, ha riguardato tutti i gruppi sistematici presenti, che sono stati cercati metodicamente, anche sviluppando nuove tecniche di raccolta, sia in ambiente terrestre sia nelle acque; particolare attenzione è stata rivolta ai taxa usualmente trascurati ed agli ambienti meno indagati. Nel corso delle oltre 500 escursioni sinora effettuate nelle grotte e nelle sor­genti della zona è stata raccolta un’enorme mole di materiale, che, dopo una prima schedatura, è stata trasmessa – a più riprese – agli specialisti per la classificazione.
Le operazioni sono state curate dagli stessi raccoglitori, che in tal modo hanno instaurato un rapporto continuo di discussione e scambio di esperienze con i colleghi tassonomi, che ha giovato notevolmente allo svolgimento di tutte le fasi della ricerca. I risultati di questa fase sono rappresentati da un notevole incremento degli organismi eucavemicoli 21 segnalati, che alla fine del 1994 risultano più che raddoppiati rispetto al 1980; fra di essi figurano 8 taxa nuovi per la scienza (tra cui un genere nuovo di coleotteri) ed una trentina di specie o sottospecie non ancora segnalate per il territorio italiano.
I numeri proposti, tuttavia, approssimano per difetto la reale consistenza della fauna delle grotte giuliane, in quanto le ricerche sono ancora in corso e, soprattutto, rimangono da deter­minare i materiali riguardanti alcuni gruppi sistematici particolarmente significativi, quali nematodi, oligocheti, ostracodi, acari, collemboli e ditteri.
Allo stato attuale delle indagini, la fauna cavernicola della Venezia Giulia comprende complessivamente 139 differenti taxa, che si riducono a 133 escludendo dal calcolo i chirotteri (tutti classificabili come subtroglofili). Di essi 64 (48%) appartengono alla fauna terrestre e 69 (52%) alla stigofauna. Semplici elaborazioni statistiche delle infor­mazioni che corredano l’elenco faunistico del paragrafo che segue consentono di dare una prima caratterizzazione del popolamento, fornendo gli indici di specializzazione e di endemizzazione (dati rispettivamente dal numero di troglo-stigobi e di endemiti sul numero totale degli eucavernicoli).
L’indice di specializzazione complessivo è pari a 0,62, quello riferito alle specie terrestri a 0,47 e quello della stigofauna a 0,75. L’indice di endemizzazione, riferito ai soli endemiti stretti, è in generale uguale a 0,22, con valori simili per le specie terrestri (0,20) e quelle acquatiche (0,23).
Se – operando una forzatura – il riferimento venisse esteso agli endemiti del Carso dinarico settentrionale (come definito nel paragrafo successivo) i tre valori appena considerati salirebbero a 0,39 (generale), 0,44 (fauna terrestre) e 0,33 (stigofauna). Un rapido confronto di questi numeri con quelli relativi agli stessi indici riguardanti la fauna cavernicola della regione veronese, studiata da Caoduro et Al. (1994, pp. 108-121, tabb. 3-5), e di alcune aree tirreniche (Alpi Occidentali, Alpi Liguri, Appennino Ligure, Corsica e Sardegna) considerate da Bologna e Vigna Taglianti (1985, pp. 350-352, tab. 13) evidenzia prima di tutto il grande numero di specie eucavernicole presenti nella Venezia Giulia, che risulta più che doppio rispetto a quello del Veronese (62 specie) e ben maggiore di quello di tutte le aree tirreniche considerate, superando di gran lunga il massimo (98 specie) della Sardegna, nonostante l’enorme differenza nell’esten­sione delle due regioni messe a confronto.
L’indice di specializzazione risulta pure elevato, essendo paragonabile ai valori massimi riscontrabili nelle faune italiane sinora considerate (Veronese: 0,63; Sardegna: 0,64). Decisamente bassi, al contrario, appaiono i valori dell’indice di endemizzazione, prossimi a quello del Veronese (0,27), ma di molto inferiori a quelli delle aree tirreniche, che variano fra 0,41 (Alpi Occidentali) e 0,76 (Sardegna).
Quanto appena esposto trova probabilmente la sua spiegazione da una parte nella grande ricchezza, varietà e (in molti casi) antichità della fauna cavernicola dei Balcani occidentali e dall’altra nella già descritta notevole uniformità del Carso dinarico, sia per quanto riguarda la litologia dei terreni affioranti, sia per la natura dei processi esogeni – fra i quali assume particolare rilievo il carsismo – che hanno modellato l’intera catena montuosa, in cui pertanto scarseggiano – soprattutto nella parte settentrionale e nelle aree di bassa quota – situazioni geologiche e geomorfologiche capaci di funzionare (o di avere funzionato in un passato recente e per tempi sufficientemente lunghi) quali efficaci barriere biogeografiche. Per un corretto inquadramento dei dati, si ricorda che nella presente nota vengono proposti gli elenchi delle sole specie effettivamente raccolte nelle grotte del settore italiano del Carso triestino.
In questa zona, infatti, sono state svolte le intensive ricerche biospeleologiche degli ultimi anni, che – come si è visto – hanno portato ad un notevo­lissimo incremento delle conoscenze. Al di là di questa doverosa precisazione, si vuole 22 richiamare l’attenzione sul fatto che il limite nordorientale della zona in esame, rappre­sentato dal confine italo-sloveno, non è nulla di più di una linea tracciata dagli uomini sulle carte e sul terreno, e come tale è priva di un qualsiasi significato biogeografico; questo confine ha tuttavia costituito – prima dello smembramento della federazione jugoslava – un limite pressoché invalicabile per le ricerche dei biospeleologi italiani.
Per le considerazioni appena esposte, si ritiene probabile la presenza di quasi tutte le specie riportate nel presente lavoro pure nel settore sloveno del Carso triestino, che, per la posizione periferica e – sino a pochi anni or sono – l’esistenza di vincoli e servitù militari imposti dai piani di difesa nazionale di quel paese, è stato meno indagato dai colleghi d’oltreconfine.

Elenco delle specie cavernicole

Questa sintetica rassegna è stata compilata sulla base delle segnalazioni bibliogra-fiche, in più casi riviste criticamente, e di reperti inediti di specie raccolte negli ultimi anni, relativi alle grotte ed agli acquiferi carsici della Venezia Giulia. Per ogni taxon sono riportate, in quattro colonne, le seguenti informazioni:
1)   Nome, completo di autore ed anno di descrizione.
2)   Categoria biospeleologica di appartenenza, con le seguenti sigle: Tb = troglobio (sono stati inclusi anche pochi endogei e rizofagi anoftalmi, che di norma si rinven­ gono solo in grotta) e Tf = troglofilo per le specie terrestri, nonché Sb = stigobio e Sf — stigofilo per quelle acquatiche. I pochi organismi che non conducono vita libera (parassiti ed epibionti) vengono attribuiti alla categoria biospeleologica del­ l’ospite.
3)   Elementi endemici, divisi in due categorie: e = endemiti del Carso dinarico setten­ trionale (a nord della linea Rijeka-Karlovac), E = specie segnalate del solo Carso triestino (fra la costa adriatica e la valle del Vipacco). 4)    Le stazioni in cui la specie è stata rinvenuta: quando il taxon è noto per poche cavità, si riporta l’elenco delle stesse (indicate nella lista con il solo numero di catasto, per gli altri dati si rimanda al successivo elenco delle stazioni), nel caso di specie più diffuse nella colonna appare il termine generico “grotte”; per le specie acquatiche raccolte in sorgenti, queste ultime vengono indicate con il nome proprio o con le località di emergenza e sono riportate secondo due diverse modalità: separate da una virgola, ed in tal caso si intendono prese singolarmente, oppure legate da un trattino, il che significa che la specie si rinviene in più sorgenti dell’area compresa fra le località citate. Per le specie diffuse in tutte o in gran parte delle scaturigini degli acquiferi sotterranei dell’area in esame viene impiegato il termine generico “sorgen­ti”.
Nel solo caso, già segnalato, di parassiti ed epibionti viene indicato l’ospite invece della località. Gli asterischi, infine, evidenziano le località tipiche delle spe­ cie. I punti interrogativi indicano attribuzioni provvisorie o incerte.

Temnocephalida
Bubalocerus sp. Sb su Troglocaris
Scutariella sp. Sb su Troglocaris
Troglocaridicola sp. Sb su Troglocaris
Tricladida
Dendrocoelum spelaeum (Kenk, 1925) Sb e VG 17
POLYCHAETA
Marìfugia cava tica Absolon et Hrabé, 1930 Sb VG 17, 226, 4583, 5842, Timavo
Oligochaeta
Haber monfalconensìs (Hrabé, 1966) Sb E Moschenizze*, Sardos*
Sketodrilus flabellisetosus (Hrabé, 1966) Sb e Timavo (piccola grotta)*
Trichodrilus sfrondi Hrabé, 1936 Sf Timavo (piccola grotta)*
Hirudinea
Trocheta bykowskii cfr. krasense Sket, 1968 Sf e VG4112
Ostracoda
Cypria cavernae Wagenleitner, 1990 Sb E VG   226*, 4221, 5842
Pseudocandona sp. Sb VG 4583, Timavo
Sphaeromìcola stammeri Klie, 1930 Sb su Monolistra
Cyclopoida
Eucyclops serrulatus (Fischer, 1851) E. Sf grotte e sorgenti
sp. aff. puteincola Kiefer, 1981 Sb E VG 5842
Paracyclops flmbriatus (Fischer, 1853) Sf grotte e sorgenti
Tropocyclops prasinus (Fischer, 1860) Sf VG 105, 3948
Megacyclops viridis viridis (Jurine, 1820) Sf grotte
Acanthocyclops gordani Petkovski, 1971 Sb VG 360, 3948, 4221, 4913
A. venustus stammeri (Kiefer, 1930). Sb VG 360, 4221, Pietrarossa
A.  troglophilns (Kiefer, 1932) Sb VG 360, 2687, 4221
Diacyclops antrincola Kiefer, 1967  Sb VG 360, 3948, 4112, 4221, 5720
D. charon (Kiefer, 1931)  Sb E grotte
D sp. gr.languidoides(Lilljeborg, 1902) Sb grotte e sorgenti
D. sp. aff. tantalus.Kiefer, 1937   Sb E grotte e sorgenti
Metacyclops gasparoi Stoch, 1985 Sb E VG 226, 360*, 4221, 5842
M. trisetosus Herbst, 1957 Sb VG 105
Speocyclops cfr.infernus Kiefer, 1930 Sb E VG 49, 90, 2688
Calanoida
Troglodiaptomus sketi Petkovski, 1978 Sb e VG 105, 226, 360, 4221, 5842
Bathynellacea
Bathynella sp. Sb Grotte
Harpacticoida
Attheyella crossa (Sars, 1863) Sf VG 49
Nitocrella stochi Pesce et Galassi, 1986 Sb E Timavo*
Parastenocaris sp. Sb VG 561, 3875
Paracamptus schmeili (Mrazek, 1893) Sf VG 105
Bryocamptus (Bryocamptus) minutus (Claus, 1863) Sf VG 226, 5386
B. (Rheocamptus) pygmaeus (G.O.Sars, 1863) Sf VG 360
B. (R.) zschokkei s.l. (Schmeil, 1893) Sf   Fonte Oppia
Echinocamptus pilosus (van Douwe, 1910) Sf Timavo, Sorg. pr. Fonte Oppia
Elaphoidella sp. Sb E VG 4583, Timavo
Moraria varica (Graeter, 1911) Sf VG 5842
M. cfr. poppei (Mrazek, 1893) Sf VG 49
Thermosbaenacea
Limnosbaena flnki (MeStrov et Lattinger-Penko, 1969) Sb   VG 226, 3948, 4221, 4911
Isopoda      
Alpioniscus (Illyrionethes) strasseri (Verhoeff, 1927) Tb e grotte (Grotta sul M. Spaccato*)
Androniscus (Roseoniscus) stygius (Némec, 1897) Tb e grotte (VG 7*) e  grotte
Titanethes albus (C.L.Koch, 1841) Tb    
Monolistra (Microlistra) schottlaenderi   E Pietrarossa-Moschenizze*-Sardos*
Stammer, 1930 Sb E Sorg. presso Fonte Oppia
M. (M.) sp. aff. schottlaenderi Stammer, 1930 Sb    
M. (Typhlosphaeroma) racovitzaì   e Monfalcone-Sardos
racovitzai Strouhal, 1928 Sb e VG 17, Timavo
Asellus aquatìcus cavemicolus Racovitza, 1925 Sb E VG 360*, 4221, Moschenizze
Proasellus intermedius meridionalis Stoch, 1989 Sb E VG 105
P. slavus hìstriae Sket, 1963 Sb   VG 3948, 4221
Sphaeromides virei virei (Brian, 1923) Sb    
Pseudoscorpionida    
Chthonius (Globochthonius) spelaeophilus    
histricus Beier, 1931 Tb e grotte
Troglochthonius doratodactylus Helversen, 1968 Tb E VG 2, 49, 2716, 3477
Neobisium (Blothrus) reimoseri (Beier, 1929) Tb e grotte
N. (B.) spelaeum istriacum (G.Mflller, 1931) Tb e VG 90
Opiliones  
Peltonychia gabria Roewer, 1935 Tb E VG 32*
Araneae
Stalita nocturna Roewer, 1931 Tb e VG 160, 2743, 3913, 4429
S. taenaria Schiodte, 1848 Tb e grotte
Pholcus phalangioides (Fuesslin, 1775) Tf VG 105, 1065
Centromerus cavernarum (L.Koch, 1872) Tf VG 2, 7, 39
Lepthyphantes istrianus Kulczyriski, 1914 Tf grotte (VG 21*)
L. pallidus (O.Pickard Cambridge, 1871) Tb Grotte
Porrhomma convexum Westring, 1851 Tf grotte
P. microps (Roewer, 1931) Tf VG 17*
Troglohyphantes excavatus Fage, 1919 Tf VG 414, 4139
Nesticus eremita Simon, 1879 Meta Tf grotte
bourneti Simon, 1922 M. menardi Tf VG 5184
(Latreille, 1804) Metellina meriana Tf grotte
e (Scopoli, 1763) Tegenaria silvestri Tf grotte
s L.Koch, 1872 Tf Grotte
Acari
Ixodes vespertilionis C.L.Koch, 1844 Tf su chirotteri
Parasitus niveus (Wankel, 1861) Tf  VG 33, 224, 242
Dlplopoda
Trachysphaera noduligera (Verhoeff, 1906) Tf VG 2
Strasseria mirabilis Verhoeff, 1929 Tb E VG 257, 3875
Polydesmus (Potydesmus) falcifer Latzel, 1884 Tf VG 226, 241
P. (Brachydesmus) subterraneus Heller, 1857 Tf grotte
Chersoiulus sphinx Strasser, 1940 Tf e VG 2, 49, 850
Chilopoda
Eupolybothrus grossipes (C.L.Koch, 1847) Tf VG 7
E. tridentinus (Fanzago, 1874) Tf VG 17
Lithobius erythrocephalus illyricus Latzel, 1880 Tf VG 2, 420
Collembola
Onychiurus armatus (Tullberg, 1869) Tf VG 33
O. flmentarius Lubbock, 1873 Tf VG 7
Dlplura    
Campodea (Paurocampa) suensoni Tuxen, 1930 Tf VG 2, 4653
C. (P.) pretneri Condé, 1974 Tf VG 6,7, 226*
Plusiocampa (Plusiocampa) exsulans Condé, 1947 Tf VG 7,2686
P. (Stygiocampa) dalmatica Condé, 1959 Tb VG 49, 91
P. (S.) nivea (Joseph, 1882) Tb VG 39, 290
Metajapyx peanoi Pagés, 1980 Tb E  VG 256, 4760*
Orthoptera
Troglophilus neglectus Krauss, 1878 Tf   Grotte
Diptera    
Triphleba aptina (Schiner, 1853) Tf VG 842
Coleoptera Carabidae
Anophthalmus mayeri G.Miiller, 1909 Tb E VG 90*
A. schmidti trebicianus G.Miiller, 1914 Tb E VG 17*
Antisphodrus cavicola Schaum, 1860 Tf grotte
Orotrechus muellerianus muellerianus(Schatzmayr, 1907) Tb E grotte (VG 10*)
O. m. primigeni™ (G.Mtlller, 1919) Tb E VG 242
Typhlotrechus bilimeki tergestinus (G.Miiller, 1905) Tb E VG 39*, 163, 765
T. b. istrus G.Miiller, 1926 Tb e VG 294
Coleoptera Catopidae
Bathyscia montana montana Schiodte, 1848 Tf VG7
Bathysciotes khevenhuelleri tergestinus G.Muller, 1922 Tb E grotte (VG 7*)
Leptodirus hohenwarti reticulatus G.Muller, 1905 Tb e VG 42, 90*
Sphaerobathyscìa hoffinanni (Motschoulsky, 1856)   Tf   VG 257, 261, 1096
Coleoptera Staphilinidae  
Atheta spelaea (Erichson, 1840) Tf   VG 2, 7, 17, 257
Quedius mesomelinus (Marsham, 1802) Tf    VG2
Coleoptera Pselaphidae  
Bryaxis argus (Kraatz, 1863) Tf   grotte
Gasparobythus tergestinus Poggi, 1992 Tb E VG 561, 1096*
Machaerites ravasinii (G.Muller, 1922) Tb e VG 39, 257, 3875, 4315
Coleoptera Curculionidae      
Absoloniella(?) reitteri (G.Muller, 1912) Tb E VG 205*, 1096
Troglorhynchus anophthalmoides istriensis Solari, 1955 Tb e Grotte
Gastropoda
Belgrandiella pupula (Westerlund, 1886) Sf sorgenti
Hadziella cfr. ephippiostoma Kuscer, 1932 Sb Timavo
Hauffenia (Hauffenia) tellina (Pollonera, 1898) Sb sorgenti
H. (Neohoratia) subpiscinalis (Kuscer, 1932) Sb sorgenti
Iglica(?) forumjuliana (Pollonera, 1886) Sb Fonte Oppia, Bagnoli
Istriana mirnae Velkovrh, 1971 Sb e Bagnoli E VG 17,
Plagigeyeria(?) sp Sb Timavo
Zospeum spelaeum (RossmSssler, 1839) Tb grotte
Amphibia
Proteus anguinus Laurenti, 176 Sb   grotte Gradisca-Timavo
Mammalia
Rhinolophus blasii Peters, 1867 Tf VG 2686
R. euryale Blasius, 1853 Tf VG 2686
R. ferrumequinum (Schreber, 1774) Tf grotte
R. hipposideros (Bechstein, 1800) Tf VG 2686
Pipistrellus nathusii (Keyserling et Blasius, 1839) Tf VG257
Plecotus austriacus (Fischer, 1829) Tf VG 4204

ELENCO DELLE STAZIONI CITATE NELLA CHECK LIST

Grotte

Oltre al numero di catasto che compare nell’elenco precedente, sono riportati i seguenti dati: nome, comune, sigla della provincia, quota dell’ingresso, profondità e lunghezza dei vani ipogei, eventuali specie di cui la cavità è località tipica.
VG 2, Grotta Gigante, com. Sgonico (TS), q.i. 275, p. 119, 1. 487;
VG 6, Grotta di Gabrovizza (Grotta Èrcole), com. Sgonico (TS), q.i. 230, p. 97, 1. 245;
VG 7, Grotta dell’Orso, com. Sgonico (TS), q.i. 224, p. 20, 1. 175 [loc. tip. Androniscus (Roseoniscus) stygius (Némec,  1897) (Isopoda), Bathysciotes khevenhuelleri tergestinus G. Miiller,1922 (Coleoptera Catopidae)];
VG 10, Grotta Clementina, com. Trieste, q.i. 312, p.  14, 1. 95 [loc. tip. Orotrechus muellerianus muellerianus (Schatzmayr,  1907) (Coleoptera Carabidae)];
VG 17, Grotta di Trebiciano (Labodnica, Lindnerhohle), com. Trieste, q.i. 341, p. 350, 1. 920 [loc. tip. Niphargus tintavi S. Karaman,  1954 (Amphipoda), Porrhomma mìcrops (Roewer, 1931) (Araneae), Anophthalmus schmidti trebicianus G. Miiller, 1914 (Coleoptera Carabidae)];
VG 21, Grotta delle Druse, com. Sgonico (TS), q.i. 274, p. 34, 1. 92 (oggi ostruita all’ingresso; comunica con la Grotta C. Doria, VG 3875) [loc. tip. Lepthyphantes istrianus Kulczyriski, 1914 (Araneae)];
VG 32, Grotta dei Colombi di Basovizza (Gabria jama), com. Trieste, q.i. 365, p. 65, 1. 110 (ostruita) [loc. tip. Peltonychia gabria Roewer, 1935 (Opiliones)];
VG 33, Pozzo dei Colombi, com. Trieste, q.i. 374, p. 72, 1. 115 (ostruito);
VG 39, Grotta delle Torri di Slivia, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 115, p. 101, 1. 425 [loc. tip. Typhlotrechus bilimeki tergestinus G. Miiller, 1905 (Coleoptera Carabidae)];
VG 42, Grotta Mattioli, com. Trieste, q.i. 432, p. 42, 1. 68;
VG 49, Grotta Bac, com. Trieste, q.i. 400, p. 16, 1. 130;
VG 90, Grotta Noè (Jama v Rubijah), com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 196, p. 123, 1. 535 [loc. tip. Anophthalmus mayeri G. Miiller, 1909 (Coleoptera Carabidae), Leptodirus hohertwarti reticulatus G. Mttller,  1905 (Coleoptera Catopidae)];
VG 91, Grotta Pocala, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 135, p. 33, 1. 137;
VG 105, Antro di Bagnoli, com. San Dorligo della Valle (TS), q.i. 64, p. 46, 1. 150 [loc. tip. Niphargus sfochi G.S. Karaman, in litt. (Amphipoda)];
VG 160, Abisso del Monte San Primo, com. Trieste, q.i. 255, p. 105, 1. 120;
VG 163, Grotta del Diavolo (Jablenca jama), com. Sgonico (TS), q.i. 260, p. 115, 1.246;
VG 205, Grotta presso Fernetti, com. Trieste, q.i. 310, p. 20, 1. 80 (oggi inaccessibile,in quanto ostruita all’ingresso) [loc. tip. Absoloniella(?) reìtterì (G. Mtiller,  1912) (Coleoptera Curculionidae)];
VG 224, Grotta dei Pipistrelli, com. Monfalcone (GO), q.i. 53, p. 17, 1. 44;
VG 226, Pozzo presso S.Giovanni di Duino, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 50, p. 53, 1. 22 [loc. tip. Cypria cavernae Wagenleitner, 1990 (Ostracoda), Campodea (Pauro-campa) pretneri Condé,  1974 (Diplura)];
VG 241, Caverna presso Aurisina, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 174, p. 21, 1. 103;
VG 242, Grotta di Ternovizza, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 275, p. 95, 1. 442;
VG 256, Grotta delle Radici, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 213, p. 2, 1. 43;
VG 257, Grotta Azzurra di Samatorza, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 243, p. 44, 1. 235;
VG 261, Caverna presso il viadotto ferroviario di Aurisina, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 136, p. 5, 1. 12;
VG 290, Sercetova jama, com. Trieste, q.i. 310, p. 35, 1. 95;
VG 294, Voragine di San Lorenzo (Oslinka jama), com. San Dorligo della Valle (TS), q.i.397, p. 72, 1. 63;
VG 360, Pozzo presso Jamiano, VG 360, com. Doberdò del Lago (GO), q.i. 15, p. 9,1. 5   [loc. tip. Metacyclops gasparoi Stoch, 1985 (Cyclopoida), Proasellus intermedius meridionalis Stoch, 1989 (Isopoda)];
VG 414, Grotta di Visogliano, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 110, p. 19, 1. 82;
VG 420, Grotta delle Gallerie, com. San Dorligo della Valle (TS), q.i. 340, p. 25, 1.242;
VG 561, Grotta presso Samatorza (Grotta Cosmini), com. Duino-Aurisina (TS), q.i.238, p. 29, 1. 124;
VG 765, Abisso di Bonetti, com. Doberdò del Lago (GO), q.i.182, p. 49, 1. 87;
VG 842, Grotta di Prosecco, com. Trieste, q.i. 252, p. 8, 1. 57;
VG 1065, Caverna dell’Infermeria, com. Doberdò del Lago (GO), q.i. 44, p. 10, 1. 77;
VG 1096, Grotta Moser, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 207, p. 2, 1. 26 [loc. tip. Gasparobythus tergestinus Poggi,  1992 (Coleoptera Pselaphidae)];
VG 2686, Grotta del Guano, com. San Dorligo della Valle (TS), q.i. 323, p. 9, 1. 110;
VG 2687, Antro delle Ninfe, com. San Dorligo della Valle (TS), q.i. 120, p. 12, 1. 65;
VG 2688, Grotta sulla sinistra del torrente Rosandra, com. San Dorligo della Valle (TS), q.i. 122, p. 2, 1. 28;
VG 2699, Grotta delle Perle, com. Monrupino (TS), q.i. 324, p. 109, 1. 317 [loc. tip. Eukoenenia gasparoi Condé,  1988 (Palpigradida)];
VG 2716, Grotta di Crogle, com. San Dorligo della Valle (TS), q.i. 370, p. 21. 1. 160;
VG 2743, Grotta Natale, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 187, p. 75, 1. 83;
VG 3477, Grotta dei Partigiani, com. Trieste, q.i. 373, p. 24, 1. 82;
VG 3875, Grotta C. Doria, com. Sgonico (TS), q.i. 275, p. 34, 1. Ili (comunica con la Grotta delle Druse, VG 21);
VG 3913, Grotta della Fornace, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 215, p. 61, 1. 450;
VG 3948, Grotta presso la Peschiera del Timavo, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 15, p. 14, 1. 4 [loc. tip. Hadzia fragìlìs sfochi G.S. Karaman, 1989 (Amphipoda)];
VG 4038, Caverna III del Monte Sedlen, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 220, p. 47, 1. 115;
VG 4112, Grotta presso Sagrado, com. Sagrado (GO), q.i. 25, p. 8, 1. 75;
VG 4139, Fessura del Vento, com. San Dorligo della Valle (TS), q.i. 295, p. 138, 1.2626;
VG 4204, Grotta del Dio Mithra, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 49, p. 7, 1. 22;
VG 4221, Grotta di Comarie, com. Doberdò del Lago (GO), q.i. 15, p. 9, 1. 12;
VG 4315, Grotta del Bufalo, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 160, p. 10, 1. 122;
VG 4429, Grotta A. Germoni, com. Trieste, q.i. 328, p. 112, 1. 236;
VG 4583, Grotta del Timavo, com. Duino-Aurisina (TS), q.i.  16, p. 59, 1. 55 (in collegamento subacqueo con il sistema delle Risorgive del Timavo);
VG 4653, Caverna ad E del Casello di Farneti, com. Trieste, q.i. 316, p. 6, 1. 14;
VG 4760, Grotta Regina del Carso, com. Savogna d’Isonzo (GO), q.i. 190, p. 57, 1. 320 [loc. tip. Metajapyx peanoi Pagés,  1980 (Diplura)];
VG 4911, Pozzo dei Frari, com. Gradisca d’ Isonzo (GO), q.i. 30, p. 14, 1. 5;
VG 4913, Grotta ad E della stazione ferroviaria, com. Monfalcone (GO), q.i. 19, p. 19, 1. 11;
VG 5184, Grotta delle Tibie, com. Trieste, q.i. 312, p. 61, 1. 45;
VG 5386, Pozzo di Vermegliano, com. Ronchi dei Legionari (GO), q.i. 15, p. 9, 1. 3;
VG 5720, Grotta C. Skilan, com. Trieste, q.i. 381, p. 346, 1. 5000;
VG 5842, Grotta nuova nel Villaggio del Pescatore, com. Duino-Aurisina (TS), q.i. 6, p. 9, 1. 5; —, Grotta sul Monte Spaccato, com. Trieste, q.i. 370: di questa cavità Verhoeff (1927, 1929) fornisce la posizione ed una brevissima descrizione; sulla base di tali dati non è identificabile con alcuna delle (poche) grotte che si aprono nella zona [loc. tip. Alpioniscus (Illyrionethes) strasseri (Verhoeff,  1927) (Isopoda)].

Sorgenti

Sono riportati – dopo il nome che compare nella lista – i seguenti dati: comune, sigla della provincia, quota di sbocco, breve descrizione, eventuali specie di cui la sorgente è località tipica.
Aurisina, com. Duino-Aurisina (TS), q. 0, gruppo di sorgenti che sgorgano lungo la costa, ben note in quanto captate ed utilizzate in passato per alimentare l’acquedotto di Trieste;
Bagnoli, com. San Dorligo della Valle (TS), q. 62-63, si tratta di due sorgenti, che alimentano lavatoi, sgorganti a sud dell’abitato di Bagnoli della Rosandra, presso la grotta VG 105;
Fonte Oppia, com. San Dorligo della Valle (TS), q. 92, importante sorgente carsica perenne che sbocca a fianco dell’alveo del torrente Rosandra, in sponda sinistra;
Monfalcone, com. Monfalcone (GO), q. 5, modesta sorgente in area urbanizzata (Via G. Galilei, 83) accessibile da un tombino in quanto intercettata dalla rete fognaria comunale;
Moschenizze, com. Doberdò del Lago (GO) e Duino-Aurisina (TS), q. 1, serie di scaturigini ubicate in sponda sinistra del canale Locavaz, presso l’autostrada Trieste-Venezia, fra lo svincolo di Monfalcone-Gorizia ed il ponte sul Locavaz [loc. tip. Haber monfalconensis (Hrabé, 1966) (Oligochaeta), Monolistra (Microlistra) schottlaenderi Stammer, 1930 (Isopoda)];
Pìetrarossa, com. Monfalcone (GO), q. 3, gruppo di piccole sorgenti situate presso la riva settentrionale del lago carsico omonimo;
Sardos, com. Duino-Aurisina (TS), q. 2 , gruppo di sorgenti, captate per alimentare l’acquedotto di Trieste, che vengono a giorno circa 500 metri a NW delle Bocche del Timavo [loc. tip. Haber monfalconensis (Hrabé, 1966) (Oligochaeta), Monolistra (Microlistra) schottlaenderi Stammer,  1930 (Isopoda)];
Sorgente presso la Fonte Oppia, com. San Dorligo della Valle (TS), q. 93, attiva solo in caso di forti precipitazioni, sgorga presso la riva sinistra del torrente Rosandra, una ventina di metri a monte della Fonte Oppia;
Timavo, com. Duino-Aurisina (TS), q. 2, si tratta delle risorgive del Timavo inferiore, rappresentate da tre bocche principali (e da una sorgente minore che sgorga dal detrito) collegate ad un reticolo di gallerie allagate (inserite nel catasto speleologico con il numero VG 3919) recentemente esplorato per uno sviluppo complessivo di quasi due chilometri; del complesso faceva parte anche una piccola grotta indagata da Stammer (1932), ora scomparsa [loc. tip. Sketodrilus flabellisetosus (Hrabé, 1966) e Trichodri-lus strandi Hrabé, 1936 (Oligochaeta), Nitocrella sfochi Pesce et Galassi, 1986 (Har-pacticoida), Niphargus timavi S. Karaman,  1954 (Amphipoda)].

Ringraziamenti

Desidero ringraziare i colleghi zoologi che hanno studiato i materiali raccolti nel corso delle ricerche biospeleologiche, le cui determinazioni – in più casi inedite – e segnalazioni faunistiche hanno contribuito in modo significativo ad arricchire l’elenco delle specie cavernicole della Venezia Giulia: R. Argano (Roma), M. Bodon (Genova), B. Condé (Nancy), D. Danielopol (Mondsee), S. Dolce (Trieste), E.H. Eason (Moreton-in-Marsh), H. Enghoff (Kjabenhavn), G. e M. Etonti (Venezia), G. Gardini (Genova), G.S. Karaman (Podgorica), V. Mahnert (Genève), A. Minelli (Padova), G. Osella (L’Aqui­la), R. Pace (Monteforte d’Alpone), M.G. Paoletti (Padova), J. Pagés (Dijon), G.L. Pesce (L’Aquila), E. Pezzoli (Milano), R. Poggi (Genova), B. Sambugar (Verona), H.K. Schminke (Oldenburg), C. Strasser(t) (Trieste), K. Thaler (Innsbruck), A. Vigna Ta-glianti (Roma), A. Zanetti (Verona). Devo un ringraziamento particolare all’amico F. Stoch, assieme al quale ho svolto le indagini sulla stigofauna giuliana nel corso degli anni ’80, per avermi fornito gli elenchi del materiale raccolto nelle sue più recenti ricerche e per aver verificato l’elenco delle specie acquatiche. Ringrazio infine B. Sket e K. Thaler che hanno revisionato, rispettivamente, i riassunti in lingua slovena e tedesca.

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