1985 – La Grotta di Koumelou

 

LA GROTTA DI KOUMELOU (RODI)

Grotta di Koumeluo: la caverna iniziale. (autofoto F. Gasparo)

Pubblicato sul n. 13 di Progressione – Anno 1985
1983: Creta; 1984: Rodi. Anche questa vol­ta si tratta di una breve vacanza, programmata però con molti mesi di anticipo.
La scarsità di grotte citate in bibliografia mi indusse a scrivere alla Presidentessa della So­cietà Speleologica Ellenica, signora A. Petro-chilou, che nella sua cortese lettera di risposta ricordava le bellezze dell’isola ma confermava l’assenza di cavità di rilievo, con l’unica eccezio­ne della Grotta di Koumelou, in comune di Arhangelos, a circa 30 chilometri dalla città di Rodi.
Raggiungere la grotta è cosa piuttosto faci­le, ma non così trovarla. Ad Arhangelos ho incontrato parecchie persone che dicevano di conoscerla: alcune parlavano l’italiano (in mo­do generalmente approssimativo) e davano de­scrizioni molto pittoresche del percorso che avrei dovuto seguire per giungere alla meta. Dopo un paio di tentativi, per strade pessime (ma l’auto presa a noleggio sembrava esservi abituata), la soluzione giunse nella persona di uno degli uomini con cui avevo parlato in paese che evidentemente aveva previsto le difficoltà della ricerca e mi aveva seguito a cavallo di una vecchia vespa. Da allora tutto è stato semplice.
La grotta, recintata con rete metallica e chiusa da un cancello, inizia con un pozzo di 4 metri circa che si scende facilmente utilizzando una vecchia scala di legno. Seguono alcune caverne, ben concrezionate, con evidenti trac­ce degli scavi condotti nel corso di una o più campagne di ricerca preistorica (da qui il moti­vo della recinzione dell’ingresso). Dalla caverna iniziale si dipartono due rami, in parte comuni­canti. Quello di sinistra, lungo una cinquantina di metri, conduce ad una bella ed ampia caver­na col fondo argilloso, mentre quello di destra -che inizia alla base del pozzetto – è costituito da una larga fessura, facilmente percorribile per alcune decine di metri, che poi sprofonda in un piccolo baratro, cui segue uno scivolo di argilla. Al fondo del baratro ho ritenuto prudente fer­marmi, considerato anche l’equipaggiamento molto leggero di cui ero fornito (berretto di lana, fotofora frontale elettrica, camicia, jeans e pedule), per cui non so dire cosa vi sia ancora da vedere.

La grotta è piuttosto calda ed alterna tratti secchi a zone umide, dove vi è un po’ di stillici­dio. In alcuni vani sono presenti grossi accumuli di frana e le concrezioni sono per lo più inattive, o per lo meno asciutte al momento delle mie due visite del 29 settembre e 1 ottobre (l’ultima pioggia sull’isola era caduta alla fine dell’inver­no: sette mesi prima!).
Ricerche faunistiche sono state condotte nelle zone umide interne; il materiale raccolto è dato da Ragni, Isopodi terrestri, Diplopodi (3 specie), Collemboli e Dipluri.
A chi si trovasse in zona e volesse dare un’occhiata alla grotta consiglio di farsi accom­pagnare da una persona del posto. Provo co­munque a descrivere l’itinerario. Appena entra­ti ad Arhangelos (venendo da Nord) prendere a sinistra la strada che porta alla bella spiaggia di Stegena. Dopo circa 150 metri prendere una stradina a destra (in salita) che conduce alla parte alta del paese; poco dopo la fine della salita girare a sinistra seguendo quella che, ad occhio, sembra essere la via principale, fino ad uscire dall’abitato.
Si procede quindi per un paio di chilometri per una strada bianca piutto­sto dissestata, con un paio di bivi (prendere sempre la strada a sinistra), fino ad aggirare il fianco di una collina. Di qui la strada prosegue in discesa verso il mare, dapprima verso Nord e, dopo una curva, verso Sud. Si lascia la mac­china in un tratto quasi pianeggiante, con un uliveto sulla sinistra. Bisogna quindi costeggia­re l’uliveto e salire a piedi l’arido colle che sepa­ra quel tratto di strada dalla costa, seguendo sentierini tracciati dalle capre fra rocce incarsite e piante spinose (per fortuna basse!), fino a raggiungere una specie di sella fra un cocuzzolo ed il colle principale (sulla cui cima si vede un pilastrino bianco: punto trigonometrico?).
Si scende direttamente verso il mare lungo una valletta poco pronunciata: dove questa si re­stringe, con un aumento di pendenza, si vede sulla destra la recinzione metallica del pozzo iniziale. Il percorso da fare in macchina è di circa 4 chilometri (da Arhangelos), quello a piedi di un quarto d’ora.
                                                                              Fulvio Gasparo[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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